Ala, gli “impresentabili” del Pd

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Grande sgomento per la candidatura, nella lista Ala, quella del leader del partito liberalpopolare Denis Verdini alleato con il Pd, dei due parenti del Boss Vincenzo Calone.

Diverse e pesanti accuse sono state fatte per queste candidature sospette. Vincenzo Calone, pluripregiudicato ha un curriculum criminale molto vasto: appartenente al clan Baratto, fu condannato per traffico internazionale di droga, accusato inoltre per associazione mafiosa, armi, corruzione, omicidio, frode. Direttamente dal Rione Traiano, candidato in Comune, suo figlio Vitale Calone, recentemente denunciato per furto. Invece, alla Nona Municipalità Pianura-Soccavo, il candidato di Ala è il nipote ventenne del boss, nonché suo omonimo, Vincenzo Calone.

In sostegno di Valeria Valente – candidata Sindaco per le prossime elezioni amministrative per il Pd – il leader del partito Ala, il senatore Denis Verdini, il 20 Maggio scorso in una conferenza alla Stazione Marittima di Napoli ha dichiarato che “Ala e Pd sono alleati da inizio legislatura”. Molteplici anche gli interrogativi da parte dei presenti alla conferenza per la questione degli “impresentabili” Calone, candidati alle amministrative. << Le persone rispondono per quello che hanno fatto loro, non per quello che hanno fatto gli altri >>, dice Verdini.

Interviene anche Valeria Valente sulla vicenda sollevata da Repubblica dell’iniziativa elettorale dei parenti del boss Calone: << Se continuo a non provare imbarazzo? No, perché non vedo cosa sia cambiato in sostanza. Verificheremo fino in fondo la storia sollevata da Repubblica. Ma mi pare che parliamo di candidati incensurati, quindi si tratterà di stabilire quali relazioni ci siano col loro mondo di provenienza. E vedremo se ci sono profili eventuali di inopportunità . Noi siamo inflessibili sul tema della legalità >>.

Non manca la risposta alle numerosissime accuse del figlio del boss Vitale Calone, candidato al Comune: << Io sono candidato, è vero, mi occupo di sociale: io salvo bambini e il mio sogno è occuparmi dei figli dei carcerati. Porto sulla pelle i segni del passato. Le sofferenze che ha subito mio padre, che ha sbagliato e ha pagato. E anche io: ecco perché nel mio programma c’è la volontà di costruire una casetta fuori al carcere di Poggioreale, per non lasciare ore in attesa questi poveri ragazzi che non hanno colpe >>.

Anche nel Rione, scatta l’equivoco per la candidatura dell’omonimo del boss Vincenzo Calone, candidato alla municipalità: << Magari mio padre avesse potuto candidarsi, magari. – replica Vitalein Sala conferenze – Ma ho voluto coinvolgere mio cugino a venti anni, ma scusate a Napoli ci saranno migliaia di camorristi, con tutte le loro famiglie: ma allora dobbiamo scomparire tutti? >>.

Quello dei Calone non è il solo caso che ha destato polemiche. Repubblica mette a nudo anche un altro candidato per il Comune: si tratta di Giuseppe Riganato. Storia da molti etichettata “bizzarra”, in quanto il candidato Riganato fa stampare e posta sul suo profilo Facebook un manifesto con due foto: il candidato in primo piano e alle spalle l’ormai defunto consigliere Giovanni Di Vincenzo (che si sarebbe dovuto candidare per il Comune in lista Ala) nonché parente stretto di Giuseppe Parisi, detto “O’ Nasone”, capopiazza del clan Amato-Pagano al rione Berlingieri  che nel 2011 fu assassinato da un commando della Vinella Grassi.

Simona Pietropaolo

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Simona Pietropaolo è nata a Napoli il 3 novembre del 1993 e vive a Marano di Napoli. Studia alla facoltà di Lettere moderne dell' Universita Federico II per poter intraprendere una carriera nell'ambito del giornalismo e delle comunicazioni. Le sue passioni sono la scrittura creativa e la lettura principalmente di opere letterarie classiche e contemporanee.

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