Omicidio Ciro Esposito, De Santis condannato a 26 anni

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La III sezione della Corte d’Assise di Roma ha condannato Daniele De Santis a 26 anni di reclusione per l’omicidio volontario di Ciro Esposito. Il giovane era stato ferito da un colpo di pistola durante gli scontri tra tifosi della Roma e del Napoli avvenuti nel quartiere capitolino di Tor Di Quinto nel maggio 2014, poco prima della finale di Coppa Italia di calcio tra Napoli e Fiorentina, morendo poi in ospedale 53 giorni dopo.

La condanna non corrisponde alle richieste dei pubblici ministeri Albamonte e Di Maio, che avevano ritenuto l’ultrà giallorosso, noto anche come “Gastone”, passibile dell’ergastolo; hanno ottenuto comunque la più alta pena detentiva possibile, in base al bilanciamento tra attenuanti e aggravanti del reato e del calcolo aritmetico degli anni di pena, previsto dal codice e operato dal collegio. La gravità della condanna, dunque, rimane ed è commisurata alle circostanze che le indagini, sulla base di prove di vario genere (testimonianze, ricostruzioni della Digos e altri rilievi), hanno rivelato.

La camera di consiglio è durata più di quattro ore, con la sentenza pronunciata alle 13.37 dopo un’attesa logorante per tutti: per i parenti di Ciro, e per quelli di De Santis, presenti in aula a pochi metri gli uni dagli altri. Invece “Gastone”, coricato su una barella per un’ingessatura ad una gamba, ha atteso apparentemente impassibile il verdetto. Non una parola, non una smorfia è trapelata dal volto dell’ultrà romanista al momento della lettura del dispositivo, mentre dalle file dei parenti di Ciro si udivano alcune grida: <<Deve marcire in carcere! Marcire!>>. Si trattava delle zie di Ciro, visibilmente provate, mentre solo parole distese sono provenute dalla madre del ragazzo di Scampia, Antonella Leardi. Repubblica riporta le dichiarazioni di questa mamma coraggio, che non ha saltato nemmeno un’udienza dall’inizio del processo e che con la sua compostezza, i suoi toni mai sopra le righe e le sue iniziative (l’Associazione “Ciro Vive” è ormai una realtà importante nel campo della promozione dei valori del rispetto e della convivenza civile) ha stupito tutti: <<una madre a cui uccidono un figlio non può mai essere abbastanza soddisfatta – ha affermato la signora Leardi dopo la lettura della sentenza – posso però dire che giustizia è stata fatta. (…) mi dà quel briciolo di soddisfazione il fatto che questa sentenza possa essere un monito e che altre mamme non soffrano più solo perché il figlio decide di andare a vedere una partita di pallone>>. Più duro, invece, il commento del padre di Ciro, Giovanni, il quale ritiene che la massima pena temporanea non sia sufficiente, proponendosi un appello per ottenere proprio l’ergastolo per De Santis. Una composta soddisfazione per l’esito del processo è stata infine dichiarata dall’avvocato della famiglia Esposito, Angelo Pisani.

L’appello sarà rinunciato dai PM, che hanno annunciato che non impugneranno la sentenza della Corte d’Assise poiché evidentemente ritengono la condanna comunque congrua col quadro probatorio presentato; il lavoro della Procura tuttavia non finisce qui, perché ci sono da ricostruire altre importanti circostanze della tragedia, tra cui la complicità che alcuni soggetti, non ancora identificati, avrebbero offerto a De Santis, oltre al ruolo avuto anche da alcuni tifosi partenopei nel partecipare alle violenze. In questo senso si spiegano le prime due condanne a otto mesi (con pena sospesa) nei confronti di ultras napoletani, Gennaro Fioretti e Antonio Esposito, entrambi riconosciuti responsabili di lesioni in quelle stesse, tragiche circostanze.

Chi invece ricorrerà contro la sentenza di ieri è l’avvocato di “Gastone”, Tommaso Politi, convinto della bontà della tesi difensiva che vorrebbe De Santis persino assolto per non aver commesso il fatto, in quanto protagonista solo di legittima difesa nei confronti delle aggressioni dei tifosi del Napoli: questi, secondo la difesa, avrebbero mirato ad ucciderlo.

Da notare, infine, che la Corte ha disposto anche dei risarcimenti a carico del condannato, tra cui uno nei confronti della Famiglia Esposito (una parte del quale immediatamente esecutivo in quanto disposto con provvisionale) e uno in favore del Comune di Napoli. Dovrà inoltre corrispondere il pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, rimanendo anche perpetuamente interdetto dai pubblici uffici, oltre che legalmente per tutta la durata della sua lunghissima, anche se non a vita, condanna.

Ludovico Maremonti

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