Quando a Monaco vinceva l’Italia…

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Nella storia della Formula Uno quello del Gran Premio di Monaco, tra le stradine del principato su cui regna da secoli la famiglia Grimaldi, s’è fatto sempre riconoscere come un momento di grande automobilismo, in cui campioni e non mettono alla prova il talento, i riflessi e l’istinto necessari di cui hai inevitabilmente bisogno se sfiori i muretti di una cittadina a più di duecento chilometri all’ora. Da ormai mezzo secolo nel calendario ufficiale del campionato di F1, il tortuoso e impervio circuito monegasco non fa davvero sconti a nessuno. Nella landa del gioco d’azzardo, dove una bottiglia d’acqua è pagata profumatamente con un bigliettone da cento euro, non è sempre il talento a fare la differenza. Certo, l’albo d’oro dice che qui Ayrton Senna e Michael Schumacher ci hanno vinto ben 11 volte in due (6 volte il brasiliano e 5 il tedesco), tuttavia occhio alle variabili del caso.

Variabili che, alcune volte, hanno deciso di piombare tutte insieme a rovinare i piani dei piloti in corsa, come durante la prima edizione per la F1 datata 1950. Insomma, non poteva esserci inizio migliore che quello che ha sul copione un’onda anomala che si abbatte sulla curva del Tabaccaio e fa fuori in un colpo una dozzina di piloti. Quel gran premio lo guida fin dall’inizio Juan Manuel Fangio, che incredibilmente riesce ad evitare la mareggiata e riparte. Vince e diventa così il primo chip leader ufficiale del manche.

Col passare degli anni è toccato un po’ a tutti e chiunque sia passato primo su quel traguardo un po’ più di gloria che negli altri casi se l’è sicuramente sentita addo1950_monaco_gp_-_juan_manuel_f-54f73e7c358e4sso. Un po’ di gloria anche per il belpaese, che le prime quattro edizioni le ha vinte sia con Alfa Romeo che con Maserati e Ferrari per poi ritornare a vincere solo negli anni ’70. Scalzati dal predominio di team britannici come Cooper, Lotus, Williams e McLaren, il rosso Ferrari si riprende Monaco con Lauda prima e con Scheckter dopo. E ovviamente con Gilles Villeneuve che nell’81 centra la sua quinta vittoria in carriera, partendo secondo dietro Nelson Piquet e approfittando del traffico, dei contatti e delle rotture che chi prima di lui si trova costretto ad affrontare.

La folle scalata di Riccardo Patrese…

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Nell’82, prima dell’Italia di Bearzot, c’era la Monaco di Riccardo Patrese.

Folle poi ancor di più ciò che di lì a un anno sta per accadere sullo stesso tracciato, quando, cioè, l’italiano Riccardo Patrese vinse a bordo della Brabham l’edizione ’82, insieme a Didier Pironi su Ferrari e ad Andrea De Cesaris su Alfa Romeo. Un vero ricovero di bandiere italiane e un importantissimo secondo posto per la casa di Maranello che saluta così nel migliore dei modi la prematura scomparsa di Gilles Villeneuve (accaduta solo un gran premio prima, in Belgio). Quel giorno Riccardo Patrese, però, si toglie un grande sfizio. E vale la pena ripercorrere i suoi ultimi giri (che prendiamo in prestito da derapate.allaguida.it)

“Prost doppia Surer al giro 74 ma va in testacoda alla chicane e tocca le barriere. In testa dovrebbe andare Patrese, ma l’italiano un giro dopo si trova anch’egli in testacoda al Loews; quindi? Pironi primo? Affatto: la Ferrari si ferma nel tunnel all’ultimo giro, con la batteria scarica, fuori un altro. Chi vincerà la gara? De Cesaris?Nemmeno, perché resta senza benzina. E Daly, quarto? Niente da fare, ha un giro di ritardo e sbatte alla Rascasse all’ultimo passaggio. Nel frattempo Riccardo Patrese riesce a ripartire, tra aiuto dei commissari e della fisica, con la discesa tra Loews e Mirabeau basso che lo aiuta non poco. Taglierà il traguardo, unico a pieni giri.

…e l’inaspettata gloria di Olivier Panis

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Nelle interviste del dopo gara Panis si dichiarò euforico per la vittoria ottenuta a Monaco, spiegando ai giornalisti di dovere il suo successo sia a una strategia di gara vincente che ad alcuni azzardi nei sorpassi.

Di genocidi Monaco ne ha fatti, e anche parecchi (non solo nell’82 o nel ’50). Esattamente vent’anni fa vinceva un altro volto assai poco noto, a bordo di altrettanto fior fior di vettura. Si tratta di Olivier Panis, che sulla sua Ligier è il primo dei soli sette che sopravvivono per l’intero gran premio.Al via Michael Schumacher, che stava diventando l’attrazione del momento, scattò decisamente male e fu costretto al ritiro. Dopo di lui anche padre Verstappen (che non è un sacerdote, ma semplicemente Jos), seguito da Hill e dal resto della combriccola. A podio andranno Panis, Coulthard ed Herbert.

Jarno Trulli: l’ultimo degli italiani

F1. GP MONACO, LA GIOIA DI BRIATORE - Team boss Flavio Briatore lifts Jarno Trulli after he drove his car to victory in the Monaco Grand Prix in Monte Carlo May 23, 2004. Trulli won the race with his Renault ahead of Britain's Jenson Button and Brazilian's Rubens Barrichello. ANSA /OLIVER MULTHAUP DEF
Da sx a dx: Alberto II di Monaco, Jarno Trulli e Flavio Briatore. Per un giorno è un italiano a regnare sul principato.

Un ultimo flash va al 2004, anno in cui è lo stesso Panis che falsa la partenza del Gp e costringe i piloti al via a un nuovo giro di formazione. Sotto al casco delle prime posizioni albergano i soliti noti AlonsoSchumacher, Button, Raikkonen e (più indietro) Panis, che la sua dimensione l’ha trovata e non è certamente quella di un podio ogni gara. Un po’ meno beccato dalle telecamere per pura abitudine è l’abruzzese che parte in prima posizione. Jarno Trulli scatta dalla pole position, mantiene il suo vantaggio sugli altri finché una safety car non mette a soqquadro la griglia. In prima posizione passa Michael Schumacher, seguito da Montoya; ma i due si beccano all’uscita del tunnel con un tamponamento e la gara ritorna nelle mani dell’italiano. Che va a vincere e riporta il tricolore sul gradino più alto del podio. Oggi Jarno resta l’ultimo italiano ad aver vinto a Monaco, ma non in F1: questo primato è di Giancarlo Fisichella (Malesia 2006).

Nicola Puca

(In memoria di Lorenzo Bandini, spentosi nel maggio del 1967 in seguito a un incendio sulla sua Ferrari provocato dallo scontro con una bitta di ormeggio delle navi. Senz’altro il primo deficit fu la stanchezza dello stesso Bandini, la cui auto fu trovata in quinta anziché in terza marcia; in secondo luogo, invece, le accuse all’ autodromo di manutenere in scarse condizioni di sicurezza il tracciato).

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