Carceri in vendita, compreso quello di Napoli

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L’articolo 27 della Costituzione afferma che “le pene (…) devono tendere alla rieducazione del condannato“. Uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento penale è però troppe volte disatteso dalla precaria condizione delle carceri italiane: vecchie, sovraffollate, insicure, inadeguate quindi a svolgere la funzione di reinserimento in società del detenuto, pur costituzionalmente prevista.

Si tratta di una condizione che si trascina ormai da decenni e che ha anche rischiato di costare all’Italia importanti sanzioni da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Un progetto del Governo e in particolare del Ministro della Giustizia Andrea Orlando promette di voltare pagina a breve: l’iniziativa, svelata oggi da Repubblica, coinvolgerebbe almeno 12 carceri italiani, tra cui 3 dei maggiori, ovvero il San Vittore di Milano, il Regina Coeli di Roma, e il carcere di Poggioreale di Napoli, prevedendone l’alienazione ed una nuova destinazione da stabilirsi. Il vantaggio per i detenuti e il miglioramento delle loro condizioni consisterebbe nel trasferimento in strutture completamente nuove, delocalizzate in aree più periferiche e del tutto moderne, realizzate reinvestendo i proventi derivati dalla vendita delle vecchie carceri.

L’operazione si presenta apparentemente complessa e ambiziosa, considerando anche i numeri delle storiche strutture da abbandonare: San Vittore attualmente ospita 750 detenuti, Regina Coeli 624 e Poggioreale ben 1.640. Tuttavia gli ostacoli finanziari e amministrativi non sarebbero insuperabili, grazie alla collaborazione della Cassa Depositi e Prestiti: questa infatti ha già esperienza in simili operazioni, avendo partecipato alla riconversione della ex caserma La Marmora di Torino in residenze e spazi collettivi. Ai cittadini del capoluogo piemontese è stata restituita un’area di ben 20mila metri quadri.

In discussione ora sono i modi e i tempi della procedura. Innanzitutto, ci sono da attendere gli esiti delle amministrative, per capire quali nuovi sindaci saranno gli interlocutori del Ministero; in secondo luogo, va approfondito il discorso sull’aggiudicazione e la nuova destinazione delle vecchie strutture; in terzo luogo, diventa centrale il punto sulle nuove carceri che accoglieranno i detenuti.

In quest’ultimo senso, il Ministro Orlando è stato chiaro: <<Nuove strutture ci devono consentire di superare l’attuale modello italiano, sui generis a livello europeo, perché segnato dalla dicotomia del dentro- fuori. Il detenuto o sta dentro oppure non ci sta. Non esiste, come in Germania o in Spagna una zona grigia, un carcere cosiddetto “di transizione”, in cui dentro si comincia a scontare una pena dura, ma poi si passa a una pena attenuata, anche lavorando>>. Pene alternative e diminuzione della popolazione carceraria (per la verità già calata di recente): questi sono gli obiettivi per i prossimi anni, allo scopo di evitare una recidiva che per la maggior parte dei detenuti è quasi certa, costretti come sono stati finora ad ammassarsi in celle anguste, vecchie di almeno un secolo nel migliore dei casi (il carcere di Poggioreale è stato edificato nel 1914) e senza alcuna possibilità di svolgere attività culturali, lavorative o sportive, aspettando su una branda il fine pena.

Le reazioni all’iniziativa non si sono fatte attendere: a Milano la proposta del Ministro Orlando rischia di diventare un tema preponderante della campagna elettorale per le comunali, con Parisi, candidato del centrodestra, che sposa l’idea senza esitazioni, mentre Sala, in corsa per il centrosinistra, avverte che <<la vendita senza vincoli mi fa paura>>. A Napoli, invece, il sindaco De Magistris sembra più morbido nei confronti del progetto del Governo: <<Credo che un paese democratico si misura dalla capacità di dare diritti a chi diritti non ha e anche a chi ha violato il diritto>>, dichiara il primo cittadino partenopeo al Mattino, aggiungendo, per quanto riguarda l’ipotesi di riutilizzo del carcere di Poggioreale, che <<siamo stati sempre dell’idea che quelli che erano i luoghi della detenzione devono diventare quelli della liberazione>>.

Ludovico Maremonti

 

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