Il Mondo in Questione: Obama visita Hiroshima, offensive anti-ISIS in Siria e Iraq…

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il mondo in questione

Carissimi lettori, Libero Pensiero vi dà il ben ritrovati all’appuntamento settimanale con Il Mondo in Questione, l’unica rubrica che rende possibile il giro del globo in cinque notizie. Si comincia!

LA STORICA VISITA DI OBAMA A HIROSHIMA

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Venerdì 27 maggio verrà ricordato come il giorno della prima visita di un presidente statunitense a Hiroshima, 70 anni dopo la celebre strage nucleare. Barack Obama si è recato nei luoghi della memoria della martoriata città, per mandare al mondo un grande messaggio di pace, immortalato dall’abbraccio con Mori Shigeaki, uno dei rari sopravvissuti alla tragedia. Un invito a non dimenticare, quello del presidente americano, perché la storia «è fatta anche di tantissime cicatrici» e «purtroppo sono tante le persone sacrificate nel tempo». Ma soprattutto un invito a non commettere gli stessi errori del passato, utilizzando un modello comunicativo anche per risolvere i contrasti – «cambiare modo di pensare per bloccare conflitti e usare la diplomazia». Il Presidente USA ha anche ribadito, di fronte ai militari giapponesi, l’impegno del suo paese per un nuovo «mondo libero da armi nucleari», e il messaggio, almeno a parole, è stato accolto di buon grado anche dal primo ministro giapponese Shinzō Abe, che ha parlato di come la visita di Obama servirà da «enorme impulso alla progressiva abolizione degli arsenali nucleari» e che aprirà «un nuovo capitolo per la riconciliazione dei rapporti tra Giappone e Stati Uniti».

COSTA D’AVORIO: SOSPETTI ATTENTATORI ARRESTATI

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Le autorità ivoriane hanno arrestato un uomo sospettato di aver trasportato le armi per l’attentato al beach resort di Grand Bassam, a marzo, in cui hanno perso la vita 19 persone. A riportare la notizia è stata la televisione nazionale. Nel prosieguo della comunicazione è stato detto che si tratta dell’autista del mezzo che trasportava le armi. L’uomo è attualmente in stato di fermo presso una stazione di polizia, dove gli inquirenti lo stanno sottoponendo ad un serrato interrogatorio. Non sono stati forniti ulteriori dettagli. L’attentato è avvenuto il 13 marzo, quando diversi tiratori si erano introdotti in varie strutture alberghiere di Grand Bassam e avevano colpito i bagnanti. Il luogo dell’attentato è a 40 km dalla capitale commerciale Abidjan. L’attacco terroristico era stato rivendicato da Al-Qaeda. In seguito agli attacchi sono state arrestate 17 persone, anche se Kounta Dallah, che viene considerato la mente dell’attentato, resta irreperibile.

ISIS SOTTO ASSEDIO: OFFENSIVE IN IRAQ E SIRIA

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«È arrivata l’ora zero per la liberazione di Falluja» ha affermato Haider al-Abadi, primo ministro iracheno, dando inizio all’offensiva contro lo Stato Islamico. Falluja è sotto il controllo dell’ISIS dal 2014, così come la città siriana Raqqa, le cui operazioni di liberazione hanno avuto inizio quasi in contemporanea a quelle del centro iracheno; difatti, mentre al-Abadi presagiva la «grande vittoria» in Iraq, i miliziani dell’ISIS hanno dovuto confrontarsi anche con le Forze Democratiche Siriane (FDS), gli uomini dell’YPG e le donne dell’YPJ. Raqqa, roccaforte dello Stato Islamico e cuore pulsante della radicalizzazione jihadista, è ora coinvolta in uno scontro tra gli occupanti e le forze curdo-siriane, supportate da Stati Uniti e Russia. L’eventuale liberazione di Raqqa potrebbe ridisegnare gli equilibri della Siria: l’intervento curdo ha come obiettivo l’annessione della città alla federazione del Rojava, allo scopo di rafforzare l’autonomia e l’influenza curda nel nord della Siria. Un tale scenario preoccupa la Turchia, ben conscia dei legami che intercorrono tra l’YPG e il PKK – ambedue realtà ostracizzate dal governo di Erdoğan come terrorismo. Sia a Falluja, che a Raqqa, offensive e controffensive rendono quasi impossibile tutelare la vita dei cittadini rimasti intrappolati tra le spesse mura della guerra.

LA SPAGNA NEL MIRINO DI MADURO

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Il Presidente del Venezuela Maduro, in occasione di una giornata di incontri con gli studenti universitari a Caracas lo scorso giovedì, ha affermato che una parziale responsabilità della crisi venezuelana di questi giorni è da imputare anche ad alcune forze politiche spagnole: il leader del Partito Popolare spagnolo Rajoy sarebbe infatti d’accordo con il leader delle opposizioni venezuelane Ramos Allup allo scopo di destabilizzare il governo Maduro e attentare alla sovranità democratica del Venezuela. «Si tratta di propaganda di guerra – insiste il Presidente – si stanno preparando a sollecitare un intervento militare in Venezuela […] Vogliono dare la colpa al Venezuela del fallimento della classe politica spagnola». Il riferimento di Maduro corre probabilmente alle polemiche sollevate nella penisola iberica dai presunti finanziamenti occulti ricevuti da Podemos ed erogati anni fa dal Governo Chávez.

OBAMA REVOCA L’EMBARGO DI ARMI AL VIETNAM

mondoIl Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato la revoca dell’embargo sulla vendita delle armi al Vietnam dopo un periodo durato più di 40 anni, iniziato con la fine delle ostilità tra i due paesi durante il periodo della Guerra Fredda. Tuttavia, la vendita delle armi sarà comunque assoggettata a rigidi regolamenti. Patrick Cronin, esperto del Center for a New American Security, ha evidenziato che «Washington e Hanoi sono determinate nell’autodifesa contro l’aggressività e l’assertività cinesi». Infatti, il governo di Pechino è al centro di varie controversie territoriali e marittime con alcuni paesi circostanti, come appunto il Vietnam, il quale può rivelarsi un alleato vitale per gli equilibrio del quadro geopolitico asiatico. Immediata la reazione della Cina, che ha criticato duramente la strategia statunitense accusando gli USA di interferire con le dinamiche regionali.

Hanno collaborato: Rosa Ciglio, Galileo Frustaci, Ludovico Maremonti, Andrea Palumbo, Valerio Santori

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