Lo scorso 14 aprile l’Amministratore Delegato di Enel Francesco Starace è stato ospite dell’Università Luiss Guido Carli di Roma in occasione del ciclo di incontri “AD esempio“, un’opportunità per gli studenti dell’ateneo di prendere a modello diversi amministratori delegati italiani di successo, chiamati a raccontare la loro storia e il loro modo di lavorare.

Dopo aver parlato dell’opera di rinnovamento interno che la sua azienda sta da tempo perpetuando, da Starace definita “greenpowerizzazione” (da Enel Greenpower, la multinazionale Enel specializzata in energie rinnovabili), l’amministratore delegato ha risposto senza usare mezzi termini alla domanda di uno studente in cerca di delucidazioni su come pianificare un rinnovamento aziendale efficace:

«Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno dell’organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce… Perché alla gente non piace soffrire (ride,ndr). Quando capiscono che la strada è un’altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile.»

La risposta è stata accolta da uno spontaneo applauso degli studenti presenti, ed è stata poi ripresa da tutti i principali quotidiani nazionali.
In tv La Gabbia di Paragone gli ha dato particolare risalto lanciando l’hashtag #StaraceDimettiti, scatenando il popolo dei social. Sinistra Italiana ha inoltre depositato in Senato un’interrogazione in merito rivolta al Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, per denunciare il linguaggio e il metodo autoritario di Starace, ritenuto inappropriato soprattutto se si pensa che Enel è una partecipata statale.

Ciò che stupisce di questa rivolta social-politica è il carattere di eccezionalità conferito alla procedura, che – al contrario del registro utilizzato per discuterne – è da tempo la prassi.
Insomma, che in aziende di certe dimensioni il ricambio ai vertici possa concretizzarsi secondo procedure di tale brutalità è cosa nota e per certi versi scontata, considerando la mole degli interessi in gioco.

Come spiegato dall’amministratore delegato Starace nei giorni seguenti alla dichiarazione, la sua teoria era incentrata sul ricambio dei vertici, non certo dei lavoratori, come è stato inteso da gran parte del pubblico a casa dopo una distorsione più o meno interessata praticata dai media alle frasi in questione.
Certo può destare qualche perplessità il fatto che Enel, un’azienda che spesso associa il suo brand a iniziative di sharing economy, non prenda in considerazione di procedere anche ad un cambio strutturale anziché di personale, e che Starace decida di catechizzare degli studenti instradandoli verso procedure rituali. Ma è chiaro che questa “guida rapida per cambiare il personale” è ad oggi la norma, e l’amministrazione di Starace non rappresenta di certo un’eccezione.

Sarebbe bene interrogarsi maggiormente riguardo la superficialità con la quale l’amministratore delegato si è approcciato a un evento come quello organizzato dall’Università LUISS, che sebbene tenuto fra pochi intimi, prevedeva comunque una ripresa video e pubblicazioni in rete.
Da decenni la narrazione globale della Smart City si sforza di pubblicizzare le nuove soluzioni che propone come le naturali conseguenze del volere dell’umanità intera, per allontanare le critiche di chi nel paradigma non vede altro che una nuova forma ultra leggera e virtuale di capitalismo, capace di rimediare al suo declino attuale.
Una dichiarazione come quella di Starace, che mette a nudo invece l’entità verticale di questo cambiamento, dovrebbe essere dunque considerata un’eresia, e se il manager non aveva previsto una tale risonanza delle sue parole la mancanza risulta ancora più grave, una colpevole ignoranza della pervasività dei social media in ogni ambito delle pratiche quotidiane.

Non per questo però la dichiarazione di Starace deve essere considerata solamente un errore di distrazione, perché un confronto tra l’amministratore delegato di una delle più grandi aziende d’Europa e degli studenti la quale aspirazione principale è presumibilmente quella di essere suoi sottoposti, può rivelare la fisionomia del dipendente modello a parere di chi concorre a determinare le politiche economiche italiane.
E quando il datore di lavoro parla ai suoi futuri sottoposti, mette in chiaro le regole del gioco: spiega che il posto fisso e la scalata programmata sono retaggi del passato, che i quadri intermedi non godono più di alcuna autorevolezza, che in una manovra di rinnovamento interno conta solo la dirigenza, e i lavoratori possono anche non essere citati.
Gli studenti ridono, e applaudono, accettando implicitamente le clausole del contratto.

Valerio Santori
(Twitter: @santo_santori)

9 COMMENTI

  1. Valerio Santori, scrivi molto bene ed hai chiaramente espresso che ‘ c’è stata una distorsione più o meno interessata praticata dai media alle frasi in questione’. Bravo! Questo esprime la tua libertà di pensiero e capacità di giudizio, al di fuori del punto di vista ‘precotto’ da terzi.
    Ti dichiari fedele a Pasolini e ti credo. Ti farà piacere sapere che Starace ha unito sostenibilità ed innovazione, seguendo il concetto pasoliniano di ‘progresso’ (contrapposto allo sviluppo). Perchè starace non crede sia possibile crescere sul piano economico senza una parallela crescita culturale, sociale e ambientale. Starace è la persona che ha detto basta al carbone ed ai combustibili fossili, ha detto basta al lassismo di chi parla di banda larga ma se ne frega delle aree a ridotto valore di mercato (quelle periferie e quelle campagne amate da Pier Paolo). Starace è la persona che nel video dice che i collaboratori vanno difesi da paura e noia e che lui senza i collaboratori non è NESSUNO. Chiediti ora, da persona libera ed intelligente quale sei, perché c’è stata la distorsione che tu hai riscontrato! E chi ha interesse ad alimentarla! In un mondo in cui le battaglie di starace vengono osteggiate, in cui alcuni ‘capetti’ frenano le energie creatrici dei colleghi, il capo azienda cosa deve fare? Penso abbia l’obbligo morale, verso i colleghi che spingono il progresso (alla pasolini), di togliere il potere a coloro che imprigionano le energie che spingono al cambiamento. Energie diffuse e forti che vengono soprattutto ‘dal basso’, come Pasolini ai tempi sottolineava. Cosa c’è di male in questo? Vede il male solo chi non vuole quel progresso, i conservatori di… interessi e poteri. Cioè chi pensa che il carbone sia meglio, che la banda larga sia solo per i ricchi borghesi e che il Paese deve rimanere quello che è sempre stato…per non turbare lo status quo. La tua analisi è molto raffinata. Ti prego di completarla riflettendo su queste parole. In Italia abbiamo bisogno di persone libere, che pensano ed elaborano, come te, senza filtri e con il cervello, controcorrente e senza padroni che li pagano, come era Pasolini! Uno che per il progresso ha vissuto, ed è morto.

  2. Ernesto, la ringrazio sentitamente per i complimenti, mi hanno fatto un gran piacere.
    Scrivere ciò che si nota, senza filtri di alcun genere, è il minimo per noi redattori di un quotidiano indipendente e giovane come Libero Pensiero, e se qualcuno di noi sbaglia lo fa certamente senza secondi fini.
    Detto questo, ci sarebbe da fare un discorso lungo e articolato su cosa sia progresso e cosa sia sviluppo nel paradigma green che negli ultimi anni sta prendendo sempre più potere.
    Certamente si tratta di una visione calata dall’alto e non certo partita dal basso, come la sua componente di ideologia ecologica potrebbe suggerire.
    Che poi sviluppo e potere possano anche coincidere è forse possibile, anche se di certo non possiamo prevederlo ora. Pasolini sarebbe comunque inorridito all’idea.
    In questo momento diciamo che il desiderio di aprire un nuovo mercato mi sembra più presente di quello di guidare la collettività al progresso, ed è comprensibile per un’azienda come Eni.
    Di certo il cambiamento genera scontenti, ed è naturale che questi utilizzino i mezzi (di comunicazione) a loro disposizione per avversarlo. Fermo restando che i “conservatori” la battaglia contro le rinnovabili l’hanno già persa, e sono obbligati a rinnovarsi per non soccombere!

  3. c’è ancora la battaglia sul digital divide. enel vuol colmarlo per tutti: che vivano in zone “a fallimento di mercato” o meno. non tutti la pensano così. progresso è portare a tutti la banda larga. sviluppo, nell’accezione pasoliniana, è darla solo a chi a breve può pagarla, rinforzando ed acuendo i divari tra Sud e Nord, tra quelli che hanno accesso al digitale e… gli altri. ci pensi :). buona giornata

    ps i conservatori ed i difensori dei combustibili fossili non avranno perso la battaglia contro le rinnovabili, fino a che il 99% della mobilità sarà basata sul petrolio!

  4. Signor Valerio Santori, mi occupo di politica del personale e dissento con quello che ha scritto.
    I manager non vengono mai licenziati in maniera plateale, perché si rischierebbe di creare casi da “stress lavoro correlato” e quindi l’azienda verrebbe portata in giudizio per mobbing.
    Altre sì è possibile che invece accada per i funzionari medio alti, centrali e bassi che non si attengono a quello che richiede il management.
    Starace, che porta un nome di mussoliniana memoria e a cui auguro la stessa fine dell’Achille è il manager tipo dell’attuale società del nulla.

    Invece di prendere ispirazione da manager illuminati quali Olivetti o Branson, si ispirano a dittature militari che tanto male hanno fatto al nostro paese e all’Europa.

    Vorrei ricordare quanto segue: chi investe sul personale alla fine viene sempre ricompensato, se le persone sono soddisfatte lavorano con maggiore motivazione e sono più fedeli, ricambiando la fiducia che l’azienda ripone in loro.

    Quando si assume un manager è fondamentale scegliere un motivatore, perché così le persone che collaboreranno con lui saranno portate naturalmente a migliorare e a far crescere anche l’azienda. Al contrario scegliendo un manager poco incoraggiante si rischia che i collaboratori si sentano a disagio, siano meno produttivi e più in difficolta. Per questo proviamo sempre a cercare qualcuno che ami le persone e che veda i loro punti di forza, spronando chi si prende i rischi senza paura, non criticando gli errori.

    Per il resto legga il mio articolo che troverà su internet intitolato “Effetto Pigmalione”, non vado avanti perché è superfluo.

    Starace, un cognome una garanzia.

  5. Signor Marco, perchè non ascolta tutto il video di starace? Se lo ascoltasse sentirebbe che dice che i colleghi vanno difesi ogni giorno, da noia e paura. Che senza i colleghi lui non è nessuno! Sinceramente, sono le parole che direbbe olivetti…

    • ” la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione” (Starace, ndr)

      Personalmente se una persona prima dice “Paura” e poi “difendere da noia e paura” la terrei ben lontana da ruoli dirigenziale. Il perché è molto semplice capirlo.

  6. Marco, credo si stia facendo un po’ di confusione:
    Olivetti, Branson e Starace non sono figure sovrapponibili. I primi due sono imprenditori, l’ultimo un amministratore.
    L’imprenditore può permettersi di essere un piccolo rivoluzionario, l’amministratore è un gestore… E soprattutto l’Amministratore Delegato è appunto…Delegato. Deve rispondere a qualcuno di ciò che fa, ansia da risultato annessa.
    Comunque Starace non parlava di licenziamenti plateali, ma di manovre per ottenere consenso.

    • Il consenso non si ottiene con la paura, se si pensa che così si possa ottenere consenso allora buttiamo nella spazzatura Herzberg, Von Rhopa, e tutta la cultura aziendale del ‘900. Oltre al fatto che un A.D. deve essere una abile negoziatore per capire le esigenze, soprattutto del personale per farlo rendere al meglio.

      Se no possiamo utilizzare Robert Baratheon (che utilizzo spesso come esempio) che la pace si ottiene solo “con la paura e il sangue, non con l’onore”. Siamo allo stesso livello.

      Starace potrebbe essere un ottimo fisico nucleare, ma sicuramente non è un amministratore delegato.

      Lo dicono diversi studi in merito, un ingegnere ha scarse capacità di leadership e di motivazione al lavoro a differenza di chi ha fatto una facoltà umanistica.

      Tutto qui. Molto semplice da capire, se si conoscono le basi della Sociologia dell’Organizzazione e della Psicologia del Lavoro.

      Se poi chi scrive la pensa come Starace il quale fa ritornare la relazione con il personale al taylorismo allora è tutt’altra cosa.

      Vorrei ricordare che l’ISVOR (Istituto Per lo Sviluppo e la Valorizzazione Organizzativo della Fiat) negli anni ’70, parlava differentemente dai metodi terroristi descritti dallo Starace. Anzi faceva corsi di negoziazione, motivazione, e analisi del clima organizzativo dei propri manager. Cose che oggi possiamo solo immaginare. L’ISVOR era avanti 50anni, noi invece siamo tornati indietro ai primi anni del ‘900.

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