Una super prestazione del due volte MVP trascina gli Warriors alle Finals in back-to-back. Ad aspettarli, di nuovo Cleveland.

25 maggio, fine gara-4, spogliatoio degli Warriors. L’aria che si respira è pesante. Pesante come le (due) sconfitte che i Thunder hanno rifilato ai campioni in carica nell’arco di pochissimi giorni. Il silenzio è interrotto dal suono dello smartphone di Draymond Green; è arrivato un messaggio che dice: ‘se fare la storia fosse semplice, perché provarci?’. Il mittente è niente poco di meno che Kobe Bryant, uno che la storia recente del basket l’ha scritta ed è stato chiamato ad affrontare delle dure sconfitte più volte. Golden State ha bisogno di 3 vittorie e non ha più possibilità di sbagliare. È chiamata ad un miracolo. Nella storia della post-season NBA solo 9 squadre su 232 sono riuscite nell’impresa di rimontare un 1-3. Per una squadra che ha battuto record su record potrebbe anche risultare possibile, ma i giocatori che sono scesi in campo in quel di Oklahoma tutto sembrano fuorché dei giocatori che possano sovvertire un pronostico già complicato di suo. Meno di una settimana dopo, siamo qui a celebrare una gara-7 meravigliosa e una serie da ricordare negli anni avvenire. Ce l’hanno fatta gli Warriors. Sono loro la decima squadra su trecentotrentatré. E saranno loro, nella notte tra giovedì e venerdì, a scendere in campo per le Finals contro i Cleveland Cavaliers per il rematch della scorsa stagione.

mag-31-2016 06-22-40PRIMO TEMPO – “Nessuno ha mai dubitato che potessimo farcela” ha commentato Green a fine gara. Dubitiamo, ma ci decidiamo di fidarci comunque. A inizio partita, però, il palcoscenico è tutto dei Thunder, che sovvertono la legge della Oracle, che di solito vede sempre i padroni di casa in controllo da subito. Dopo la vittoria in gara-6, tutti si aspettano che gli Warriors si presentino con la line-up che li ha visti trionfare nella royal rumble della Chesapeake Energy Arena qualche giorno fa: Green da centro e Iguodala subito in. Kerr, invece, sorprende tutti e toglie Barnes anziché Bogut. “Avevo preparato undici diversi schemi gara” ha poi detto dopo lo scadere della sirena il cinque volte campione NBA da giocatore. Oklahoma, come detto, parte bene. Durant (miglior media punti di sempre nelle gare-7, prima di questa gara) è il solito cecchino e Adams e Roberson proteggono bene il ferro in difesa e dominano in attacco. Steph e compagni iniziano male: 3/11 da dietro l’arco e 9/32 dal campo, che consentono ai Thunder di cercare la prima fuga (22-35). Thompson, eroe indiscusso di gara-6, fa ancora peggio, sbagliando i primi 7 tiri; si riprende verso metà del secondo quarto, quando con tre triple in due minuti porta i suoi sotto di due soli possessi (33-37). Nel finale di primo tempo, OKC prova a scappare con Westbrook, ma un  meraviglioso floating jump shot di Curry allo scadere fa capire ai Thunder che il peggio – per loro – deve ancora venire.

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il meraviglioso tiro di Curry allo scadere del primo tempo per il 42-48

SECONDO TEMPO – La seconda frazione di gioco è l’opposto della precedente. Oklahoma inizia a vacillare in entrambi le fasi di gioco, sia per demeriti suoi che per meriti di Steph, che inizia a fare sul serio. Sappiamo bene quanto il potenziale offensivo dei Thunder sia concentrato nelle quattro mani dei suoi due leader: Durant prende solo 9 tiri nei primi 33 minuti di gara e Westbrook non è decisivo come suo solito (solo 12 punti per lui). Golden State, così, si avvicina sempre di più, grazie alle triple di Thompson e Iguodala che portano la squadra sotto di tre (51-54) a 7’55” alla fine del terzo periodo. Il pareggio e il sorpasso arrivano pochi secondi dopo con due triple di Curry. La schiacciata da 2+1 di Livingston (immagine 1) vale il +6 a 2’35” e sembra dividere la partita come uno spartiacque: i +11 in apertura di ultimo periodo. I Thunder, però, non si arrendono e si aggrappano  al talento di Kevin Durant, che difende bene in quei due o tre possessi difensivi che possono cambiare la direzione del momentum. Tre triple pesanti, firmate Ibaka, Westbrook e KD35, riportano gli ospiti a due possessi di svantaggio (80-75 a 6’42”). Di lì in poi un tira e molla, finché Ibaka non commette l’ingenuità di mandare Curry in lunetta con tre liberi a 1’18” alla fine. È il momento della resa dei Thunder, resa ufficiale dalla tripla di Curry a 26″, che valgono i 36 punti e  il record di triple segnate (sette) in una gara-7.

Era stato chiamato a rispondere dopo le cocenti sconfitte e ha risposto da MVP e fuoriclasse assoluto. Gli Warriors sfideranno i Cavs di James in finale, ma mai come questa volta onore ai vinti. E buona fortuna a Kevin Durant, lo aspetta un’estate che potrebbe cambiare per sempre il suo futuro.

Michele Di Mauro

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