Forse si tratta di uno dei temi più dibattuti di sempre, quello della ricerca del nesso tra cellulare e tumori. Un tema che nasce negli anni novanta, quando i telefonini iniziano a diffondersi in maniera inarrestabile, e che ad oggi nonostante la mole di studi e pubblicazioni a riguardo, non ha ancora una risposta.

Gli studi più recenti e considerati oggi sono due in particolare, uno australiano e uno americano, i cui risultati seguono perfettamente la linea già accennata del dubbio, in quanto vanno in direzioni diametralmente opposte. Uno “assolve” i cellulari, l’altro invece parla di effetti e numeri non proprio trascurabili.

Si tratta di pubblicazioni molto diverse fra loro, come metodo, campione e durata. Lo studio australiano, che sostanzialmente non attribuisce al cellulare responsabilità sull’aumento dell’incidenza di patologie neoplastiche, è uno studio a lungo termine, condotto in 30 anni monitorando un campione importante di popolazione. Dagli albori del cellulare fino ad oggi in pratica.

L’altro, lavoro prodotto da scienziati americani, si basa su principi molto diversi ed impattivi che permettono una valutazione quasi immediata (parliamo comunque di tempi non inferiori ai due anni). Il campione qui è rappresentato da 2500 topi da laboratorio, esposti ad intervalli a lunghi periodi di irradiazione da onde elettromagnetiche analoghe a quelle dei cellulari.

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Qui la musica cambia in quanto, pur riferendosi a risultati preliminari (quelli definitivi sono attesi per l’anno prossimo), lo studio evidenzia un aumento di neoplasie cerebrali specifiche, gliomi e neurinomi, del 3,3% circa, soprattutto nelle cavie di sesso maschile.

Analizziamoli questi dati, perché il cellulare lo usiamo tutti (anche per leggere questo articolo probabilmente), ed è bene comprendere il perché di risultati così diversi.

Innanzitutto il campione umano. Ovviamente più vicino alla realtà, ma di sicuro più difficile da valutare. Perché osservare una popolazione su lungo periodo significa dover considerare tutto ciò che impatta su quel campione ed il mondo, che ci piaccia o meno, è pieno di inquinanti, sorgenti elettromagnetiche che ancora non sappiamo se fanno male o meno, cibi contaminati e tutto il resto ed alla fine, nonostante uno studio come questo sia incentrato sull’uso del cellulare, non è per nulla immediato dare un risultato certo.

L’incidenza dei tumori è aumentata esponenzialmente in 50 anni di storia e questo perché sono aumentati i fattori di rischio, nei settori più disparati della nostra vita, compreso il cellulare.

Paradossalmente quindi, uno studio mirato che utilizza un range energetico uguale a quello del cellulare, in spazi schermati e appositamente progettati per cavie selezionate potrebbe dare risultati di certo meglio valutabili.

E i numeri come accennato non sono nemmeno trascurabili perché quel 3,3%, se rapportato ai miliardi di cellulari che ogni secondo nel mondo vengono usati, tira fuori valori da far paura.

A questo punto che facciamo, buttiamo il cellulare o no? No, non lo faremo mai, perché in fondo in fondo siamo circondati da cose che fanno male, dalle sigarette allo smog, passando per il cibo e le cattive abitudini. Ma il fatto è che lo sappiamo bene ma ce ne frega poco o nulla.

Sappiamo che se fumiamo abbiamo maggiori possibilità di sviluppare tumori ma continuiamo a fumare, penso che cambierebbe poco o nulla anche se sapessimo che è lo stesso per il cellulare.

Continueremo imperterriti a controllare Facebook, a mandare messaggi sui gruppi Whatsapp, a chiamare anche quando non serve, a scaricare musica, a cercare App adatte alle nostre esigenze o a cercare gloria a PokerStars.

Abbiamo inventato tecnologie che hanno cambiato la nostra vita così profondamente che non possiamo più rinunciarci. Vale per l’automobile così come per il cellulare. Potremmo migliorarle queste tecnologie, sicuramente le renderemo più efficienti e meno dannose (una volta appurato che lo sono, ovvio), ma le avremo sempre per le mani.

Allora, dispiace per gli scienziati che avranno investito tanto in questi studi, ma ogni volta che usciranno dal laboratorio troveranno sempre qualcuno rapito dallo schermo touch del cellulare.

Mauro Presciutti

 

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