Acqua pubblica, nuovi scandali in Campania

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Nuovi scandali investono la gestione dell’acqua pubblica in Campania: stavolta nel mirino di un’inchiesta della procura della Corte dei Conti finisce la rete idrica dell’area vesuviana – sarnese per una storia di sprechi, assunzioni facili e tariffe gonfiate rivelata ieri da Repubblica.

Pur non essendo ancora state precisamente individuate le responsabilità, sembra che un’ipotesi di danno erariale da almeno 500 milioni di euro possa  coinvolgere la società che gestisce la rete idrica, dalla sorgente alla distribuzione alle utenze, per ben 76 comuni, la GORI: si tratta di una partecipata a maggioranza pubblica (la quota privata è riconducibile all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone) che ha in gestione dall’ente d’ambito Ato 3 proprio gli impianti idrici dell’area sarnese – vesuviana. Diverse le problematiche emerse nel corso degli accertamenti e inseriti nella nota rivelata da Repubblica: la punta dell’iceberg è sicuramente l’altissimo costo delle bollette dell’acqua per i cittadini, gonfiato negli ultimi anni a causa di alcune presunte irregolarità.

In primis c’è l’anomala moltiplicazione del personale al lavoro sulla rete: tra quello assunto dalla Regione per l’Ato 3 e quello di GORI si sarebbe toccata quota 1200 elementi, la cui retribuzione graverebbe per la maggior parte sui bilanci degli enti coinvolti. In secondo luogo, ci sarebbero i costi sempre crescenti sostenuti per la manutenzione impossibile di una rete colabrodo, che ha già causato diverse e gravi interruzioni di servizio in importanti comuni come San Giorgio a Cremano. Non a caso è proprio il sindaco Zinno che rimarca come ”il problema principale sono gli impianti (…) GORI ci diceva che doveva fare lavori in una zona, ma poi mancava l’acqua in tutta la città e a distanza di pochi giorni succedeva di nuovo (…) Abbiamo rischiato di chiudere anche le scuole”. Sembra pertanto che i rincari nella bolletta, arrivati anche fino ad un +49%, servissero proprio a coprire anche le spese di gestione della rete eternamente in emergenza; il risultato è che, nel 2015, un metro cubo di acqua è costato ben 1,65 euro, a fronte dell’1,22 del 2011.

Non è tutto: oltre a pesare di più direttamente sulle spalle dei cittadini, GORI e la sua gestione avrebbero finito per causare gravi danni anche al bilancio regionale. Infatti, sembra che la stessa Regione abbia continuato a gestire tratti di rete e a retribuire i dipendenti di tasca propria, nonostante la gestione effettiva fosse stata assegnata già da tempo alla GORI; inoltre, la stessa partecipata sarebbe in debito di diverse decine di milioni nei confronti della stesso Palazzo Santa Lucia, poiché non avrebbe girato alla Regione la parte di introiti stabilita dalla legge, e teoricamente incassata grazie anche alle bollette “gonfiate”. In effetti questa vicenda era già nota da tempo, poiché il Movimento 5 Stelle aveva già qualche giorno fa sollecitato una soluzione immediata del problema dei crediti vantati dalla Regione, portando la questione all’attenzione del Consiglio Regionale e della stessa Corte dei conti. Marì Muscara, consigliere regionale, afferma che <<sono 12 anni che questa società amministra in maniera inadeguata (…) quando saranno costretti ad andare via ci restituiranno un acquedotto colabrodo>>.

La magra consolazione per i cittadini è che per ora i famigerati rincari sono stati bloccati da TAR e legge regionale, che fissa il surplus esigibile dal gestore in non più del 35%; la beffa è invece che nel bilancio di GORI i 122 milioni di euro ancora esigibili e imputati ai famigerati rincari (destinati a coprire le cosiddette “partite pregresse”) sono regolarmente iscritti e auspicabilmente (per GORI) in attesa di riscossione. Col paradosso che da questa dipenderebbe anche una grossa fetta del ripianamento del debito con la Regione, che ammonterebbe a non meno di 59 milioni complessivi.

Un intreccio molto complesso, in cui per ora la certezza è una sola: secondo la Procura della Corte dei conti, nel sarnese – vesuviano ”beviamo un bicchiere d’acqua, ma la paghiamo al prezzo di quattro bicchieri”.

Ludovico Maremonti

 

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