De Rosa, storia e prospettive del Partito Comunista

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Comunicato Stampa PC Cava de' Tirreni

Gennaro “Thiago” Nenna De Rosa ha raccontato la storia e le origini del partito di cui è segretario, il Partito Comunista – Sez. Antonio Gramsci di Cava De’ Tirreni, fino a delineare analisi e prospettive sulla situazione odierna.

Raccontaci la storia del tuo partito.
De Rosa: «La nostra è una storia semplice. Parte nel 2014 quando un intero gruppo di compagne e compagni esce da Rifondazione Comunista, in dissenso con la linea nazionale e locale, costituendo il nucleo di quella che oggi è la sezione “Antonio Gramsci”, per riprendere una storia cominciata dopo l’8 Settembre del 1943, quando Riccardo Romano insieme ad altri compagni fondarono proprio questa sezione a Cava De’ Tirreni. Siamo un partito che lotta da quando si è costituito. Il primo evento che abbiamo organizzato è stato in memoria del partigiano Sabato Martelli Castaldi, il 24 Marzo 2014, il giorno successivo alla nostra costituzione, insieme anche a Peppino Vitiello, segretario provinciale dell’Anpi.»


Di cosa vi state occupando dell’ultimo periodo?

De Rosa: «Ci siamo occupati dell’Ospedale, su cui c’è molta confusione a Cava, voluta soprattutto. Bisogna soprattutto fare dei distinguo: attualmente l’amministrazione si sta arrampicando sugli specchi con delle scuse che fanno alquanto ridere. Il Sindaco Servalli si difende dietro il ricordo al Tar, però non dice che avrebbe potuto sfruttare un’ordinanza sindacale, grazie all’art. 32, comma 3, del Sistema Sanitario Nazionale, che gli avrebbe consentito di bloccare le decisioni derivanti da altri luoghi. Da un lato avrebbe bloccato la chiusura di 12122537_995232670567310_7959137552608438909_nGinecologia e Ostetricia, dall’altro avrebbe guadagnato 6 mesi per rifletterci su. E’ vero che anche sotto l’amministrazione Galdi l’Ospedale è stato ripetutamente attaccato; siamo stati gli unici, infatti, quando ci fu il rischio chiusura di Cardiologia, per sostituirlo con Chirurgia Plastica Ricostruttiva con Dermatologia, in felice solitudine, a difendere l’ospedale da questo attacco e Servalli non c’era, non c’era Rifondazione, non c’era l’Uds, né lo Spazio Pueblo o gli Ultras. Poi ad un certo punto è subentrato il problema di Senologia e là si è verificata un’altra battaglia solitaria fatta dall’associazione Frida e da noi comunisti. Dopo lo scoppio della crisi, tutti si sono svegliati per difendere l’ospedale. Però non riusciamo a spiegarci come mai si vada in piazza con uno striscione portato dal Sindaco con su scritto “Giù le mani dall’ospedale”, dopo le promesse vane della campagna elettorale alla presenza di De Luca, e poi se i comunisti mettono la bandiera succede fuoco e fiamme. Ma quello striscione a chi era rivolto? Se era rivolto a De Luca, perché il Sindaco non si è rivolto direttamente a lui? Se era rivolto al Sindaco, perché marciare con lui? [..] L’atto aziendale da poco pubblicato non ci soddisfa per nulla, ci indigna e torneremo a lottare. Tra poco partiremo con una campagna sui trasporti che vede il Cstp venduto a Bus Italia».

Come commenti la nuova fondazione del Partito Comunista, che avverrà a fine Giugno a Bologna? Alla luce del fatto che coloro che detengono i diritti per l’utilizzo del simbolo creato da Guttuso, coloro che fanno parte dell’Associazione Enrico Berlinguer, hanno dichiarato di non saperne nulla.13151644_1070050539707580_1489893271574606482_n
De Rosa: «La questione è molto più profonda e molto più complessa. Noi abbiamo l’intenzione di ricostruire il Partito Comunista. C’è una differenza tra ricostruire il partito come un’organizzazione di massa e di classe, quindi come rappresentanza dell’avanguardia della classe lavoratrice, per la democratica dittatura del proletariato, e un conto è ricostruire qualcosa che non può più essere. Il Pc ha avuto due fasi: quella che va dal ’21 al ’43, periodo della repressione fascista in cui il partito era veramente rivoluzionario, e la fase dal ’43 al ’91, in cui il compagno Togliatti ha deciso di abbandonare quella strada per immettersi nel solco del parlamentarismo nel periodo di favorevoli condizioni internazionali. Nel solco del riformismo quel processo è andato sempre di più bloccandosi. Da Gramsci a Renzi c’è stata una degenerazione. Non è possibile non fare i conti con questa storia. E’ un’operazione elettoralistica, questo va detto. Coloro che hanno promosso questa iniziativa appartengono ad un gruppo (il Pdc), distaccatosi da Rifondazione nel 1997, che in tempi più recenti preferì l’accordo con Bersani alla Federazione della Sinistra. Dopo aver ripreso il nome originario, Pcd, del 1921, in Puglia decidono di fare un accordo con Emiliano, noto anticomunista; a Roma si presenteranno con Fassina. Io farei una differenza: non è che se sei di sinistra sei comunista e viceversa; la sinistra, la destra, il centro sono categorie che appartengono all’altro campo “avversario”, alla borghesia.»


Che rapporto avete con i giovani?
De Rosa: «Il comunismo è la gioventù del mondo. I ragazzi che si avvicinano al partito hanno voglia di fare. 13244604_1033501060073804_7246017325612214341_nUmilmente abbiamo voglia di crescere e di radicarci, ma cerchiamo di trasmettere anche un indirizzo educativo, una disciplina. Molti giovani hanno paura della parola “disciplina”, ma cultura è disciplina. […]Da soli non si fa nulla, noi facciamo le cose insieme. Tra le attività: cineforum, rassegna stampa, approfondimento ideologico, oltre alle lotte.»

Si sta ripetendo, così come lo scorso anno a Cava, il fenomeno che vede molti giovani candidarsi alle politiche, senza aver mai praticato attività politica, in liste a sostegno di taluni partiti. Cosa ne pensi al riguardo?
De Rosa: «La partitocrazia borghese. Prendono carne da macello e la buttano nella fattoria. Bisogna dire che il sentimento che anima i giovani in un momento di crisi capitalistica profonda è una cosa che va incoraggiata. Molti si candidano per fare esperienza, anche se quest’ultima ha bisogno di tempo. I ragazzi che si candidano per fare un favore non militano per un’idea, ma per produrre voti che servono ad altri, per altri fini.»

Sara C. Santoriello

 

 

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