Nella prima sfida delle Finals la panchina degli Warriors fa la differenza. Cleveland imprecisa come non mai in questi playoff.

Le abbiamo attese tutto l’anno e finalmente sono arrivate. Le Finals NBA promettono spettacolo, soprattutto perché sono presenti le due franchigie più forti delle rispettive conference, e non solo perché sono arrivate fin qui. Golden State vs Cleveland, la rivincita delle scorse Finali, quando l’infermeria non permise ai Cavs di giocarsela alla pari. Oggi sono tutti presenti, per fortuna di Tyron Lue e per fortuna nostra: Curry vs LeBron, Thompson, Irving, Love, Grenn. Ma sappiamo che le Finali sono il palcoscenico perfetto in cui le seconde linee (nelle partite interne, soprattutto) possono fare la differenza. È successo già in passato ed è accaduto anche stanotte: gara-1 è degli Warriors grazie ad un meraviglioso apporto della panchina. E per una notte, i Big Three della Baia sono stati Livingston, Iguodala e Barbosa. I Cavs imprecisi come non mai in questi playoff, pagano scelte sbagliate in difesa e un attacco troppo statico, che non ha permesso a James e compagni di prendere mai buoni tiri.

WARRIORS’ BENCH – “Non vinci il titolo senza un’intera squadra che non ha impatto nella partita. Questo il motivo per cui siamo qui” ha dichiarato Steph a fine gara. La panchina degli Warriors è la chiave di questa vittoria. In una partita in cui gli Splash Brothers non vanno oltre i 20 punti combinati (11 punti con 4/15 al tiro per Curry, 9 punti con 4/12 per Thompson), sale alto l’orgoglio delle seconde linee che outscores 45-10 quella dei Cavs. Protagonista della serata Livingston che piazza il massimo carriera in una partita di post-season con 20 punti (8/10 dal campo). Ad affiancarlo, uno strepitoso Iguodala che domina la partita difensivamente e Barbosa che sceglie sempre il momento giusto per dare una stoccata agli avversari (11 punti con il 100% al tiro). “Noi crediamo gli uni negli altri e combattiamo. Questo è il nostro motto”, le parole della 4°scelta assoluta del Draft 2004.

IRRICONOSCIBILI – Perdere a Oakland quando Curry e Thompson non sono in serata, non è proprio il massimo. “Quando vieni affossato 45-10 dalla panchina avversarie, perdi 17 palle concedendo 25 punti, non importa chi fa o chi non fa, diventa dure vincere, specialmente in trasferta” ha commentato James, che nella sua carriera ha vinto una sola volta la gara inaugurale delle Finals [nel 2011 vs Dallas, ndr]. Il Re ha cercato di coinvolgere i compagni il più possibile, ma i 9 assist non sono bastati e con lui in campo (40 minuti) la squadra ha avuto un Net Rat di -17.3. Rispetto alle media di questi playoff, Cleveland ha peggiorato notevolmente le sue percentuali al tiro: 38% dal campo e 33% da tre (prima di questa gara-1 eravamo a 48% e 43%). Numeri che sottolineano le enormi difficoltà offensive che la squadra di Lue ha riscontrato nel corso della partita. JR Smith non ha preso un singolo tiro nei suoi primi 23 minuti in campo (e ha chiuso con 3 punti), uno che difficilmente si tira indietro se deve, anche sbagliando, forzare un tiro. Lui, così come gli altri tiratori da dietro l’arco, è stato vittima della pessima circolazione di palla.

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PRIMO TEMPO – Dopo essere stato panchinato in gara-7 contro i Thunder, Harrison Barnes torna nel quintetto titolare. La sua voglia di riscatto è tangibile e il suo apporto è fondamentale nei primi minuti di gara (6 punti). Le squadre immediatamente faticano a tenersi, probabilmente anche per una questione di falli: molto importante scegliere il momento. La tripla di Curry porta gli Warriors sul 14-9. Timeout chiamato da Lue. L’ultima cosa che vuole il coach dei Cavs è che l’MVP entri in the zone in una Oracle già incandescente. LeBron inizia a scaldarsi. Il numero 23 è il giocatore che ha segnato più punti in lay-up in questi playoff, e il suo inizio di partita non smentisce questa statistica: 8 punti vernice. Ma Golden State tenta la prima fuga con le triple di Green e Curry a 4’30” alla fine del primo periodo. Cleveland, pur faticando, si tiene a contatto: termina 28-24.
Nel secondo quarto la partita viene presa in mano da Livingston e Barbosa, il cui impatto nella partita è ampiamente visibile dalle statistiche: +44 e +70 di Net Rating con loro sul parquet. Con i loro canestri e le due giocate difensive dell’MVP delle scorse Finali (una rubata a James e una stoppata a Irving) gli Warriors trovano il primo doppio vantaggio della gara (+11). Cleveland prova a rispondere ma la distanza resta importante allo scadere della prima metà: 52-43.

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Il meraviglioso canestro di Leandro Barbosa

SECONDO TEMPO – Dopo un inizio molto comparabile agli ultimi minuti del primo tempo, ovverosia Golden State in controllo e Cleveland in difficoltà, gli ospiti decidono di entrare finalmente nel vivo della gara, piazzando un parziale di 7-0 in un 1’54”. Warriors distanti solo 4 punti ora. È il momento migliore della partita, in cui le due squadre si rispondono come due tennisti da fondo campo. Due assist di James a Tristan Thompson e Kevin Love (immagine 1) fruttano 5 punti e portano i Cavs a contatto: -1. A 3’57” alla fine del terzo periodo, ancora un tap-in di Love porta gli uomini di Lue avanti. Dopo 8 errori consecutivi, Curry torna a timbrare il cartellino. Il momento che cambia la partita: Dellavedova colpisce (per sbaglio) Iguodala nelle zone importanti; l’ex 76er si arrabbia e gli animi si infiammano. Mai svegliare l’Iggy che dorme. Infatti pochi secondi dopo piazza la tripla del 74-68, che riporta Cleveland nuovamente fuori dalla partita. E non vi rientrerà più. Nell’ultimo periodo,  Golden State infila un parziale di 21-4 che chiude la gara. La rubata di Curry a James con conseguente tripla è il game, set and match definitivo.

1-0 Warriors. LeBron medita vendetta. Sarà lunga, molto lunga. Meglio per noi.

Michele Di Mauro

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