Assemblea Federfarma: la farmacia al centro di una sanità efficiente

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Durante la prima assemblea pubblica della Federazione Nazionale dei Titolari di Farmacia, tenutasi il 24 maggio al Teatro Eliseo di Roma, la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, ha elencato le 4 priorità:

  • Definire la modalità di erogazione dei farmaci omogenee sul territorio nazionale.
  • Consentire la distribuzione in farmacia di tutti i medicinali a carico del SSN (compresi quelli innovativi), con la sola esclusione di quelli che richiedono particolari cautele in fase di somministrazione.
  • Reinvestire nel servizio farmaceutico i risparmi generati con gli sconti a favore del SSN e le varie trattenute, che valgono 800 milioni di euro l’anno.
  • Definire i requisiti per la remunerazione dei servizi aggiuntivi rispetto alla dispensazione del farmaco.

Il fine dell’assemblea pubblica è far sì che i decisori politici e stakeholder (soggetto o un gruppo di soggetti influente/i nei confronti di un’iniziativa economica, che sia un’azienda o un progetto), possano guardare al mondo della farmacia e dunque anche del farmaco “non più come a una voce di costo da comprimere, ma come uno strumento di salute e di risparmio su cui investire. Per costruire una sanità nuova, adeguata a un Paese che sta crescendo e che vuole guardare al futuro puntando sull’innovazione, sulla prevenzione, sulla professionalità degli operatori”.

La presidente di Federfarma, spiega l’importanza di questa manifestazione, affermando: “Con questa manifestazione vogliamo evidenziare che la farmacia vera è quella che conoscono e apprezzano i 4 milioni di cittadini che ogni giorno entrano in farmacia per avere farmaci, servizi, consigli e informazioni per la loro salute. Troppo spesso, quando parliamo di farmacia, ci accorgiamo che i nostri interlocutori conoscono poco le regole che ne consentono l’efficienza sull’intero territorio nazionale. Sentiamo quindi la necessità di far conoscere meglio la realtà della farmacia italiana, le sue specificità e le iniziative promosse per migliorare costantemente il servizio offerto alla collettività”

Racca continua affermando la necessità che: “la parte pubblica dia stabilità al settore e che sia data attuazione a norme di legge già esistenti”, in quanto la conoscenza non è sufficiente e al fine di tradurre l’impegno dei farmacisti in un processo strutturato e organico di potenziamento del servizio farmaceutico.

I tre punti chiave della manifestazione sono:

1. Disegno di legge sulla Concorrenza tra fascia C e grande capitale

A causa del voto per le amministrative, il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza è ancora fermo al Senato. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha rassicurato i farmacisti: “Non credo che i farmaci con ricetta possano essere venduti nei supermercati: devono essere venduti soltanto in farmacia. Non lo dico in difesa di una categoria ma in base a un ragionamento all’interno del sistema sanitario”.

Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, riguardo i farmaci di fascia C, ha spiega che: “In Commissione Attività produttive si è registrata una convergenza unanime sulla fascia C, che deve restare una prerogativa della farmacia. Perché siamo tutti d’accordo che i farmaci non sono saponette e non possono essere considerati merci qualsiasi.”

De Biasi continua affermando che il problema è un altro infatti: “L’ingresso nel settore del grande capitale potrebbe portare alla chiusura delle piccole farmacie, soprattutto nei piccoli paesi e nelle aree rurali. Con lo spostamento del punto vendita magari in un centro commerciale a 20 chilometri, dove l’anziano non può arrivare facilmente. Anche per le stesse parafarmacie, un capitolo questo sul quale bisognerà comunque fare un ragionamento chiaro. Perché dentro le parafarmacie c’è un farmacista come voi. Non vogliamo fare sanatorie? Ma anche qui va difeso il tema della dignità professionale dei farmacisti. Troviamo delle soluzioni: togliamo il farmacista dalle parafarmacie? Bisogna rifletterci. In gioco c’è la qualità del servizio.”

Per Farmindustria è necessario smettere di parlare di salute e farmaci in termini di risparmi. Il presidente Massimo Scaccabarozzi ha puntato il dito sulle gare per i equivalenti “fatte per risparmiare” . Scaccabarozzi continua ponendo un nuovo interrogativo: “Ma i farmaci che hanno la stessa indicazione all’improvviso sono tutti uguali? Sappiamo bene che non è così e apprezzo la presa di posizione dei medici a questo proposito. Cominciamo, invece, a parlare di efficienza perché, se abbiamo un sistema efficiente, allora si può risparmiare da altre parti. Il sistema dei tetti di spesa non regge più ma se non si cambia il paradigma i problemi li avranno i pazienti”

2. Governance, quei tetti che non reggono più

Paolo Bonaretti, consigliere per le Politiche industriali del Mise e responsabile del Tavolo sulla Farmaceutica, ci dà informazioni sulla situazione economica, affermando che i tetti della spesa farmaceutica sono giunti ad un punto di svolta, infatti il consigliere spiega: “La spesa ospedaliera ha sfondato di 2 miliardi l’anno passato e se va bene avremo lo stesso sforamento anche nel 2016, nel 2017 e nel 2018. È evidente che la spesa farmaceutica è sottofinanziata. Il problema è come sostenere questo carico, continuando a curare tutti. Si discute molto sulla necessità di calcolare i costi evitati dai farmaci innovativi, ma questi vengono prodotti dopo e non nel momento in cui si spendono i soldi per le cure. Va quindi trovato un sistema di finanziamento diverso. Se l’andamento demografico continua così tra 100 anni saremo 20 milioni e non sosterremo più nulla. Invecchiamento e cronicità vanno affrontati intervenendo in quella zona grigia tra sociale e salute con strumenti finanziari nuovi. Le terapie personalizzate comportano un percorso che coinvolge il territorio e la farmacia può aiutare a gestire con appropriatezza anche questi nuovi prodotti, con l’obiettivo di mantenere la spesa sanitaria a un livello di sostenibilità. La spesa sanitaria è in aumento ovunque. Il problema è chi la paga. Siamo arrivati a 7 miliardi di spesa “out of pocket”. Si deve riflettere sul secondo pilastro. E avere certezza sui dati. Anche per l’ospedaliera bisogna fare quello che viene fatto in farmacia per la spesa convenzionata: abbinare al farmaco il codice fiscale del paziente”.

3. Convenzioni: Farmacisti e Mmg in convergenza parallela

Di non poca importanza è la partita aperta sul rinnovo della Convenzione Farmaceutica con il SSN, la quale: “dovrebbe avere durata triennale – sottolinea Racca – ma non è stata più rinnovata dal 1998: un bambino, nato allora, quest’anno compie 18 anni. Non c’era l’euro e non c’era il titolo V della Costituzione che ha definito la salute materia di legislazione concorrente. Ci auguriamo, a questo proposito, che, come previsto dalla riforma costituzionale, la salute venga riportata alla competenza del livello centrale per garantire omogeneità nell’accesso al farmaco».

Di notevole importanze è anche la modalità di accesso a farmaci per patologie che ormai sono ritenute croniche, come ad esempio l’Epatite C e l’HIV, modalità che subisce modifiche di pari passo con l’innovazione. La presidente di Federfarma ci spiega: “L’innovazione dei farmaci che oggi sperimentiamo ha un impatto importante anche sulle modalità di somministrazione, tale da rendere la distribuzione di farmaci per patologie importanti non più con stretta necessità di somministrazione in ambiente ospedaliero»

E nell’ambito della nuova convenzione “è venuto il momento di riconoscere e valorizzare il ruolo della farmacia del territorio nella distribuzione di tutti i farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale che non richiedono particolari cautele in fase di somministrazione. In questo modo si darebbe concreta realizzazione a un modello di farmacia perfettamente integrata nel Sistema Sanitario Nazionale. La farmacia, infatti, si rivolge non più al solo paziente ma anche alle strutture di erogazione dei servizi ospedalieri e di assistenza sanitaria e sociale, garantendo la presa in carico di un tratto sempre più ampio del servizio di distribuzione del farmaco”.

Dunque, per ora, la necessità sui costi dei farmaci innovativi restano il risparmio e in particolar modo una gestione appropriata. In merito anche i medici di famiglia chiedono di essere maggiormente coinvolti, puntando su un rinnovo delle rispettive convenzioni “in parallelo”.

Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, afferma: “I professionisti vanno guidati con una formazione adeguata, ma se li impoveriamo sottraendo loro la gestione dei farmaci innovativi in nome di una presunta incompetenza si è poi costretti a pagare costi aggiuntivi indiretti e a limitare di fatto l’accesso alle cure”. E i medici di famiglia rilanciano sul rinnovo contestuale delle convenzioni dei farmacisti e dei Mmg, conclude il segretario nazionale della Fimming:“ Si tratta di un’occasione per definire importanti sinergie, con la giusta flessibilità e nella consapevolezza di possibili conflitti di interessi, che potrebbero essere agilmente regolati da un codice etico comune”.

E l’idea delle convenzioni in parallelo piace anche al presidente del Comitato di Settore Sanità delle Regioni e assessore lombardo al Bilancio, Massimo Garavaglia, che afferma: “Le convenzioni vanno rinnovate entrambe in tempi brevi ma centralmente si definiscono solo i livelli minimi. L’H16 è il minimo, ma si può fare anche di più. Se uniamo i Mmg come presidio del territorio alla farmacia dei servizi possiamo davvero fare un salto”.

Una altro argomento importante di cui si è discusso, sono tutti i numeri delle farmacie. Le farmacie costituiscono già una rete capillare di presidi territoriali. In Italia sono oltre 18.200; piccole imprese professionali in cui operano 70.000 addetti, di cui 50.000 laureati, per la maggior parte donne. Considerando anche l’indotto, il settore dà lavoro a oltre 100.000 persone. Una macchina complessa che ogni giorno si mette in moto per portare le medicine agli italiani, anche a casa gratuitamente, se sono impossibilitati ad andare in farmacia. I numeri sono quelli diffusi nell’opuscolo su ”La farmacia italiana 2015”, diffuso nel corso dell’assemblea pubblica.

In farmacia si dispensano farmaci, prodotti e servizi, ma anche consulenza gratuita su un bene fondamentale qual è la salute: ogni farmacista dedica 2 ore al giorno a questa attività che costituisce una preziosa campagna di prevenzione quotidiana e capillare.

Il settore ha poi puntato con convinzione sull’informatizzazione per rendere più trasparente ed efficiente il servizio offerto e migliorare la qualità della vita dei cittadini. In farmacia, infatti, è anche possibile prenotare visite ed esami, effettuare prestazioni di telemedicina (elettrocardiogramma, holter cardiaco e pressorio, spirometria) in collegamento con centri specialistici, ottenere prestazioni di altri operatori socio-sanitari (come fisioterapisti e infermieri), effettuare screening per la prevenzione di patologie dal forte impatto sociale, come il tumore del colon retto o le patologie metaboliche e cardiovascolari.

Ancora, le farmacie hanno reso possibile la diffusione della ricetta elettronica, trasmettono gratuitamente alla pubblica amministrazione tutti i dati sui farmaci erogati dal SSN e, da quest’anno, anche i dati degli scontrini fiscali per la realizzazione del 730 precompilato.

In conclusione di quest’importante manifestazione le priorità di Federfarma ci vengono esposte e sono:

1) Ripristinare uno standard quanto più possibile omogeneo su tutto il territorio nazionale per quanto riguarda le modalità di erogazione di farmaci, prodotti e servizi sanitari, tenendo conto di quanto previsto dalla più recente riforma della Costituzione, che riporta alla competenza nazionale la materia della tutela della salute. Negli anni passati, infatti, si sono susseguiti innumerevoli interventi da parte delle Regioni, ma spesso anche di singole Asl, che hanno modificato il regime di erogazione delle prestazioni creando forti diseguaglianze nell’accesso da parte dei cittadini.

2) Consentire la distribuzione in farmacia di tutti i medicinali a carico del Ssn, con la sola esclusione di quelli che richiedono particolari cautele in fase di somministrazione. In questo modo si valorizza il ruolo della farmacia del territorio come Hub di riferimento per la distribuzione dei farmaci. I vantaggi di questo nuovo approccio sono molti: riduzione delle barriere all’accesso ai farmaci e migliore aderenza alle terapie; omogeneità dei dati su tutti i farmaci distribuiti; miglioramento del Governo della spesa farmaceutica complessiva; riduzione della frammentazione regionale nell’accesso al farmaco.

3) Investire nella farmaceutica convenzionata proprio per garantire l’erogazione di medicinali innovativi. La spesa farmaceutica convenzionata è una spesa virtuosa e controllata, che non può continuare ad essere oggetto di tagli. È inoltre necessario superare il sistema dei tetti rigidi, a favore di un sistema che consenta di tener conto dei risparmi che l’utilizzo del farmaco produce su altre poste di spesa.

4) Reinvestire nel servizio farmaceutico almeno parte dei risparmi generati dalla farmacia stessa, in particolare con gli sconti a favore del SSN e le varie trattenute, che valgono 800 milioni di euro l’anno. Tali risorse potrebbero essere destinate a favorire la distribuzione in farmacia dei farmaci innovativi, dei prodotti dell’assistenza integrativa e dei nuovi servizi. Si potrebbero inoltre finanziare progetti volti a potenziare l’assistenza ai pazienti cronici nell’ottica di migliorare l’aderenza alle terapie, con l’obiettivo di ridurre i costi complessivamente sostenuti dal SSN;

5) Procedere alla definizione dei requisiti strutturali e della remunerazione dei servizi aggiuntivi rispetto alla dispensazione del farmaco. Tale argomento è stato oggetto di confronto nell’ambito del Tavolo sulla farmaceutica, convocato dai Ministeri dello Sviluppo economico e della Salute.

Umberto Celardo

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