Sono cubano e vi racconto la vita nella Cuba dei Castro

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Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Paul, un cubano che vive in Italia da 13 anni. Abbiamo parlato della Cuba di Castro, di come il mancato ricambio generazionale del Partito Comunista Cubano possa mettere fine alla forma di stato socialista ormai in vigore da anni. Speriamo che questa intervista possa togliervi parte dei vostri dubbi sulla Cuba socialista:

Cuba è sempre stata la figura romantica del sinistra, l’ultimo baluardo socialista dalla caduta del blocco sovietico: come è avere questa “responsabilità”? Sentite di essere “gli ultimi rimasti”?

«È di certo un privilegio: siamo al centro della storia, proprio sul punto di svolta. Siamo quelli che riconosceranno il futuro come “migliore” o “peggiore”, quelli che possono giudicare il socialismo non sulla base di teorie ma di effettive verità. Siamo gli ultimi rimasti e quelli che vedranno cadere il regime. La stella solitaria della bandiera cubana, ora più che mai, è allegorica. Il mondo occidentale è contro lo stato socialista cubano poiché privo dei lussi a cui si è abituati.»

Cuba è davvero una dittatura?

«Potrebbe essere considerata tale, in linea teorica, ma non c’è nulla di più vicino ad un socialismo democratico: il partito è uno solo, è vero, ma è simbolico, ha il compito di proteggere il socialismo ed orientare le scelte politiche dell’isola. Sicuramente per mantenere il comunismo è necessario, ovviamente, reprimere le idee opposte. Ma mai attraverso la violenza. Castro non è Stalin, non lo è mai stato e mai lo sarà. La dittatura c’è, ma è della rivoluzione, non di un singolo o di un’oligarchia. E non si può negare che la rivoluzione abbia liberato Cuba. Basta digitare “Fulgencio Batista” e “Platt Emendaments” su Google per sapere da cosa ci siamo allontanati.»

Obama, durante la sua visita, ha parlato del diritto a internet. Come è la rete a Cuba?

«Questa risorsa si sta sviluppando in modo esponenziale. La rete è buona, ma non c’è di certo la banda larga a 100 mega. Di sicuro, in modo “amatoriale”, la linea si sta sviluppando. Ma con (a parer mio) l’imminente arrivo del libero mercato, le compagnie investiranno sul territorio. Per ora è più che sufficiente: la gente può comunicare coi parenti lontani e informarsi su qualsiasi cosa.»

È vero che progressivamente il regime (se ancora tale si può chiamare) si è ammorbidito con il passare degli anni?

«Raul non è come il fratello, il carisma manca e la testardaggine anche. Fidel ha da sempre sfidato il mondo che lui riteneva sbagliato, da Moncada fino alla recente visita del presidente USA.
Raul scende a compromessi, si piega, si arrende. Che questo rappresenti un bene staremo a vedere, ma prima che Cuba cambi, consiglio alle persone di fotografare lo stato di benessere e felicità collettivo di adesso e di confrontarlo col dopo. Alternando un po’ la celebre conclusione di Fidel alla fine della sua difesa, ” La storia deciderà”.»

Come è visto ora Fidel Castro? La figura di Che Guevara è ancora impressa nella memoria dei cubani?

«Non è più riconosciuto come eroe, egli ha negato quella ricchezza cui la gente ambisce, quella vista in televisione, quella che nasconde un lato oscuro che i macchinoni di Fast&Furious non fanno vedere.»

Chi sono gli oppositori? Hanno nome, cognome e sostenitori?

«L’opposizione esiste, ed è concreta, ma al momento non ha abbastanza carisma per ottenere la fiducia del popolo. Molti sostengono ancora la rivoluzione, ma le generazioni cambiano e i ragazzi crescono con le ambizioni sopracitate. Staremo a vedere. Ma di sicuro nell’Assemblea del Potere Popolare gli anti-castristi ci sono, ed una di questi è proprio una Castro.»

Come è lavorare o studiare a Cuba?

«L’istruzione è delle migliori e il Paese investe molto su questa. Quasi un quinto del bilancio. I ragazzi crescono educati ed eruditi: la forza della Rivoluzione è sempre stata la cultura, prima di tutto. Fidel, senza Aristotele o Cicerone tra le sue letture, non sarebbe nessuno.
Il lavoro, invece, “dipende”. Un colonnello guadagna di più di un venditore di “pasteles” per le strade, ma nessuno viene privato di una casa, acqua, viveri ed elettricità. Ognuno può diventare ciò che vuole senza la paura, un giorno, di non riuscire a mantenere la propria famiglia.»

Intervista a cura di Jacopo Sabato

5 COMMENTI

  1. Acetto qualsiasi tipo di opinione visto che risulta il frutto del vissuto e della esperienza propria, nonché delle appartenenza politica, sociali e interessi.
    Anche io sono cubano, e ritengo che in cuba hay una dictadura y tanta violencia contra chi “pensa differente”, La verità si trova sotto una sottile cortina di fumo propagandistica che esalta solo successi populisti del Castrismo, nel migliorare le condizioni dei Cubani. Il prezzo che paghiamo per queste poche migliorie in termini di LIBERTAD e DIRITTI sono però troppo alto.

  2. Questa estate io e il mio compagno andremo a Cuba. Grande aspettative per due idealisti “veterani”. Faremo sapere le nostre impressioni

  3. Sono molto D’ accordo con questo ragazzo Paul, io ho vissuto nella mia terra per trent anni e non ho mai visto violenza contro i dissidenti per dire che nel mio quartiere Los Pinos ce ne sono un bel po’ ,era gente che per carità, non si avvicinavano neanche alle scarpe dei pensieri dei nostri comandanti., molti di questi erano addirittura dei delinquenti, non dico che lo siano tutti perché sarei molto ingiusta però non sono né carismatici ne preparati, quelli che lo sono, si é dimostrato in tantissimi casi,siano pagati e contrattati dalla CIA e giustamente essendo il governo totalitario che comanda anche nelle comunicazioni non hanno molta luce per dire la sua ma é vero il popolo cubano é un popolo allegro ,ditemi voi,dove cavolo si paga la corrente,l’acqua e i servizi pubblici a meno di 5 dollari al mese ,dove si studia gratis fino a un master o dottorato ?se vai negli ospedali,anche se ti potrebbe mancare una medicina specifica,i medici ( che studiano per amore ,non per soldi perché il suo stipendio non é per niente alto) ti cercano una soluzione ….come questo potrei continuare a dire cose ma mi allungherei di troppo.

  4. Gli altri commenti li censurano? Quella della sanità è una favola: a l’havana ,e nei centri turistici,nelle campagne manca di tutto..e la maggioranza dei cubani non la pensa come questo signore.

  5. io dico che il CHE è morto solo con 3 o 4 fedelissimi, abbandonato da tutti e braccato dai contadini che volevano linciarlo. Ci sarà un motivo… La stessa domanda me la pongo ogni volta che a cuba fanno vedere la gigantografia del suo “faccione”. Se essa esiste, e non è stata abbattuta come fecero gli ucraini con le statue di stalin, ci sarà un “perchè” ? A chi giova vederlo ancora come una specie di “mito, difensore degli oppressi”… quando invece è risaputo che fù solo un terrorista sanguinario e mercenario ?

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