Legittima difesa: 1 milione di firme per sparare ai propri aggressori grazie a IdV

Ha raccolto più di 1 milione di firme la legge di iniziativa popolare a firma IdV che propone maggiore libertà nella legittima difesa, ma l'Anm è contraria.

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IdV festeggia più di 1 milione di firme per la legittima difesa
IdV festeggia più di 1 milione di firme per la legittima difesa

La legittima difesa in caso di violenze alla persona o violazioni della proprietà è stato da sempre un tema dibattuto sia a livello giurisprudenziale che di opinione pubblica.

Le disposizioni in materia, che variano di paese in paese, sono spesso una spia dei valori fondanti l’intero ordinamento giuridico nel quale queste sono situate e, dunque, più in generale dei valori caratterizzanti il modo di relazionarsi tra individui.

Negli Stati Uniti, dove nella società civile è diffuso il regolare possesso d’arma, vigono norme abbastanza permissive per chi subisce un furto o un’aggressione e decide o viene costretto a difendersi, fermo restando che anche lì esiste una normazione prestabilita entro i quali limiti si caratterizza il lecito.

In Italia la legittima difesa è regolata principalmente dalle disposizioni dell’articolo 52 del Codice Penale, che definisce non punibile chi si è difeso in quanto costretto dalla
necessità di difendere un diritto proprio od altrui, contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Per quanto questo sia solo un sunto della normazione, risulta già evidente quanto debba necessariamente influire la valutazione del giudice al momento dell’applicazione della legge.
È infatti in base all’analisi effettuata dal giudice che viene stabilito nella sentenza se la difesa sia stata o meno proporzionata all’offesa subita, sulla base del tipo di arma utilizzata, i danni recati ad ambo le parti, lo stile dell’aggressione, sentenze passate e buonsenso.

Nel esprimere il giudizio ci si avvarrà comunque in ogni caso del principio di proporzione fra beni omogenei, ovvero al pericolo di vita può corrispondere l’omicidio, ma vita e beni materiali non sono comparabili. Se il proprietario di un bene per difendersi dalla sua sottrazione commette omicidio molto probabilmente verrà incriminato per eccesso colposo, o doloso in base alla maggiore o minore consapevolezza del limite legislativo violato al momento del compimento dell’atto.

Sono state numerose nel tempo le proposte di modifica dell’articolo 52, allo scopo di rendere la legittima difesa meno limitata, e la maggior parte di queste è stata rifiutata.
Recentemente la Lega Nord ha proposto una revisione finalizzata a escludere in ogni caso dalla possibile condanna per eccesso colposo chi agisce per difendere la vita propria o altrui, mentre le disposizioni riguardanti la difesa del patrimonio resterebbero invariate.
Il PD ha deciso però di apportare modifiche al testo, e di fatto ha mandato in aula una nuova proposta, mirata a modificare l’articolo 59 anziché il 52, escludendo dalla possibilità di essere puniti per eccesso di colpa chi, detto grossolanamente, agisce in una condizione di alterazione dovuta all’agire del violento, insomma chi non è “in sé” al momento della difesa.
La vaghezza della proposta dem è da subito risultata sgradita a Lega e Forza Italia ed anche gli uomini di Alfano hanno espresso perplessità.

Il 21 aprile la proposta sì fatta è stata rispedita in commissione, per una nuova rielaborazione.

Dal disordine generato da questa eterogeneità di proposte tenta di emergere Italia dei Valori (IdV). Il partito fondato da Antonio Di Pietro sta provando a farsi portavoce della questione, molto sentita dalla società civile grazie anche alla retorica leghista, utilizzando però uno strumento legislativo differente da quelli consueti: la legge di iniziativa popolare. Da febbraio è partita infatti una raccolta firme che ha coinvolto gran parte dei comuni italiani al fine di raccogliere le 50.000 adesioni necessarie per poter presentare la legge in parlamento. La proposta sta però acquisendo una notevole copertura mediatica perché il primo giugno Messina, il segretario generale di IdV, di firme in senato ne ha depositate più di 1 milione, tutte certificate. Numeri di tale entità devono necessariamente essere presi in considerazione, e molto probabilmente la legge che ha raccolto così tante firme verrà valutata in parlamento con un’attenzione che non sempre caratterizza le analisi di altre proposte di iniziativa popolare, se si considera che dal 1979 ad oggi solo 3 di queste sono divenute infine legge.

Eppure, nonostante la grande partecipazione riscontrata, anche l’iniziativa di IdV dovrebbe con ogni probabilità rivelarsi un buco nell’acqua.

La proposta consta di due articoli, l’uno atto ad inasprire le pene per diversi tipi di violazione, e l’altro volto a modificare l’articolo 55 del Codice Penale.
Se per quanto riguarda il primo articolo potrebbero non riscontrarsi particolari contrarietà, le modifiche disposte invece dal secondo saranno probabilmente rifiutate, perché di fatto evitano l’attribuzione di eccesso colposo anche più diffusamente della proposta della Lega sopra citata.
L’articolo 2 della legge di iniziativa popolare si propone infatti di aggiungere al testo dell’articolo 55 del Codice Penale la frase:

“Non sussiste eccesso colposo in legittima difesa quando la condotta è diretta alla salvaguardia della propria o altrui incolumità o dei beni propri o altrui nei casi previsti dal secondo e dal terzo comma dell’articolo 52”

Ovvero l’eccesso colposo sarebbe cancellato per ogni caso in cui si difenda una persona o un patrimonio, mantenendo come limitazioni alla legittima difesa i soli fattori oggi considerati più per delineare o meno il dolo che per definire la colpa.
Quindi, in definitiva, la legge propone una rinuncia al principio di proporzione fra beni omogenei, con la sola violazione del patrimonio che giustificherebbe in alcuni casi l’omicidio.

Ma l’Associazione Nazionale Magistrati in un’audizione presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati tenutasi il 4 febbraio, tramite le dichiarazioni dei suoi rappresentanti già chiariva che

“Non possono essere abbandonati i capisaldi dell’art. 52 c.p., ivi compreso il principio di proporzione fra beni omogenei: di conseguenza, non potrebbe ad esempio ammettersi una riforma che legittimasse una reazione omicida diretta a difendere i beni materiali senza che vi sia anche violenza o pericolo di violenza alla persona”,

adducendo la motivazione che tale posizione è la stessa riscontrata nelle disposizioni della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), che definisce un ricorso alla forza come assolutamente necessario solo in tre casi: “(a) come legittima difesa di ogni persona contro la violenza illegale; (b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta; (c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione.”
Con nessun riferimento alla violazione del patrimonio.

La straordinaria partecipazione generata dall’iniziativa di Idv, resta comunque un esempio lampante di come una questione cara alla società civile, come la legittima difesa, possa divenire oggetto di discussione mediatica e parlamentare anche senza passare inizialmente per canali mainstream come la televisione. L’invito a firmare è stato infatti diramato quasi unicamente on line, e da un partito che ad oggi conta 1 deputato e 2 senatori.

Il fatto che poi più di 1 milione di cittadini italiani abbiano deciso di muoversi in prima persona per trovare una soluzione ad un problema considerato urgente denota anche una sostanziale diffidenza verso l’operato dei partiti, dato che, come detto in precedenza, una proposta di legge in parte simile a quella appoggiata è già da tempo in via di discussione tra commissione e parlamento.

Valerio Santori
(twitter: @santo_santori)

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Nasce a Roma il 9/5/1995 e tutt'oggi vive beatamente. Studia Comunicazione, tecnologie e culture digitali presso l'Università La Sapienza di Roma. Fedele a Pasolini, Stanis La Rochelle e pochi altri. Per contattarlo: valerio.santori@virgilio.it

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