Ucciso il boss dei Barbudos

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Barbudos

Napoli – La città si sveglia con un nuovo agguato di camorra, due sono le morti provocate dagli ultimi spari.

Il bersaglio, colpito e affondato, era Raffaele Cepparulo, boss dei Barbudos; l’altro, Ciro Coppola, 19 anni, incensurato, colpevole solo di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato o di aver stretto amicizie pericolose, il ragazzo infatti era vicino al giovane boss, gli inquirenti non escludono che potessero essere amici.

Il Cepparulo, 25 anni, apparteneva ai Barbudos, un nuovo gruppo di babyboss, forse ispirato ai Barbudos cubani: i rivoluzionari del Movimento del 26 luglio che si opponevano a Batista; avevano deciso di non radersi fino a che non avessero vinto la loro guerra di liberazione. Simili a questi nell’aspetto, i baby boss del gruppo sono soliti portare scure barbe lunghe, ma inseriscono come elemento di novità al loro look i nomi dei capoclan morti tatuati e ben in vista sul corpo; come Cepparulo che esponeva sul collo a caratteri cubitali il nome di Antonio Genidoni. I Barbudos tentano di conquistare terreno nella zona del centro storico di Napoli. Per loro nessun tirannico dittatore da cui liberarsi, ma un clan criminale nemico da sconfiggere. Da tempo, infatti, si contendo il territorio di Forcella e della Sanità con il gruppo Giuliano -Sibillo.

Il Cepparulo non era nuovo alle autorità: arrestato già ad aprile 2015 quando, insieme ad altri affiliati (tutti tra i 24 e i 40 anni), si impose con un posto di blocco nel quartiere Sanità. I 4 boss cercavano Emanuele Sibillo. I Barbudos iniziarono la caccia all’uomo dopo l’assassinio di Gianmarco Labiase, di cui il Sibillo fu considerato l’artefice. Quel giorno, mentre erano pronti per l’agguato, furono arrestati dalle forze dell’ordine, ma in sede di Riesame, era caduto l’aggravante della finalità mafiosa, e si era ristretto il tempo a disposizione della Procura per chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio. I Barbudos furono scarcerati dopo soli 6 mesi.

Ieri, nello stesso rione del quartiere Ponticelli, a via Cleopatra, dove Gianmarco Labiase fu freddato, la stessa sorte è toccata anche al boss del nuovo gruppo criminale dal look islamico, che ultimamente si teneva ben a distanza dalla contesa territoriale del centro storico. I Barbudos, infatti, avevano perso terreno nella faida con i clan avversari e da qualche tempo sembravano sulla via della ritirata; ma i 10 km di distanza dal centro di fuoco della contesa non sono serviti a Cepparulo per salvarsi.

Lucia Ciruzzi 

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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