Virus, osserviamoli in 3D

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Quando Orson Welles conclude l’adattamento radiofonico de “La guerra dei mondi” di H. G. Wells, dopo aver scatenato il panico nella popolazione, convinta di essere attaccata per davvero dagli alieni, quello che rimane impresso è che dopo il fallimento di armi potentissime e di eserciti, l’infinitamente piccolo sconfigge senza pietà l’infinitamente grande, ovvero l’invasore alieno. Non si parla di virus, era tanto tempo fa, ma ci si riferisce a quella forza della natura che sono i microrganismi e rispetto i quali, oggi più che mai, abbiamo la necessità di difenderci, tanto sono potenti.

I virus potenzialmente sono armi di distruzione di massa, capaci di sterminare intere popolazioni se non controllati, talmente potenti quanto piccoli e semplici.

Ma perché sono così potenti i virus? Probabilmente perché sono estremamente semplici, tanto semplici che talune scuole di pensiero nel corso del tempo li hanno addirittura esclusi dalla definizione stessa di “vita”.

I virus fanno qualcosa di straordinario, riescono a coniugare la semplicità della loro struttura di base con i meccanismi estremamente complessi che gli permettono di replicarsi, quasi all’infinito.

Non esiste virus in grado di completare il proprio ciclo vitale autonomamente, essi necessitano di una cellula ospite da invadere, modificare e indurre alla produzione di altre particelle virali, per poi provocarne la morte. In mancanza di un organismo complesso, cellula o animale che sia, da utilizzare come estensione della propria forma vitale, i virus non esisterebbero.

Le conseguenze del loro operato le conosciamo bene, dai virus più letali come l’Ebola e l’HIV al semplice raffreddore, passando per le patologie delle piante in grado di distruggere in poco tempo intere colture.

Nemico invisibile potentissimo ma anche, paradossalmente, alleato insostituibile nel progresso della ricerca e della medicina. Studiando gli incredibili meccanismi di attacco dei virus abbiamo infatti capito tante cose ed oggi, molte delle tecniche di base dell’ingegneria genetica derivano proprio da questo, dall’aver un po’ scopiazzato questo compagno di banco temibile, invisibile e geniale. Basti pensare a retrovirus o ai meccanismi di inserimenti di sequenze di DNA in altri genomi.

Ma come accennato forma e dimensioni dei virus hanno sempre tenuto un alone di mistero intorno a queste “entità” o “forme di vita” che dir si voglia. Le immagini a disposizione sono ottenute con microscopi potentissimi e i meccanismi d’azione nonostante la tecnologia odierna, sono davvero difficili da osservare.

Come fare allora? Semplice, chiedere aiuto alla tecnologia 3D, in grado di divenire un vero e proprio specchio della realtà.

Computer virus.

E’ quello che hanno fatto, in maniera estremamente efficace, Robert Krulwich di Npr e David Bolinsky i quali, utilizzando le tecniche digitali oggi più che mai alla portata, hanno spiegato in maniera chiara e con immagini quasi reali come si comporta un virus quando decide di attaccare una cellula o un organismo, nello specifico un ignaro essere umano.

Ma la domanda è se un video come questo sia realtà o finzione e se possa essere annoverato tra le tante sfumature che compongono scienza e ricerca. La risposta secondo me è si, perché oggi progrediamo se siamo capaci di applicare le nostre conquiste un po’ a tutti i campi disponibili. E la tecnologia visuale in questo è forse al primo posto.

Virus o non virus si può semplificare la cosa con una specie di formula molto semplice: prendere tutte le informazioni che abbiamo immagazzinato rispetto ad un determinato argomento difficile da osservare, elaborarle, trovare una linea guida la più semplice e comprensibile e trasformarla poi in qualcosa di visibile, palpabile.

Perché parliamoci chiaro, abbiamo bisogno di vedere. Che siano immagini reali o elaborate al computer questo ci rende sicuri. Se così non fosse il video in questione sarebbe un filmato come milioni di altri invece sta riscuotendo un enorme “successo”, perché è la trasposizione visiva di un processo che non riusciamo ad osservare.

Forse è un inizio. Oggi tocca ai virus essere protagonisti, domani sicuramente ad altri processi. Ma molto probabilmente questo tipo di tecnologia si imporrà con forza nei molteplici meandri della scienza.

Mauro Presciutti

 

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