Il Mondo in Questione: nuovo Presidente in Perù, attentato a Tel Aviv, riprende la produzione nucleare in Corea

Carissimi lettori, rieccoci al nostro appuntamento con Il Mondo in Questione, grazie alla quale potrete scoprire come è cambiato il mondo in sette giorni.

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Carissimi lettori di Libero Pensiero, rieccoci al nostro appuntamento settimanale con la rubrica Il Mondo in Questione, grazie alla quale potrete scoprire come è cambiato il mondo in sette giorni. Partiamo!

KUCZYNSKI NUOVO PRESIDENTE DEL PERÙ

Cinque giorni dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali in Perù, che ha visto confrontarsi l’ex_89934639_2cd80a59-9a62-4167-8865-e726363c2cce economista della Banca Mondiale Pedro Pablo Kuczynski e Keiko Fujimori, entrambi espressioni di formazioni di destra, i risultati ufficiali pervenuti ieri hanno confermato la vittoria del primo, col 51,1% delle preferenze. Il candidato del Partito dei Peruviani per il Cambiamento – PPK, di impostazione liberista, stimato presso la comunità internazionale, è riuscito ad avere la meglio sulla figlia dell’ex dittatore del Paese latinoamericano, Alberto Fujimori, che attualmente sta scontando in carcere una condanna a 25 anni per violazioni dei diritti umani durante i suoi mandati.Il risultato sembra inatteso, dato che Keiko sembrava godere dell’appoggio di una migliore rete mediatica e di una popolarità in ascesa, nonostante le sue idee conservatrici e la parentela “scomoda”. Il neo presidente promette una svolta immediata al Perù in difficoltà per la crisi economica e, pur avendo già ricevuto le congratulazioni ed il sostegno di alcuni colleghi regionali, tra cui quello i leader di Cile, Colombia e Argentina, dovrà comporre le fratture di una Nazione evidentemente spaccata, come testimonia il risicato distacco tra sé e la Fujimori.

GLI USA SCONSIGLIANO VIAGGI IN LIBIA

Dal sito del Dipartimento di Stato americano arrivano consigli a tutti i cittadini statunitensi diretti in Libia o qui soggiornanti. Ai cittadini pdownloadronti a partire viene consigliato di non effettuare il viaggio, mentre gli statunitensi al momento in Libia farebbero bene a fare ritorno. A motivazione di ciò si legge nel sito: “La situazione della sicurezza resta imprevedibile e instabile. Gruppi estremisti continuano a pianificare attacchi terroristici contro gli interessi Usa“. La presa di posizione potrebbe essere il preludio di un intervento militare Usa nel paese nordafricano.

L’ESERCITO NIGERIANO INSEGUE I TERRORISTI, MA MALTRATTA I CIVILI

L’esercito nigeriano ha condotto un’operazione nei villaggi e nelle paludi del sud della Nigeria con lo scopo di sgominare il gruppo terroristico dei Vendicatori del Delta del Niger. In seguito a tale operazione, i residenti della regioneimages hanno, però accusato le truppe governative di adoperare tattiche brutali e di aver perpetrato numerosi stupri e ciò rischia di far crescere la tensione nella regione. Tuttavia, le forze governative nigeriane hanno prontamente smentito qualsiasi forma di abuso. L’esercito nigeriano ha promesso di fermare il gruppo militante, resosi protagonista di una serie di attacchi contro gli oleodotti, che hanno tagliato la produzione di petrolio della Nigeria da mezzo milione di barili al giorno per almeno 20 anni. A tal fine sono state schierate una decina di cannoniere nelle paludi del delta del Niger col compito di ricercare un gruppo di villaggi in cui viene nascosto un ex leader militante. I capi delle comunità locali ed una fonte della sicurezza dichiarano, però, che a tutt’oggi questa operazione non abbia prodotto risultati concreti, nonostante l’arresto di 15 sospetti, mentre i rapporti con la popolazione locale, già oppressa dalla povertà e dai danni economici causati dagli attentati agli oleodotti, vanno peggiorando di giorno in giorno.

ATTENTATO A TEL AVIV: HAMAS RIVENDICA

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«Non ci piegheranno» è stato uno dei commenti di Netanyahu a seguito dell’attentato dell’8 giugno che ha colpito Tel Aviv. Due gli attentatori, molte le vittime: quattro civili hanno perso la vita, sedici sono rimasti feriti. Una notte di terrore e sospetto quella vissuta dal centro israeliano, che ha visto i civili sopravvissuti intrappolati in qualsiasi luogo chiuso – al riparo –, mentre le forze dell’ordine davano il via alle perquisizioni che avrebbero condotto all’arresto dei due terroristi – entrambi giovani e palestinesi. Hamas ha rivendicato l’attentato, giudicato «eroico», e ha intimato altri attacchi durante il mese del Ramadan. In risposta, Netanyahu, con l’intenzione di bloccare infiltrazioni terroriste, ha sospeso i permessi d’ingresso a ottantatremila palestinesi durante il citato mese. Ciò accade nel periodo in cui si tiene a Parigi la Conferenza di pace sul Medio Oriente, dove gli esponenti di ventisei paesi hanno manifestato l’obiettivo di risolvere i problemi tra Israele e la Palestina – i due Stati interessati, tuttavia, non vi hanno preso parte. Netanyahu, ponendo enfasi sui rapporti tesi con i palestinesi, ha dichiarato in merito all’attentato: «Non ho ascoltato una condanna inequivocabile da parte dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ma invece ho sentito le grida di gioia da Gaza e da alcune parti della società palestinese».

LA COREA DEL NORD RIPRENDE LA PRODUZIONE DI ARMI NUCLEARI

mondoLa Corea del Nord ha dato nuovamente inizio alla produzione di plutonio finalizzata all’ottenimento delle risorse sufficienti per la fabbricazione di armi nucleari. A comunicarlo, lo scorso martedì, è stato un Alto funzionario statunitense, secondo il quale il dittatore Kim Yong-un avrebbe riattivato la centrale di Yongbyong, violando, dunque le sanzioni internazionali. «Tutto quello che succede in Corea del Nord ci preoccupa. Il processo che possiamo osservare a Yongbyon è lo stesso che hanno usato per i loro precedenti test nucleari», ha dichiarato il funzionario. A conferma di ciò va menzionata l’indagine svolta dall’IAEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica), la quale avrebbe individuato recentemente un consistente traffico di veicoli ed un costante scarico di acqua bollente che farebbe pensare a nuove procedure di raffreddamento. La centrale in questione, comunque, è stata chiusa nel 2007 in seguito ad un accordo internazionale, il quale prevedeva una politica di disarmo in cambio di un sostegno economico alla Corea del Nord.

Hanno collaborato: Rosa Ciglio, Galileo Frustaci, Ludovico Maremonti, Andrea Palumbo, Valerio Santori

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