Il “Santo Graal” della psichiatria

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La depressione colpisce nel mondo 121 milioni di persone, deteriorandone la capacità di lavoro e di relazione. Nella sua forma più grave può portare al suicidio ed è responsabile di 850.000 morti ogni anno.

Ecco dunque la necessità di una terapia caratterizzata da farmaci antidepressivi che, però, oltre ad avere costi elevati presentano anche diversi effetti collaterali. La difficoltà nella scelta, da parte dei medici, della terapia più adeguata e l’assenza di effetti farmacologici, porta a terapia molto lunghe.

Ma ecco la scoperta innovativa che determinerà un contributo importante alla cura di questa patologia: i ricercatori del King’s College di Londra hanno studiato un nuovo tipo di test che determina quali persone dovrebbero affrontare terapie alternative o più aggressive. In questo modo, i pazienti potrebbero evitare lunghi mesi di cure costose e prive di effetto, arrivando a una complessiva personalizzazione dei trattamenti.

Allo stato attuale è impossibile determinare coloro che possono prendere medicinali con efficacia e chi dovrebbe invece cambiare metodo di cura. Per verificarne i primi effetti devono passare almeno tre mesi e, a volte, gli antidepressivi hanno effetti collaterali più o meno gravi.

Il Royal College of Psychiatrists, la principale organizzazione di psichiatria del Regno Unito, definisce la potenziale scoperta il “Santo Graal” della psichiatria. L’individuazione di questa metodica analitica contribuirà in oltre anche nella comprensione delle cause biologiche della depressione, rendendo le terapie sempre più specificamente adattabili al paziente.

I ricercatori del King’s College di Londra affermano che: Il test predice accuratamente se il paziente risponde o meno alla somministrazione di antidepressivi misurando i marcatori di infiammazione del sangue: più sono alti e più elevata è la loro resistenza”.

In Regno Unito, un sesto della popolazione soffre o ha sofferto di depressione e in un anno vengono spesi 61,5 milioni di sterline in medicinali. Tuttavia, circa la metà dei pazienti non ne trae alcun beneficio.

Nel caso di un paziente che mostri una certa resistenza alla terapia, dovrebbe sottoporsi a cure più aggressive, spesso combinate con farmaci antiinfiammatori, che presentano diversi effetti collaterali. I medici suggeriscono di evitare la prescrizione e l’uso di altri farmaci quando non necessaria e consigliano una terapia combinata con farmaci più prettamente psicologici.

Umberto Celardo

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