63 punti degli Splash Brothers permettono a Golden State di vincere a Cleveland. Adesso il titolo dista una sola W. Green squalificato per gara-5.

La aspettavamo. Abbiamo dovuto attendere più del dovuto ma Curry finalmente è tornato il giocatore formato MVP che abbiamo ammirato nel corso di tutta la stagione. I 63 punti combinati degli Splash Brothers conducono Golden State alla 88esima vittoria stagionale (nuovo record; i Bulls 95-96 si erano fermati a 87) e, soprattutto, portano la serie sul 3-1. E se prima era complicata per Cleveland, adesso sembra davvero impossibile: nessuna squadra nelle Finals in 32 precedenti è mai riuscita a ribaltare questo parziale. I 18 lead changes (contro i 14 totali delle prime tre gare) fanno capire quanto sia stata combattuta questa partita, più di quanto il risultato finale faccia pensare. Già nella notte tra lunedì e martedì, i ragazzi di Steve Kerr potrebbero ri-laurearsi campioni.

La grandissima giocata di Curry nel secondo quarto
La grandissima giocata di Curry nel secondo quarto

FATTORE STEPH – Quando gli entrano anche queste triple (gif sopra), si intuisce che sarà una brutta serata per gli avversari. E così è stato. Neanche il tempo di puntare contro il dito per le sue prestazioni non esattamente brillanti in questa serie – mai nessun giocatore con una media di 30 punti in regular season aveva segnato così poco nelle prime tre gare di una serie finale (48) – che ci ammutolisce con una prestazione straordinaria, conducendo la squadra a vincere dove nessuno in questi playoff era mai riuscito, alla Quicken Loans Arena. Ma non sono solo i 38 punti e 6 assist a rendere importante la prestazione del ragazzo nato a Akron, è il linguaggio del corpo, come parla ai compagni in panchina e come non abbia paura (nei secondi finali) di affrontare LeBron dopo una marcatura, a suo modo di vedere, non correttissima. Le 7 triple realizzate su 13 tentativi fanno schizzare la percentuale da dietro l’arco al 53.8%, tutt’altra cosa rispetto al 38,6% delle prime tre gare. “È Stephen Curry,” ha detto Kerr. “È l’MVP per un motivo”. Questo motivo è venuto fuori in questa gara-4, quella più importante e combattuta. Negli otto minuti iniziali del terzo quarto, gli Splash Brothers hanno risposto colpo su colpo alle offensive dei Cavs, segnando 19 dei 22 punti totali della squadra tirando con il 66,6% dal campo.  Da dietro l’arco, Golden State è tornata ad essere la macchina spietata che abbiamo visto negli ultimi anni, settando il nuovo record di triple in una gara di Finals (17).

STRENGTH IN DEFENSE – Se offensivamente abbiamo visto i fattori chiave che hanno spinto Golden State alla vittoria, non va assolutamente dimenticato quel che è stato fatto nell’altra metà campo. Il primo tempo sembra la replica di gara-3: Cleveland in perfetto controllo a rimbalzo. Il bluff di Kerr di schierare Bogut dall’inizio e toglierlo dopo pochissimi minuti per giocare con il quintetto piccolo, non sembra pagare dividendi. I 10 rimbalzi offensivi catturati dai padroni di casa (di cui 5 presi dal solo Tristan Thompson) mettono in netta difficoltà la difesa dei campioni in carica. Nel quarto periodo, però, la difesa degli Warriors inizia a serrare le fila. Dopo il canestro di James che vale il +2 (83-81) a 10’21” alla fine, i Cavs per i successivi 6’38” non riescono a realizzare un singolo canestro dal campo: l’unico punto arriva ai liberi con Irving. Il Difensive Rating di Golden State passa così dai 120.7 punti dei primi tre quarti agli 86.4 punti del quarto periodo. Ed è qui che vince la partita.

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GREEN SQUALIFICATO – Il contatto con LeBron James nell’ultimo periodo costa caro a Draymond Green: salterà gara-5. Il giocatore era ad un Flagrant Foul dalla squalifica ed era stato graziato nella scorsa serie per il calcio ad Adams. Adesso, è possibile che Iguodala parta in quintetto, con Barnes spostato ala grande. Steve Kerr, però, non perde fiducia: “Ricordo quando ero un bambino e tifavo per i Los Angeles Lakers, Kareem [Abdul Jabbar] non giocò gara-6 delle Finals 1980 contro Philadelphia. Al suo posto come centro partì Magic [Johnson], che segnò 42 punti e ci fece vincere”.

Michele Di Mauro

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