A Salerno la fiaccolata per Orlando

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Il silenzio dell’Italia sulla strage di Orlando, avvenuta nella notte tra l’11 ed il 12 giugno nel locale gay Pulse, è agghiacciante: a tre giorni dalla sparatoria di massa, possiamo riscoprire un Paese omofobo, che punta il dito sul feroce mostro “Islam”, come se tentasse disperatamente di trovare un appiglio, una sorta di alleggerimento di coscienza. Noi, promotori della democrazia, che amiamo tanto sventolare la nostra libertà, cerchiamo di nascondere l’evidenza, anche se la verità è una sola: parlare della comunità gay, e dell’identità delle vittime, ci mette a disagio. Ci siamo completamente dimenticati che, in una sola notte, il mondo ha perso ben cinquanta persone.

Salerno però, ha deciso fermamente di spostare l’attenzione da “chi ha ucciso” a “chi è stato ucciso”: nella serata nel 14 giugno alle ore 20.30, infatti, a piazza Portanova si è tenuta una fiaccolata in onore delle vittime della feroce sparatoria di massa. “Se c’è una cosa che mette d’accordo tutti quanti i fondamentalisti e tutto il mondo, è l’odio delle persone gay, lesbiche e trans, le quali sono l’anello più debole” ha detto Ottavia Voza, segretaria dell’Arcigay Salerno, durante il presidio, tra candele e bandiere della pace “Quello che è avvenuto ad Orlando è l’atto più terribile d’omofobia che sia mai avvenuto. Si dimenticano troppo spesso le violenze che vengono fatte alla nostra comunità. Sappiamo bene che questi episodi possono sfociare nello sviluppo di un odio verso le persone che professano la religione islamica: nessun odio può essere accettato, perché sappiamo bene che sono strumentalizzazioni” ha poi continuato, soffermandosi sull’importanza di respingere ogni tipo di odio e di repressione.

Ma non è solo l’Italia ad aver vissuto questa tragica perdita con estrema leggerezza ed indifferenza: alle vittime non è stato dedicato un minuto di silenzio nemmeno agli Europei. E qui la domande sorge spontanea: come mai non si è data molta importanza alle vittime della strage di Orlando come invece è stato fatto per le vittime degli attachi avvenuti a Bruxelles e Parigi? Se pur vogliamo allegare la ragione della sparatoria al califfato, dobbiamo riconoscere che la scelta di violare un luogo specifico in cui la comunità LGBTQI vive la propria identità, significa fare un assalto a ciò che quelle persone rappresentavano. Girarci intorno diventa quasi una perdita di tempo: la verità è che ci siamo abituati a fare differenza tra morti di serie A e morti di serie B, ed in questo modo, uccidiamo le vittime due volte.

Ana Nitu

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