Impresentabili: la Commissione antimafia della Bindi all’attacco

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Impresentabili. Ci sono sempre: nonostante un sistema articolato, si presentano. I controlli delle commissioni elettorali, quelli della prefettura, a nulla sono valsi, perché il problema non sono i poteri, ma la legge. La legge e i partiti, che non filtrano, che accettano chiunque, purché sia in grado di portare voti. Ci prova la commissione antimafia, guidata dalla Bindi, a lanciare il guanto di sfida ad un sistema che non vigila, non controlla, omette o collude.

«Le liste civiche sono un varco per le mafie», ha detto la presidente.

Le liste civiche: quelle che nascono dal nulla pochi mesi prima delle elezioni, con un simbolo appena inventato, perché con più liste si possono ottenere più seggi, o più semplicemente perché ogni esponente locale deve dimostrare la sua forza elettorale in modo autonomo, con i suoi candidati.
La commissione antimafia non si è limitata ad una critica: ha fatto nomi e cognomi di coloro che non avrebbero potuto candidarsi (e dunque implicitamente contestando l’operato di alcune prefetture) e ha individuato anche soggetti che verrebbero sospesi nel caso dell’ottenimento dello scranno. Alcuni di questi si sono ritirati dalla contesa elettorale: a Battipaglia quattro su sette hanno rinunciato. Ma la rinuncia è una mera indicazione data all’elettore affinché non scriva il proprio nome: le liste, una volta superati i controlli, non sono modificabili.

Negli altri comuni, tra cui Roma, gli impresentabili hanno invece deciso di non deporre le armi.

Stavolta nessun clamore mediatico: non c’erano nomi noti coinvolti, come era accaduto alle scorse elezioni regionali, quando la Commissione aveva dichiarato impresentabile Vincenzo De Luca, attuale presidente della Regione Campania.

La lista, giuridicamente, equivale ad un articolo di giornale, un suggerimento, un invito. Non è compito della Commissione quello di dichiarare quali soggetti siano impresentabili e quali no: il compito è delle prefetture. Ragion per cui la Commissione utilizza sia parametri normativi che parametri morali, mischia le condanne con le indecenze, i rapporti con gli illeciti  le norme non vietano di avere rapporti di parentela con soggetti mafiosi, la morale sì. Con la morale, però, non si possono cambiare le candidature, proprio perché è soggettiva; questo dato di fatto aveva portato i partiti a reagire violentemente alla messa in stato di accusa delle proprie capacità morali, mettendo a loro volta in stato di accusa la Bindi.

Ma quali sono i mezzi per sconfiggere gli impresentabili che, nonostante tutto, si presentano? Pochi e limitati.

Se l’impresentabile è tale per ragioni giuridiche, e nonostante tutto è stato ammesso alla competizione elettorale, sarà necessario aprire un contenzioso davanti ai giudici amministrativi, dimostrando la sussistenza di requisiti che praticamente costituiscono sbarramenti alla decisione di merito. Ben più valevole è il procedimento che può condurre allo scioglimento degli organi degli enti locali per infiltrazioni mafiose: la presenza di un impresentabile, capace di condizionare il funzionamento della rappresentanza politica, dovrebbe comportare il commissariamento dell’ente e, successivamente, nuove elezioni. Questo meccanismo, diretto dalle Prefetture, si è mostrato, secondo le opposizioni governative, del tutto insufficiente. La colpa? Sarebbe del ministro Angelino Alfano, a cui le Prefetture devono rispondere, che per vie traverse e oscure cercherebbe di salvare le rappresentanze locali guidate da esponenti dei partiti di maggioranza. Quali siano queste è un mistero, ma di recente il capo del Viminale è stato accusato di aver salvato il sindaco Bianco dallo scioglimento del comune di Catania, nel cui consiglio siederebbero persone di dubbia moralità.

Al di là dei casi specifici, resta il fatto che spesso soggetti legati ad associazioni a delinquere siedono tra i rappresentanti democratici, e inquinano. Servono maggiori limiti: persino la tanto vituperata legge Severino si è mostrata insufficiente, ma ad essere insufficiente sembra essere una politica che non sa selezionare, ma che anzi ben accoglie i signorotti locali portatori di preferenze.

Vincenzo Laudani

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