E’ la Fondazione Polis a ricordarlo, in un dossier sulle giovani vittime di camorra presentato nel 2015. Secondo la documentazione, in Campania, prima del compimento della maggiore età sono 36 gli ammazzati. Venticinque vittime avevano un’età compresa tra 0 e 12 anni; le restanti 11 arrivavano a malapena a 18 anni.

“Strage degli innocenti”, è questo il nome scelto per la relazione in ricordo del 24mo anniversario dell’omicidio del piccolo Fabio De Pandi. Aveva 11 anni, ucciso da un proiettile vagante esploso durante un conflitto a fuoco tra clan rivali. Ma è soltanto una delle troppe vittime di camorra, 12 anni fa sconvolse l’opinione pubblica la morte di Annalisa Durante.

La camorra non ha nessuna regola se non quella di fare di tutto per ottenere maggiore potere. Non esiste onore, può incutere timore, crea scompiglio e paura, ma non c’è alcuna dignità nelle azioni dei camorristi.

La camorra ammazza i bambini, certo che lo fa: Simonetta Lamberti veniva uccisa nel 1982, a Cava dei Tirreni, a soli dieci anni perché figlia di Alfonso Lamberti, procuratore capo della Repubblica. Luigi Cangiano, dieci anni, ucciso da un proiettile vagante. Nunzio Pandolfi, morto in fasce a casa della nonna, mentre i sicari sparavano per ammazzare Gennaro Pandolfi, uomo di fiducia di Luigi Giuliano. Ciro Zirpoli, sedicenne, che pagò a caro prezzo il fatto di essere figlio di un boss. Il ragazzo venne trucidato da due killer su una moto e la sua tomba fu vandalizzata poco tempo dopo.

Basta mettere piede fuori dalla Campania per vedere come i bambini sono vittime in tutta Italia. Secondo Libera sarebbero 85 i minorenni vittime di mafia e tra questi, ben 50 prima di compiere i 14 anni. Il 7 ottobre del 1986 fu ucciso un bambino di 11 anni, il giovane Claudio Domino, mentre giocava nel suo quartiere di Palermo. La sua colpa? Quella di aver visto un reato.

“La barbarie dei mafiosi non conosce confini,” ha detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. “Purtroppo abbiamo visto tanti piccoli uccisi dalla camorra, dalla ‘ndrangheta e da cosa nostra. Spesso erano bambini che accompagnavano le vittime designate, trovatisi nella traiettoria di un conflitto a fuoco fra bande.”

E, infatti, proprio nel 2014, in Puglia, a Taranto, a morire fu Cosimo Orlando, la sua compagna e il figlio, Domenico, tre anni non ancora compiuti.

Redazione

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