Galleria Umberto I, l’agonia continua

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La Galleria Umberto I a Napoli vive un altro capitolo della propria triste e ormai lunga vicenda di incuria e degrado. Un’inchiesta di Repubblica rivela lo stallo totale dei lavori di restauro delle facciate dei condomìni privati che compongono il perimetro interno ed esterno della Galleria stessa: la situazione rappresenta un grave pericolo per la cittadinanza, a causa di pietre, calcinacci e interi fregi che continuano costantemente a staccarsi dalle splendide pareti di inizio Novecento.

Sia i cittadini che i tanti turisti si saranno ormai abituati a vedere la Galleria ingabbiata da innumerevoli impalcature: strutture montate già da due anni, non in base ad un preciso e tempestivo piano di restauro, ma all’indomani della tragedia che colpì il giovanissimo Salvatore Giordano, il 9 luglio del 2014. L’indignazione per quell’assurda morte, causata da un calcinaccio, caduto sulla testa del povero ragazzo che passava di lì per caso, convinse ad intervenire in tutta fretta, sull’onda emozionale, per rassicurare l’opinione pubblica. Spesso a Napoli si agisce per arginare le tragedie del momento; passata l’emergenza, ai buoni propositi spesso si sostituisce il caos. Anche in questo caso, in breve è cominciata una serie di interminabili battaglie legali tra privati, Comune, soprintendenza, imprese appaltatrici dei lavori, che hanno paralizzato e reso inutili i primi interventi di emergenza.

In sostanza, i condomìni della Galleria non hanno mai trovato un accordo per deliberare, in seno alle proprie assemblee, la definitiva attuazione degli interventi, nonostante nel frattempo fossero stati eretti i ponteggi. I civici coinvolti, l’83 e il 19, non hanno mai dato il via libera al finanziamento dei lavori, probabilmente per gli altissimi costi. Da qui, una serie di azioni legali, civili e penali, che hanno coinvolto gli amministratori dei condomini e le ditte appaltatrici degli stessi; le quali, come afferma la società Graphite, uno dei soggetti coinvolti, non sarebbero nemmeno state del tutto pagate. Dal canto loro, gli amministratori dei condomìni difendono le proprie posizioni: uno di loro, Cosimo Rispoli, afferma che in realtà le azioni civili sono state intraprese per ottenere dal giudice proprio lo smontaggio dei ponteggi, dopo che le ditte non avevano nemmeno terminato di installarli e per giunta rifiutavano anche di smobilitare, dopo che glielo si era fatto notare. E in effetti, è di pochi giorni fa la decisione del Tribunale di Napoli in sezione civile, che ha stabilito lo smontaggio dei ponteggi da parte proprio della Graphite entro la fine di giugno.

Di questa intricata vicenda solo un dato è certo: paradossalmente, erano proprio le impalcature che si stanno smontando l’ultima difesa per i passanti in Galleria dalla caduta di pietre e calcinacci, che in due anni hanno continuato a staccarsi dalle pareti accumulandosi sulle assi di legno e nelle reti di protezione, ormai deformate per il peso e a rischio di inevitabili strappi. I condomìni hanno assicurato che provvederanno alla messa in sicurezza attraverso l’installazione di nuove reti, per un costo complessivo di almeno 25 mila euro.

E il Comune? Il suo ruolo nella vicenda non appare limpido. Solo per tornare ai famigerati ponteggi, le autorizzazioni COSAP, indispensabili per ottenere la licenza per l’occupazione di suolo pubblico, dovevano essere pagate già due anni fa, ma ad oggi, riporta Repubblica, non se ne sa ancora nulla. D’altra parte, cosciente della situazione di pericolo evidente per l’incolumità della cittadinanza, Palazzo San Giacomo ha recentemente inviato delle diffide ai condomìni coinvolti (l’ultima è stata recapitata lo scorso febbraio); sempre su Repubblica, oggi l’assessore Piscopo assicura che si stanno facendo le massime pressioni per attuare immediatamente i lavori di messa in sicurezza. L’importante però sarebbe che si arrivasse, da parte dei privati, alla delibera di un progetto concreto di intervento da presentare alla Soprintendenza e che terminassero le beghe legali che ancora si trascinano: da ultimo, i condomini hanno impugnato anche i lavori in danno fatti eseguire dal Comune.

Intanto, tra mille indecisioni e rimpalli di (ir)responsabilità, i negozianti della zona continuano a lanciare allarmi sul pericolo che l’interminabile agonia della Galleria Umberto rappresenta per l’ordine e la sicurezza pubblici: oltre ai calcinacci e fregi ultracentenari che piovono giù dai muri, i clochard la usano come riparo per la notte e vespasiani e i vandali vi allestiscono campi da calcio improvvisati, spaccando spesso anche le vetrine, usate come porte.

Ludovico Maremonti

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