The Neon Demon, Refn e l’estetica violenta

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the neon demonThe Neon Demon è il nuovo e destabilizzante film di Nicholas Winding Refn.

Dopo i due film che lo hanno definitivamente fatto conoscere al grande pubblico (Drive e Solo Dio perdona) il regista danese questa volta decide di raccontare una storia sul mondo della moda. Una favola moderna e violenta che rappresenta perfettamente la società nella quale viviamo.

Jesse (Elle Fanning) è una giovanissima ragazza di provincia che, dopo aver affittato una camera in un motel, si propone come modella in un’agenzia. Il suo percorso verso la gloria sembra essere in discesa: la sua ingenuità mista alla sua bellezza le dà quel tocco di autenticità che il resto delle modelle non ha più in seguito ai ritocchi estetici. Jesse, però, non riesce a difendersi da chi trama contro di lei e anzi allontana coloro che mostrano un minimo di affetto sincero nei suoi confronti. La spirale di violenza e depravazione nella quale si troverà le farà capire quanto sia malato quel mondo e quanto lei, in fin dei conti, non c’entri nulla con esso.

Refn in The Neon Demon mette in scena un’estetica violenta che avvolge lo spettatore, racchiudendolo in un mondo di colori virati come in una discoteca. La musica che accompagna gran parte del film stordisce chi guarda e lo catapulta in un mondo dove i momenti onirici e non si mescolano tra loro. L’atmosfera, la fotografia, le inquadrature, tutto sembra riportare ad un’estetica da spot pubblicitario. Gli attori, tutti spaventosamente perfetti, recitano trattenendosi senza dare alcuna enfasi alle loro battute. Tutti, nessuno escluso, è ossessionato dall’apparire. Refn è forse uno dei pochi registi che fa dell’estetica, quindi della forma, il proprio cavallo di battaglia senza però dimenticare la sostanza.

La violenza che mette in scena in The Neon Demon è di duplice natura: da una parte c’è quella fisica, a tratti splatter, tipica del suo cinema; dall’altra quella psicologica che il mondo dello show business pratica quotidianamente su chi lo abita. Jesse durante il suo percorso diventa malvagia e diabolica perché comprende di avere qualcosa che gli altri desiderano. Fin dalla prima scena le viene detto che, soprattutto nel suo sguardo, si cela un che di magnifico. L’amore e l’ossessione si fondono con la gelosia e la disperazione senza distinguere più un sentimento dominante in chi la circonda. Tutti vogliono essere lei e qualcuno è disposto a tutto pur di inglobare la sua bellezza.

In un cinema così votato all’immagine si potrebbe pensare che i significati siano meno definiti di ciò che si vede, in realtà però Refn non lascia nulla al caso. Nonostante le sue manie e le sue ossessioni non cade mai nella trappola del mostrare qualcosa per il semplice gusto di farlo. Si conferma, quindi, uno degli autori più forti e interessanti degli ultimi anni.

Andrea Piretti

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