E Lettieri rompe il silenzio elettorale

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Fa scoppiare una polemica su facebook il candidato del centrodestra Gianni Lettieri, che, il giorno prima del ballottaggio pubblica, sulla sua pagina ufficiale, un video di una sua apparizione in tv. Nonostante il silenzio elettorale. Ma cos’è, di preciso, questo silenzio elettorale?

E’ l’obbligo, da parte di un candidato, di non compiere atti di propaganda il giorno prima del voto e, quindi, in questo caso, interrompere l’attività di comunicazione elettorale allo scadere della mezzanotte del 17 giugno. Niente più propaganda, stop ai comizi, niente più messaggi.

La legge, certo, risale al 1956, è la numero 212 del 4 aprile e all’articolo 9 si legge:

“1) Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali
murali o altri e manifesti di propaganda.
2)  Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali.
3)  È consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o periodici nelle bacheche previste all’art. 1 della presente legge.
4) Chiunque contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da lire 100.000 a lire 1.000.000.”

Nel 1985 vi è stata poi un’integrazione in merito alla comunicazione radiotelevisiva, ma, ad oggi, esiste un vuoto legislativo. Nell’epoca dei social network, in cui tutti siamo connessi praticamente sempre al world wide web, in che modo un tweet o un post, il giorno prima delle elezioni può modificare il nostro modo di votare? E’ chiaro che il Parlamento non si è fatto ancora carico di questa problematica.

Intanto, lo scorso 4 giugno furono in molti a rompere il silenzio elettorale su Facebook: la prima fu Virginia Raggi del M5S, a postare un video alle 14:45. Anche Fassino cadde nel vuoto legislativo e pure la sua sfidante, Appendino, lo fece.

Ma chi ha ragione? Nessuno, a causa della mancanza di una regolamentazione. Eppure il voto è segreto e il giorno prima delle elezioni andrebbero lasciati liberi i cittadini nella scelta del candidato da votare.

Redazione

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