Sanità privata in aumento, in troppi devono dire “no”

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La ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata a Roma al VI ‘Welfare Day’, riferisce un aumento della spesa sanitaria privata, mettendo in evidenza una sempre maggior quota di italiani, che potendo permetterselo ricorrono alle cure private.

La ricerca Censis rivela che: “Il boom della spesa sanitaria privata nel 2015 sale a 34,5 miliardi di euro con un aumento reale di +3,2% rispetto al 2013, praticamente il doppio della spesa totale per consumi”.

Il dato negativo consiste in un cospicuo numero di cittadini italiani che rinuncia a curarsi, il Censis ha quantificato in oltre 11 milioni con un incremento del fenomeno di 2 milioni dal 2012, totale che è rappresentato per un quarto da cittadini anziani. Inoltre anche i ticket pagati dagli italiani registra un aumento: il 45,4% infatti ha pagato tariffe nel privato simili a quelle del pubblico.

Il 57,1% degli italiani pensa che chi può permettersi una polizza sanitaria o lavora in un settore in cui è disponibile la sanità integrativa dovrebbe stipularla e aderire.

In merito al calo delle spese sanitarie, il ministro della salute Lorenzin ha affermato che il sistema sanitario deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo, aggiungendo che l’indagine Censis conferma la necessità di difendere l’aumento previsto del fondo sanitario per il biennio 2017-18.

Le motivazioni che spingono a preferire sempre di più rivolgersi a strutture private sono: in primis l’aumento del costo del ticket sanitario, in quanto è aumentato al punto da superare quello delle prestazioni private, con la differenza che in questo caso c’è maggiore flessibilità nella scelta di orari e giorni, che nel caso della sanità pubblica rappresenta un importante problema; dall’altro lato è da considerarsi l’allungamento delle liste d’attesa.

Abbiamo dunque oltre 500 enti che operano gestendo annualmente circa 4 miliardi di euro di risorse su 30 miliardi di spesa sanitaria privata, relativa a più di 6 milioni di iscritti e 10 milioni di assistiti.

Successivamente è stato presentato il Report annuale di RBM Salute sullo stato della Sanità Integrativa in Italia intitolato “Un Secondo Pilastro in Sanità: Sostenibilità S.S.N., benchmark europeo e nazionale per accesso alle prestazioni, multicanalità ed alleanza pubblico-privato”.

Non di poca importanza risulta essere il problema della “qualità”: per il 45%degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni, per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata.

La gravita della situazione è la rinuncia di circa undici milioni di italiani registrata solo in quest’anno. Tuttavia, il 51,3% degli italiani si dichiara contrario a sanzionare i medici che le hanno prescritte.

Il decreto sull’appropriatezza, si legge, “incontra l’ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico”.

Umberto Celardo

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