Einaudi: musica nel Mar Glaciale Artico

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Le dolci note di un pianoforte arrivano in uno dei luoghi più remoti e desolati del globo: il Mar Glaciale Artico. Questo spettacolo naturale, in cui ormai l’azione devastatrice dell’uomo è sempre più evidente giorno dopo giorno, all’inizio del mese di Giugno è stato pervaso dalla musica del pianista di fama mondiale Ludovico Einaudi.

La location non è stata semplicemente scelta per una questione di stile o per i suoi panorami mozzafiato, bensì perché il pianista ha deciso di sostenere in modo unico — oppure, si può dire, nel modo più consono alla sua personalità — la campagna di Greenpeace contro il progressivo scioglimento dei ghiacciai, unendosi all’appello firmato da quasi otto milioni di persone per chiedere alla comunità internazionale di sottoscrivere al più presto un accordo che protegga l’Artico dallo sfruttamento e dai cambiamenti climatici.
In Norvegia, e più precisamente di fronte al ghiacciaio Wahlenbergbreen delle Isole Svalbard, Einaudi ha eseguito il suo nuovo brano “Elegy for the Arctic”. Il pianista ha raggiunto il ghiacciaio a bordo della nave “Arctic Sunrise” di Greenpeace ed ha suonato su una piattaforma galleggiante costruita appositamente per la performance (emblematico e da sottolineare il fatto che il ghiaccio fosse troppo fine perché potesse reggere il peso del pianoforte, ecco il triste motivo della piattaforma).

Einaudi
“Arrivare qui è un’esperienza incredibile — ha detto Einaudi — L’Artico non è un deserto, ma un luogo pieno di vita. Ho potuto vedere con i miei occhi la purezza e la fragilità di quest’area meravigliosa e suonare una mia composizione ispirata alla bellezza dell’Artico e alle minacce che subisce a causa del riscaldamento globale. Dobbiamo comprendere l’importanza dell’Artico per proteggerlo prima che sia troppo tardi”.

Nelle scorse settimane Greenpeace ha pubblicato il rapporto scientifico “What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic” (Quel che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico), svelando come questo ecosistema unico e prezioso si stia scaldando due volte più in fretta di qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre, che alle nostre latitudini si manifesteranno con un incremento dei fenomeni meteorologici estremi.

Proprio in questi giorni l’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Atlantico nordorientale, discute dell’istituzione di un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati (un’area con un’estensione pari a quella della Gran Bretagna) nelle acque internazionali del Mar Glaciale Artico, al momento il mare meno protetto del mondo.
La decisione è sostenuta dal parere del comitato scientifico dell’OSPAR, che ha riconosciuto l’elevato valore ecologico di questa regione e la gravità del processo di disgelo causato dai cambiamenti climatici. Per questo, Greenpeace chiede l’istituzione di un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale ed estrattiva. Tuttavia, sotto la pressione dei governi di Norvegia, Danimarca e Islanda, che stanno cercando di ostacolare il processo di approvazione, l’accordo potrebbe saltare.

Qui il link per sostenere Greenpeace

Daniela Diodato