Omosessualità, genetica e altre non risposte

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Si potrebbe innanzitutto sviscerare la solita prosopopea che parla del fatto che l’omosessualità è sempre esistita, che alcuni tipi di società la accettavano senza problemi e altre no, che sia stata considerata malattia mentale fino all’inizio degli anni ’90 e via dicendo.

Ma servirebbe a ben poco. Considerato il fatto che né la scienza né la società stessa hanno risposte per la domanda più emblematica a riguardo: omosessuali si nasce o si diventa?

Nonostante gli enormi passi in avanti di una società più aperta (che a dire il vero ha ancora molta strada da fare, se pensiamo a Orlando), è ancora opinione diffusa il chiedersi quale sia l’origine dell’omosessualità.

La risposta è che nessuno al momento lo sa e forse mai lo saprà.

Gli studi nell’ambito sono innumerevoli, variegati e in corso da decenni. Dalla ricerca di geni correlati all’omosessualità fino all’analisi del comportamento di gruppi di soggetti omosessuali. Con lo scopo di individuare una sorta di “scintilla”, “inizio”, “sintomo” e situazione che possa definirne le basi, che possa aiutare a “comprendere”.

La verità, almeno al momento, è che tutto questo ha fallito, producendo risultati deboli e poco attendibili, tanto in campo genetico quanto in quello antropologico, non riuscendo a definire praticamente nulla sull’origine dell’omosessualità.

C’è chi parla di “sessualità fluida” dell’essere umano, come Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma, che afferma che in ognuno di noi c’è una bisessualità di base che tende ad incanalarsi ma che è modificabile nel corso della vita, generando anche l’omosessualità.

C’è anche chi come Alfred Kinsey già nel 1953 ipotizzava che tra l’eterosessualità e l’omosessualità vi fossero una moltitudine di situazioni intermedie che rendono di fatto impossibile una definizione assoluta della questione.

Al netto di chi abbia ragione e chi torto, avrebbe senso se un giorno scoprissimo quando, come e quando si diventa omosessuali? Se conoscessimo perfettamente le origini dell’omosessualità?

Molto probabilmente no, perché la scienza non è cosa separata dall’umanità ed oggi, più della necessità di capire perché esiste l’omosessualità, abbiamo la necessità di non far più esistere l’odio e l’intolleranza.

Omosessualita

Sembra quasi che la ricerca della base dell’omosessualità serva in qualche modo a giustificarla o a renderla umana e accettabile.

No, non è così perché nonostante la strada di cui accennato sia ancora in salita, l’omosessualità è già una parte dell’umanità, dell’essere umano e di tutti noi. Lo è stata sempre, ma forse ce lo siamo dimenticato.

Esistono questioni, e l’essere omosessuali è una di queste, che varcano l’insieme creato dalla curiosità umana, quello di cercare una spiegazione un po’ a tutto quello che ci circonda.

Qui le insufficienze culturali ancora in atto nella società hanno varcato sia quell’insieme sia il limite dell’accettabilità e continuare a cercare una quadra presumibilmente non servirà a nulla.

Semmai, la differenza la faremo quando saremo in grado di accettare senza dover per forza definire tutte le sfaccettature della personalità dell’uomo, comprese le attitudini sessuali, omosessualità in primis.

Difficile ammetterlo, ma esistono cose che non abbiamo la necessità di spiegare, che esistono e basta, che vanno accettate senza un perché. Allora si, saremo tutti uguali.

Mauro Presciutti

 

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Sono laureato in Radiologia e Radioterapia ed in Biologia, mi occupo di agricoltura sostenibile e sono un attivista politico impegnato sui temi sociali, dei diritti, del lavoro e dell'ambiente. Credo che il futuro di questo paese passi dalla ricerca e dall'innovazione, credo anche che siamo ancora molto lontani da quel futuro.

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