Villa Comunale, ascensore e polemiche

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Da giorni fa rumore a Napoli la vicenda del vano ascensore realizzato all’interno del cantiere della Linea 6 della metropolitana cittadina, proprio a ridosso della monumentale Cassa Armonica, in Villa Comunale. La polemica è scoppiata quando, il 17 giugno scorso, il Corriere del Mezzogiorno ha pubblicato le prime immagini della piccola costruzione, realizzata con pareti interamente in cemento armato: la struttura è molto appariscente e ha fatto gridare allo scempio architettonico e paesaggistico numerosi comitati civici.

Le condizioni della Villa Comunale sono da anni molto difficili: rifugio di clochard, priva ormai del verde che storicamente l’ha sempre adornata, cimitero di edifici in abbandono che hanno ospitato storiche istituzioni napoletane ormai sparite, come il Circolo dei Giornalisti e l’Acquario. Da qualche anno, poi, sono arrivati i cantieri: quello che ha riparato il tremendo crollo del palazzo Guevara di Bovino e poi quello della Linea 6 della metro hanno contribuito a trasformare la Riviera di Chiaia in un percorso accidentato a ostacoli, svilendo ancor di più il valore già compromesso dell’antica Villa Borbonica.

Su queste basi, si comprende come la colonna di cemento che dovrebbe ospitare l’ascensore per disabili annesso alla nuova fermata di San Pasquale abbia destato una certa impressione nei cittadini, costituiti nei comitati che hanno annunciato una vivace protesta per domani alle 11. Una protesta che si annuncia anche piuttosto rumorosa, con parecchi bersagli, a partire dai progettisti, fino alla Soprintendenza e al Comune. Antonella Pane, architetto e presidente del comitato “Progetto Napoli”, ha richiesto alla soprintendenza un intervento immediato per valutare la legittimità della costruzione e approfondire quali siano invece le caratteristiche originali di un progetto approvato già ben 10 anni fa. In effetti, la realizzazione dell’ascensore era stata prevista all’epoca, ma è poco chiaro il tipo di materiale che era stato stabilito che si impiegasse: l’ipotesi più credibile è che si trattasse di plexiglass, non certo del cemento usato pochi giorni fa, né tantomeno è plausibile ipotizzare di coprire il cemento con acciaio a specchio, per limitarne l’impatto visivo. Sulla non attuabilità di questa soluzione è chiara l’architetto Pane: <<Ma scherziamo? Vogliamo accecare gli automobilisti che transitano sulla corsia della Riviera quando il sole si rifrange sulla struttura? Vogliamo contare i morti?>>. Al di là del pericolo per il traffico, tra l’altro, il fatto che la Villa sia ormai povera di vegetazione renderebbe poco credibile la finalità del rivestimento a specchio, ovvero riflettere il verde, prosegue Pane.

A rafforzare, inoltre, l’ipotesi che il progetto originario prevedesse tutt’altro materiale per la realizzazione del piccolo torrino, c’è anche un documento, svelato ancora dal Corriere del Mezzogiorno, risalente proprio al 2006: in esso il Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, struttura interna al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, afferma che l’autorizzazione al progetto della metropolitana in villa poteva esistere solo se i materiali previsti per la costruzione del vano ascensore fossero stati  realizzato <<con pannellature trasparenti>>. Se le autorizzazioni sono in regola, dunque, è normale che prevedano il rivestimento in plexiglass e non il cemento.

In gioco comunque non c’è solo un ascensore, o il problema del rispetto del godimento delle libere visuali del paesaggio, un concetto che, oltre ad avere un significato urbanistico e legale ben preciso, è perfettamente comprensibile anche dal gusto e dal buon senso di chi semplicemente osserva. Evidentemente è questa la corretta chiave di lettura della polemica, se da giorni anche altri numerosi comitati (“Cambiamo”, “Cittadinanza attiva in difesa di Napoli”, “Assoutenti”, “Italia Nostra”) hanno annunciato il loro sostegno all’iniziativa di “Progetto Napoli”: si tenta di impedire, secondo questi soggetti, un nuovo scempio sulla pelle già coperta di cicatrici di un bene culturale allo stremo, oggetto di polemiche anche nei mesi scorsi per l’intervento di restauro della Cassa Armonica stabilito dal Comune.

Anche stavolta Palazzo San Giacomo è coinvolto: l’assessore alle Infrastrutture e ai Lavori Pubblici assicura però che sono stati <<convocati i responsabili degli uffici coinvolti nella realizzazione dell’ascensore. Approfondiremo tutti gli aspetti autorizzativi>>. In attesa di recuperare le carte, perse nella notte dei tempi di un progetto vecchio di 10 anni, il cantiere ha sospeso i lavori.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 27 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo "Sannazaro", quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.

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