Gran Bretagna: ti addormenti dentro, ti svegli fuori.

Almeno così è successo al sottoscritto e a quanti di noi sono andati a letto nella tarda serata di ieri, con i remain in vantaggio, e si sono alzati con la prevalenza dei leave, che ha decretato ufficialmente e definitivamente l’abbandono dell’Europa da parte della Gran Bretagna.
Pur rimandando ogni ulteriore considerazione ad un articolo di approfondimento che pubblicheremo nei giorni a venire, resta il fatto che i britannici hanno scelto: in questa Unione Europea non vogliono più stare.

Non si può certo dire, tuttavia, che sia stato un plebiscito. Dati alla mano, infatti, il 51,9 per cento dei votanti ha propeso per la cosiddetta Brexit, mentre il 48,1 per cento ha scelto di restare.

È possibile, inoltre, dare una connotazione geografica allo scrutinio, dal momento che in tutta l’area scozzese e a Londra hanno prevalso gli europeisti, mentre in Galles e in Inghilterra del nord l’uscita dalla UE è stata preferita in massa.

Sarebbe interessante capire adesso cosa cambierà, e cosa dovremo aspettarci da questa notizia che, pur nel suo clamore, non arriva del tutto inaspettata.
Di certo, della Brexit, se ne sono accorti gli investitori di borsa, visto che, al momento in cui scriviamo, la sterlina è scesa ai suoi livelli più bassi nei confronti del dollaro da almeno trent’anni a questa parte.

Da un punto di vista strettamente politico, come non notare che il refendum, promosso dai conservatori, non ha raccolto consensi unanimi neanche nelle file di quel partito, dal momento che lo stesso premier David Cameron, esponente dei Tories, si era schierato a favore della permaneza della Gran Bretagna all’interno dell’UE. Per questo motivo, in virtù dell’esito referendario, ha già annunciato le proprie dimissioni.

Chi canta vittoria è adesso, oltre a Boris Johnson, ex sindaco di Londra e promotore del referendum, il leader dell’Ukip, Nigel Farage, che ha salutato come giorno dell’indipendenza” la giornata di ieri, in cui il popolo britannico ha scelto, non senza difficoltà, da che parte stare.

Carlo Rombolà

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