Considerazioni sarcastiche sulla Brexit

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united kingdom exit from europe relative image

Questo articolo nasce come messa in ordine di riflessioni sparse sulla Brexit, con l’intento principale di mettere in luce le dimensioni più paradossali di questo evento; e ce ne sono parecchie, perché si, il tradizionale isolazionismo inglese ha sicuramente pesato, ma la verità è che l’attuale classe dirigente europea è la più stupida, ottusa e arrogante che si sia vista da quando Chamberlain consegnò i Sudeti a Hitler.
In questo, ovviamente, spicca David Cameron: l’ormai quasi ex primo ministro inglese, che al solo scopo di rivincere le elezioni ha promesso, con arroganza tipicamente tory, un referendum pensando evidentemente che fosse come una passeggiata nella campagna del Kent, con il pregevole risultato di abbattere due unioni in un colpo solo: l’Unione Europea e il Regno Unito, visto che ora Scozia e Irlanda del Nord a loro volta si stanno facendo parecchie domande. Ma per chi come me da sempre sostiene la causa indipendentista della Scozia e quella della riunificazione dell’Irlanda, questa è un’ottima notizia. Non male anche Nigel Farage, leader dell’UKIP, che per chi se lo fosse dimenticato è il partito con cui il MoVimento 5 Stelle siede nel Parlamento Europeo, che subito dopo il voto ammette in diretta televisiva di aver raccontato balle per 350 milioni di Sterline durante tutta la campagna referendaria. Insomma, Berlusconi non verrà più ricordato come il leader più ridicolo della storia dell’Europa post-guerre mondiali, il che è tutto dire.

Veniamo all’ignoranza del popolo inglese: va bene, sono d’accordo anch’io che chi ha sempre rifiutato di usare il sistema metrico decimale qualche problema mentale deve averlo, ma (e forse questo aspetto sfugge un pelino a molti commentatori) se un popolo è così ignorante che subito DOPO aver votato va a cercare su Google su CHE COSA ha votato, non sarà che la responsabilità è anche di chi ha governato e ha fatto per decenni disastri in materia di politiche educative? Il sistema scolastico e quello universitario inglesi sono quelli che sono stati presi a modello per le contro-riforme degli ultimi 20 anni. Nelle scuole: managerializzazione della dirigenza, introduzione di test standardizzati, nozionismo delle discipline; nel sistema universitario: separazione tra università “di “serie A e di serie B”, sistema di valutazione della performance altamente formalizzato, riduzione del numero degli studenti a tutto svantaggio delle classi medie e proletarie. Ora abbiamo visto l’effetto di queste politiche, e infatti l’Italia è già il primo paese al mondo per diffusione dell’analfabetismo funzionale. Vogliamo finalmente porci SERIAMENTE il tema delle politiche educative? C’è da dire che questo voto è anche figlio della disintermediazione, che molti sbandierano come grandissima conquista della modernità. Eppure i meccanismi cognitivi sono una cosa un po’ più complessa di uno scambio di tweet con il Presidente del Consiglio, e soprattutto quando si tratta di argomenti di grande portata, è NECESSARIO che la formazione delle opinioni sia accompagnata. L’idea che le persone, informandosi da sole, possano padroneggiare materie complesse non ha alcun fondamento. Agenzie socializzanti come ad esempio i sindacati o dei partiti credibili servono anche a questo: ad aiutare i cittadini a comprendere su cosa devono votare; e forse non è un caso che in Inghilterra i sindacati sono stati per decenni il bersaglio dei governi, dalla Thatcher a Blair (sulla credibilità dei partiti inglesi bastino gli esempi che nominavo prima…).

C’è comunque un’ironica e perversa giustizia in tutta questa vicenda: il Regno Unito è stato uno dei principali sostenitori delle politiche economiche che stanno distruggendo gli stati e i popoli europei, ed il partito di Cameron, il Partito Conservatore (che fa parte del PPE, Partito Popolare Europeo, quello della Merkel per intenderci) ne è stato il principale sostenitore; ricordate che nel 1979 la Thatcher andava alle riunioni europee ripetendo “We want our money back”? Bene: questo referendum ha presentato ai tories, al PPE (e anche al Partito Socialista Europeo, che ormai ha solo la S nella sigla a differenziarlo dal precedente), all’Inghilterra e a tutta l’Unione Europea il conto per decenni di politiche economiche, educative e del lavoro ideologiche ed autoreferenziali. La responsabilità storica delle classi dirigenti europee è gigantesca, innanzitutto per le politiche messe in alto, e in più per l’incapacità di comprendere che ormai i cittadini votano su uno schema di contrapposizione “outsiders vs. establishment” (lo scrivo in inglese così se qualche eurocrate mi legge forse capisce cosa intendo), e l’Unione Europea È l’establishment. Eppure, temo che non cambierà molto; dal nanismo politico non si guarisce in un giorno. Anzi, non si guarisce e basta.

Comunque, guardiamo al lato positivo: per la velocità con cui si sta svalutando la Sterlina, dubito che l’Arsenal possa permettersi di acquistare Higuain, e questo non è per nulla un effetto da poco. Ora perdonatemi, ma torno a fare sciacallaggio su ebay.uk…

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