Brexit, le possibili ricadute sull’ambiente

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La Brexit ha destato forte preoccupazione da parte degli ambientalisti britannici che nel corso degli ultimi anni hanno apprezzato la pressione dell’UE sul governo britannico.

L’Unione Europea ha un ruolo particolarmente importante per la promozione dello sviluppo sostenibile e gli accordi multilaterali in materia ambientale. Gli Environmental Action Programme pubblicati dal 1973 sono ben 7 e la Strategia Europea per lo Sviluppo Sostenibile monitora ogni due anni i progressi svolti dall’Unione. Si teme che la Brexit possa avere delle forti ricadute sull’ambiente.

Fino a pochi decenni fa le acque della Gran Bretagna erano in una situazione di forte degrado. Nelle aree rurali e suburbane venivano utilizzati i pozzi neri, attualmente vietati per legge. Negli anni ’70 spesso i mass media riportavano delle notizie terribili riguardo le condizioni dei fiumi, laghi e mari britannici. Oggigiorno, nonostante il Regno Unito resti in fondo alla classifica europea, c’è stato un forte miglioramento: solo il 4,9% delle stazioni balneari britanniche possiede una scarsa qualità dell’acqua.

Stesso discorso vale per l’inquinamento atmosferico. I cittadini londinesi più anziani ricorderanno di sicuro la cosiddetta ”Grande Nebbia” di ossidi di zolfo che il 4 dicembre del 1952 avvolse la capitale. L’aria sulla città per molti giorni rimase immobile e gli ospedali si riempirono di persone che soffrivano di gravi disturbi respiratori. Nel 1973, dopo aver aderito alla Comunità Europea, la Gran Bretagna venne addirittura soprannominata “dirty man of Europe” per i suoi bassi standard di qualità dell’aria. Da allora molte cose sono cambiate: grazie a legislazioni efficaci a livello nazionale e soprattutto europeo la situazione è migliorata in modo significativo.

L’UE ha avuto un ruolo fondamentale anche per quanto riguarda l’utilizzo delle fonti pulite e la tutela delle specie protette. La Direttiva Europea sull’Energia Rinnovabile, che impone che almeno il 20% dell’energia venga prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 ha contribuito alla crescita industriale degli ultimi anni. Il regolamento europeo che ha reso effettivo il CITES ( Convenzione sul Commercio Internazionale per le specie animali e vegetali in via di estinzione) ha aiutato a impedire la vendita illegale di avorio, corna di rinoceronte e pinne di squalo preservando gli animali in via di estinzione.

Da quanto si può, quindi, evincere molte delle leggi che la Gran Bretagna utilizza per garantire che la natura e la salute siano protette sono state redatte in accordo con Bruxelles. Brexit significa che le leggi sulla tutela ambientale potrebbero essere indebolite o rottamate. Per correre ai ripari ed evitare che a pagare la scelta dei ‘Leave’ sia l’ambiente le ONG ambientaliste lanciano una sfida ai politici di tutti i partiti affinchè prendano impegni per contrastare i cambiamenti climatici.

Vincenzo Nicoletti

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