Caro Napoli, così non va

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Negli ultimi giorni, stanno facendo parlare tantissimo le dichiarazioni dell’agente e fratello di Gonzalo Higuaìn: El Pipita non sarebbe intenzionato a rinnovare il suo contratto con il Napoli. Le parole di Nicolas Higuaìn (“Lo sforzo della società per vincere lo Scudetto è nullo”) sono rimbombate prepotentemente al di sotto del Vesuvio e hanno scatenato l’ira di molti tifosi azzurri, adirati come non mai nei confronti di De Laurentiis, con cui c’è sempre stato un rapporto di amore-odio proprio a causa dei mancati investimenti in ottica Scudetto. Tuttavia, in virtù di alcune uscite da parte di tesserati e dei loro agenti, le colpe non vanno attribuite tutte alla società. Ma andiamo in ordine.

È nota a tutta la storia tra ADL e il Napoli: l’imprenditore romano acquistò la società azzurra nel 2004, salvandola da una situazione catastrofica e portandola, nel giro di tre anni, dalla Serie C alla Serie A. Dopo i primi due anni di assestamento nella massima serie, il Napoli ha iniziato repentinamente a farsi conoscere piazzandosi ai piani alti della classifica, qualificandosi prima in Europa League e successivamente in Champions League. Per di più, è riuscito anche a rinfoltire la bacheca con due Coppe Italia ed una Supercoppa. La stagione passata, in ambito nazionale, è stata la migliore dagli storici “tempi di Maradona“: il Napoli si è laureato campione d’inverno e ha lottato a lungo per lo Scudetto, arrendendosi alla solita Juventus. Detta così, il cammino del Napoli targato De Laurentiis sembrerebbe perfetto: in pochi anni dalla C alla A, il ritorno in Europa e addirittura la lotta per il campionato.

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ADL saluta il pubblico del San Paolo

Insomma, il lavoro di DeLa per salvare il Napoli dal baratro e riportarlo nel calcio che conta è stato eccellente, e a lui va tutta la gratitudine della tifoseria. D’altro canto, una piazza storica ed esigente come quella partenopea non può assolutamente accontentarsi di questo, e il patron azzurro sembra non volerlo capire. O meglio, fa finta di non capirlo. I tempi sono cambiati e i tifosi sono stufi di vedere un Napoli provinciale, inteso come società amministrata in tale maniera: politica di marketing e sponsorizzazioni da provinciale (con tutto il rispetto per la torinese Kappa e le campane Lete e Garofalo) quando c’era stata la possibilità di firmare un contratto con i colossi Adidas e Nike; stadio da provinciale, che avrebbe seriamente bisogno di una ristrutturazione e che dovrebbe passare nelle mani della società, come pian piano sta accadendo anche in Italia; settore giovanile da provinciale, poco finanziato e senza un campo di proprietà, con la Primavera che deve disputare i match interni presso una struttura privata in provincia, a Sant’Antimo. Infine, e arriviamo alla punta dell’iceberg, anche il calciomercato è da provinciale. La società Napoli si preoccupa più di avere i conti in regola – che sono sì importanti, ma fino ad un certo punto – piuttosto che fare investimenti seri per alzare il tasso tecnico della rosa. Ricordiamo che, proprio Higuaìn, arrivò solamente dopo la cessione di Cavani al PSG. La filosofia del Napoli è quella del non si compra se non si vende, filosofia che raramente porta a grandi risultati. Anzi, porta solitamente alla situazione statica in cui è il Napoli: conti a posto, risultati in campo molto buoni, ma senza la possibilità di ottenere qualcosa in più.

Ed è proprio questo modus operandi che, da anni ormai, ha provocato la rottura tra la tifoseria e De Laurentiis, e che adesso ha turbato anche l’agente di Higuaìn, il quale ha gettato fuori tutta la sua indignazione. Ma a che scopo? Dopo le dichiarazioni sue e dei suoi colleghi, le cose non possono che peggiorare. Ora è stato il turno di Higuaìn, qualche settimana fa di Koulibaly (con tanto di botta e risposta tra il suo procuratore e De Laurentiis) e ancora prima di Gabbiadini: tutti insoddisfatti, chi per un motivo, chi per un altro. Il loro malumore sventagliato ai quattro venti dai loro agenti. L’unico risultato è che ora il Napoli avrà ancora più difficoltà a tesserare nuovi giocatori. Si è venuta a creare una situazione paradossale: se prima si faceva poco per migliorare la propria rosa, ora si potrà fare anche meno. Le trattative per Herrera e Zielinski (e altri) vanno avanti da tempo, e sicuramente non si sbloccheranno in seguito a queste turbolenze. E per il Napoli, costruire una squadra da Scudetto, sarà sempre più difficile.

Marco Puca

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