Picasso e Dora Maar: la distruzione dell’amore

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«Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone.»

Nel lontano 1936, nel caffè parigino “Deux Magots” sedeva ad un tavolo una donna intenta a colpire con un coltellino lo spazio tra un dito e l’altro della mano, che indossava guanti bianchi. A pochi passi di distanza consumava un caffè uno dei più importanti artisti di quel tempo: Pablo Picasso. Turbato ed estasiato da quella visione così ripugnante eppur così perversamente seducente, al pittore spagnolo bastarono poche battute per far la conoscenza di quella donna stramba e dal temperamento curiosamente insolito: Dora Maar.

Fotografa dal tocco delicatissimo e, al contempo prorompente, destinata a scalare le vette del successo, se non fosse stato per l’amore rovinoso e tragico che la legò al “Minotauro”, Dora Maar, quando incontrò il genio dell’arte, aveva solo 27 anni e fin da subito sprofondò, o meglio decise di sprofondare, nel vortice depredante e letale della passione in cui l’aveva brutalmente spinta Picasso.

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Ritratto di Dora Maar, Pablo Picasso.

Come l’attrazione tra un sadico e un masochista divampa e insorge senza limiti, rasentando l’estrema frenesia delle fiamme, inoltrandosi negli abissi più terrificanti e sublimi, affondando negli oceani ammalianti della distruzione tanto agognata, come un desiderio che non si ha il coraggio di confessare, così Dora Maar, annichilendosi e indugiando nelle tortuosità di quella relazione insana e onirica, a malincuore fu costretta a rinunciare all’arte della fotografia, per vivere eternamente all’ombra del fondatore del cubismo, che non poteva accettare l’ascesa alla notorietà di colei che sarebbe stata la sua schiava per ben 9 anni.

«Dora per me è sempre stata una donna che piange, è importante, perché le donne sono macchine per soffrire.»

E lei era proprio una macchina per soffrire, perennemente inchinata al cospetto del suo padrone e in incessante lotta con la sua rivale Marie-Thérèse Walter, moglie di Picasso. L’artista spagnolo, incarnazione del fatale connubio di genio e follia, aveva la scellerata abitudine di riunire le sue amanti e osservare l’ira che subissava i loro occhi, così come accadde tra Dora e Marie-Thérèse che, erose da un intensissimo e letale odio reciproco, arrivarono a picchiarsi.  «Uno dei ricordi più belli della mia vita», fu il commento del pittore cubista.

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Dora Maar

Ritratta sulla tela come malinconica e trattenuta dalle briglie irrinunciabili della bellezza della sofferenza, vittima di se stessa, del proprio matto e spregiudicato desiderio di annichilimento, amata d’un amore pazzo e delirante, furioso e passionale, tormentato e voluttuoso, restio alla tenerezza e prodigo nel dolore, come si evince dai dipinti che la effigiano, Dora Maar è la protagonista di decine di opere di Picasso.

«Ho migliaia di suoi ritratti, me ne ha fatti migliaia. Ma nessuno è Dora Maar. Sono tutti Picasso.»

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Pablo Picasso, intento a dipingere “Guernica”, in uno scatto di Dora Maar.

Dopo nove anni di altalenante oscillazione tra attimi paradisiaci e struggenti intermezzi infernali, si concluse l’appassionata storia d’amore tra Dora Maar e Picasso, innamoratosi della giovanissima pittrice Françoise Gilot . Smarrita tra i meandri della perdizione e dell’acuta sofferenza, la mancata fotografa viene internata in una clinica psichiatrica, trascorrendo lì il resto dei suoi giorni. Del resto:

«Dopo Picasso, c’è solo Dio.»

Clara Letizia Riccio

1 COMMENTO

  1. Essere grandi personaggi spesso, e ahinoi, non vuol dire essere grandi uomini.
    Ammiro il pittore Picasso, dalla cui mano sono nati capolavori unici: pur essendo il cubismo lontano dalle mie corde, la qualità di tante sue opere è innegabile.
    Biasimo l’uomo Picasso, spogliato della sua aura di artista: senza il manto della grandezza, appare qui misero e solo.
    In questi casi sono solito dire: “Non giudicare l’uomo che ti è davanti, perchè mai puoi vedere il peso che grava sulle sue spalle, ma sii migliore di lui, perchè sempre potrai vedere cosa tu ti sei lasciato dietro”.

    P.S.: Per chi volesse pormi questa domanda, non mi esprimo sull’indubbia qualità dell’articolo per il semplice, quanto a mio avviso logico motivo, che, non essendo io un giornalista, non ho le competenze per farlo.

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