MIT: ”Buco dell’ozono in progressiva riduzione”

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Stando a una ricerca condotta dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) pubblicata sulla rivista Science il buco dell’ozono sull’Antartide starebbe incominciando a ridursi.

L’ozono è di vitale importanza per il nostro Pianeta: lo protegge dai raggi violetti assorbendoli ed evitando che arrivino in maniera diretta su flora e fauna. È, quindi, un gas fondamentale perché evita una serie di effetti nocivi dannosi per gli abitanti della Terra.

Esso si trova nella stratosfera, cioè la parte di atmosfera che si estende ad una quota compresa tra 15 e 50 km. Quando si parla di buco dell’ozono si intende la riduzione dello strato di gas che avviene durante la primavera nelle regioni polari che può arrivare fino al 70% nell’Antardide e al 30% nella zona dell’Artide.

Scoperto negli anni ’50 è stato misurato per la prima volta in modo preciso nel 1982. Tre anni dopo, dai calcoli svolti dagli scienziati, è emerso che l’assottigliamento dell’ozono aumentava di anno in anno e pertanto i Governi mondiali riconobbero il bisogno di adottare delle misure per ridurre il fenomeno.

Di vitale importanza fu il Protocollo di Montreal, un accordo internazionale stipulato nel 1987 da 192 stati ed entrato in vigore nel 1989 che prevede la riduzione di sostanze nocive allo strato di ozono tra cui gli clorofluorocarburi.

Alla fine del 1989 gli Stati Uniti e l’Unione Europea dichiararono che avrebbero cessato la produzione dei cinque più comuni CFC entro il 2000. La decisione venne poi condivisa a Londra nel 1990 da altri 90 paesi.

Da una ricerca coordinata dal Massachussets Institute of Technology (MIT) pubblicata sulla rivista scientifica Science è emerso che l’accordo sta finalmente dando i suoi frutti.

Analizzando le misurazioni dell’ozono prese da palloni meteorologici e satelliti dal 2000 al 2015 e confrontandole con le proiezioni basate sulla situazione degli anni precedenti i ricercatori hanno calcolato che rispetto al picco del 2000 (29,9 milioni di chilometri quadrati) il buco dell’ozono si è ridotto di circa 4 milioni di chilometri quadrati.

I risultati contraddicono, quindi, la situazione osservata lo scorso anno quando il buco dell’ozono sull’Antartide sembrava essersi ingrandito fino a raggiungere un’estensione di 28,2 milioni di chilometri quadrati. 

“Ora siamo sicuri che le misure intraprese con il Protocollo di Montreal hanno messo il pianeta sulla strada giusta per guarire” ha detto la coordinatrice della ricerca Susan Solomon del MIT, spiegando che il buco record del 2015 non è legato all’azione dei CFC, ma all’eruzione del vulcano cileno Calbuco.

L’ozono stratosferico è sensibile agli effetti del cloro. Le eruzioni vulcaniche aumentano notevolmente il contenuto di questa sostanza in particolato sottile potenziandone l’effetto. Via via che i livelli di cloro diminuiranno il buco nell’ozono si ridurrà anch’esso fino a sparire del tutto.

Vincenzo Nicoletti

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