Nel quadro dei dibattiti che seguono il post-referendum Brexit, sembra quasi sia stata eclissata l’approvazione della Strategia globale dell’Unione Europea sulla politica estera e sicurezza comune presentata da Federica Mogherini, ex ministro italiano degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale che attualmente ricopre la carica di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Nel giugno del 2015 Federica Mogherini fu invitata dal Consiglio europeo ad elaborare la nuova Strategia globale dell’Unione Europea da presentare ai leaders europei entro un anno. Ed è così che, parallelamente alla fiammante vicenda del Brexit e le conseguenti decisioni prese dal Parlamento in sessione straordinaria,  il 28 giugno il Consiglio approva un livello di sicurezza concreto e comune nel quadro UE.

«Abbiamo bisogno di un’Europa più forte. Un’Europa che i nostri cittadini meritano e che il mondo si aspetta»

Alla luce degli avvenimenti di questi ultimi anni, dalla crisi Ucraina al terrorismo, dalla cyber-sicurezza alla criminalità organizzata e la gestione dei confini esterni, con un particolare focus sulla questione migratoria, si discute sulla maggiore operatività della Politica estera e di sicurezza comune dell’UE.

Il Trattato di Amsterdam (1997) ne ha rafforzato l’idea con l’introduzione della figura dell’Alto Rappresentate per la politica estera e sicurezza comune (Javier Solana fino al 2009; Catherine Ashton fino al 2014; Federica Mogherini oggi), che definisce le linee guida e di orientamento.

Il Trattato di Lisbona (2009), invece, introduce due importanti novità sulla mutua cooperazione tra Stati Membri. Parliamo della clausola di difesa reciproca (art.42.7 TUE), che prevede aiuto ed assistenza in caso di attacco da parte di uno Stato Membro, ed integra la clausola di solidarietà (art.222 TFUE) che recita di agire congiuntamente in caso di attacco terroristico. Disposizione che per la prima volta è stata invocata dalla Francia in seguito alla strage di Parigi dello scorso ottobre.

Ciononostante rimane il grande limite della competenza intergovernativa per cui la definizione di una politica estera comune e di difesa resta a discrezione delle scelte di veto di ogni singolo governo in sede di Consiglio europeo. L’approvazione della Strategia, dunque, incoraggia a un’azione concreta e comune, dalle parole ai fatti, attraverso il rafforzamento dell’UE in quanto attore globale credibile, reattivo e integrato.

L’ambizione di un’autonomia strategica per l’Unione Europea ha portato alla definizione di priorità nella sua azione esterna. Il focus è sulla politica di difesa e sicurezza comune attraverso il rafforzamento di una mutua assistenza e solidarietà tra Stati Membri che prevede una più ravvicinata cooperazione con la NATO e con le operazioni dell’ONU, ma anche un necessario e alto livello di autonomia da parte dell’UE nel fronteggiare le crisi esterne al fine di innescare un’azione comune di tutela su richiesta dei propri Membri e delle sue istituzioni. La Strategia globale designa delle linee guida riguardanti le minacce emergenti, in particolar mondo dal fronte del terrorismo. Lo sviluppo delle forze di intelligence e, soprattutto, una maggiore cooperazione tra Stati Membri con le agenzie europee di lotta al crimine ribadiscono il ruolo focale che deve essere svolto dall’European Defense Agency, ossia  di assistenza allo sviluppo delle capacità militari di ciascun Stati Membro nell’implementazione degli obiettivi politici della Strategia.

La prevenzione dei conflitti, attraverso un approccio integrato e comprensivo, deve partire anche dalla Politica europea di vicinato al fine di costruire relazioni più strette e cooperative con i vicini europei (così come rilanciare il processo di allargamento con i vicini paesi dell’est Europa e la Turchia). Priorità che presta attenzione a un tema molto delicato e nel contempo di attrito tra Stati Membri, la politica migratoria: «La nostra sicurezza a casa dipende dalla pace al di là delle nostre frontiere». La resilienza delle società europee significa progredire in sforzi umanitari comuni nell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati (tutela giuridica, gestione dei confini, un comune sistema europeo di Asilo) e cooperare per lo sradicamento delle drammatiche condizioni che causano nei Paesi di origine questo enorme esodo di massa.

Obiettivi politici di autonomia decisamente ambiziosi che spaziano dalla dimensione interna di cooperazione mutuale di difesa e sicurezza ad una dimensione globale di partenariati esterni e non invoca alcuna chiamata alle armi o ad un probabile esercito europeo, come molti hanno temuto.

Tuttavia, non si può prescindere dai limiti tangenti delle decisioni prese in sede intergovernativa e dalle conseguenze del Brexit che porterà a rivedere il ruolo globale dell’Unione Europea sulla scena internazionale.

Annalisa Salvati

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