SS Annunziata, proseguono le proteste

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ss annunziata
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Napoli – Come ampiamente previsto sembrano non volersi placare le proteste contro la chiusura dell’ospedale SS Annunziata, sito nel popoloso quartiere storico di Forcella.

L’ ospedale SS  Annunziata è praticamente da sempre casa di tutti i bambini dei quartieri del centro storico. Ad oggi è “oggetto”  del nuovo progetto di “ridimensionamento” delle aziende sanitarie e ospedaliere della nostra regione. I pesanti tagli alla sanità a livello nazionale del governo Renzi (ricordiamo, ben 17 miliardi in due anni, dal 2015 al 2017), si fanno sentire ovviamente anche a livello locale: e così dopo il San Gennaro alla sanità (il cui pronto soccorso è stato praticamente soppresso), e il San Paolo a Fuorigrotta (capacità di accoglienza ridotta da 300 a 120 posti letto, pronto soccorso funzionante con pochissime risorse), anche l’Annunziata vede svilire la propria operatività.

Dal primo luglio è praticamente chiuso: i 300 dipendenti, tra medici, impiegati e infermieri continuano a presentarsi sul posto di lavoro ogni giorno, ma sono praticamente fermi (in attesa di nuova sistemazione). I piccoli degenti del nosocomio sono già stati trasferiti al Santo Bono. E’ triste vedere ridotto ad un guscio vuoto l’ospedale dei bambini napoletani, la struttura che ha accolto e ha dato un nome a migliaia e migliaia di bambini trovatelli, lasciati nella “ruota di legno” della vecchia porta dell’ospedale da genitori che non li volevano o non potevano dargli un avvenire.

Il governatore De Luca aveva assicurato che non uno degli ospedali partenopei sarebbe stato vittima dei tagli renziani, non tanto da ridurne l’efficacia operativa. Promesse da marinaio dunque. Con l’affossamento dell’Annunziata, del San Paolo e del San Gennaro si mette in pericolo la vita di quasi un milione di persone, che non potranno utilizzare gli ospedali più vicini alle loro abitazioni ma dovranno affrontare i lunghissimi viaggi in ambulanza fino al Cardarelli. E proprio il Cardarelli, massimo ospedale napoletano, da anni in trincea nell’accoglienza dei degenti, rappresenta la schiena forte che cerca di tenere in piedi il sistema sanitario campane. Nei corridoi di questo ospedale si assiste a file chilometriche di barelle, anche in seconda e terza fila, su cui sono distesi pazienti in attesa di cure.

“Non ce la facciamo più” – afferma una dipendente del nosocomio – “Purtroppo siamo costretti a far attendere i pazienti anche nove ore per una semplice radiografia. Tra medici e infermieri siamo pochi in confronto al mare di pazienti che arriva ogni giorno da tutta la regione. Portati qui perché gli altri ospedali non avevano la possibilità di garantire loro le cure necessarie, neanche quelle primarie”.

Parole che pesano, come pesano anche le parole di Valeria Ciarambino, del Movimento 5 Stelle, presidente della commissione trasparenza che, in un’accorata lettera, chiede al prefetto di Napoli, Gerarda Maria Pantalone, chiarezza sulla vicenda. “Chiedo al prefetto di Napoli, Gerarda Maria Pantalone d’intervenire sulla chiusura dell’ospedale dell’Annunziata, che dal primo luglio priverà circa 500 mila persone di un presidio che per tantissimi anni ha rappresentato un poll d’eccellenza per l’assistenza alle partorienti e ai bambini. Registro ormai quotidianamente la presenza di proteste da parte di comitati civici, cittadini organizzati, medici e dipendenti che potrebbero presto degenerare”.

“Non è possibile che la città con più bambini d’Europa veda chiudere l’ospedale per eccellenza dei bambini” – così qualche giorno fa l’assessore Roberta Gaeta, stretta collaboratrice del sindaco De Magistris. E proprio dal sindaco si attendono parole forti e proteste contro i provvedimenti taglia-sanità. De Magistris sarà all’evento organizzato dal movimento Massa Critica a piazza San Domenico Maggiore, mercoledì 6 luglio alle ore 18. Intanto comitati civici organizzano una grande protesta di piazza che partirà giovedì 7 luglio a Piazza Calenda, fuori al teatro Trianon.

Al centro della protesta il progressivo, costante e violento smantellamento della sanità pubblica italiane, il cui ultimo esempio drammatico è proprio l’abisso in viene lasciato sprofondare l’ospedale dell’Annunziata.

Domenico Vitale.

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