Scampia. Tra la tenacia e la rivalsa. Abbiamo intervistato il giovane autore Emanuele Cerullo.

Emanuele Cerullo, classe 1993, nella vita fa lo scrittore. Ma non è di certo uno scrittore qualunque. Emanuele “con la camorra ci ha parlato” ed è riuscito in un’impresa semplice ma che ha dello straordinario. Ha preso il marcio e la brutalità di Scampia, la sua culla, e ne ha fatto dei versi rivolti al riscatto, alla libertà e al coraggio. Il suo primo debutto letterario è avvenuto a soli 13 anni con “Il coraggio di essere libero” ma l’arte della scrittura è un qualcosa di innato per Emanuele. “Il ventre di Scampia” è la sua seconda creatura, una raccolta di poesie di chi vive il quartiere con gli occhi della speranza.


Hai scritto numerose poesie. Tra di queste, c’è qualcuna in particolare a cui sei più legato?

No, anzi: vivo un rapporto conflittuale con le mie poesie. Quando mi capita di leggerle pubblicamente la tentazione di modificarle è forte. Infatti le poesie della prima sezione, prima di giungere alla versione attuale, sono state stravolte spesso.”

Tu hai vissuto appieno il periodo della faida di Scampia e infatti molte delle tue poesie sono scritte in quel periodo. La faida è stata forse l’evento più devastante che ha colpito Scampia. Ad oggi pensi che Scampia sia cambiata?

Qualcosa è cambiato. Ma il dinamismo (seppure giustificato da certe esigenze che da sociali si trasformano in istituzionali) delle associazioni locali non coincide con quello del popolo e questa situazione a mio avviso non è confortante.”

Anche se le cose in parte sono migliorate, su Scampia ci sono ancora tanti pregiudizi. Da cittadino, cosa serve a Scampia per togliersi da dosso quell’etichetta che si porta dietro da tempo?

Curiosamente, senza quell’etichetta non si sarebbe trovata la sete di riscatto. Scampia ha bisogno (da sempre) delle istituzioni. Poi deve essere rispettata: ci sono troppi sciacalli tra i residenti.”

Luigi De Magistris si riconferma come sindaco di Napoli. Durante il suo primo mandato è riuscito a fare tanto per la città, dimenticando pero’ le periferie. Questa volta pensi che riuscirà a porgere la sua attenzione anche verso i quartieri periferici?

Me lo auguro. Le associazioni sono diventate il cuscino, il satellite, l’alibi dell’amministrazione centrale: nulla da togliere alle associazioni, ma una scossa, un provvedimento direttamente “dall’alto” (senza le sollecitazioni locali) sarebbe gratificante.”

Dopo Il Ventre di Scampia, quali saranno i tuoi progetti per il futuro?

Intanto laurearmi! E poi scrivere ancora. Mi sto dedicando sia alla poesia che alla prosa e vedremo chi avrà la precedenza!”

Maria Baldares 

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Frequento il secondo anno in Scienze della Comunicazione e sogno di diventare una giornalista a tutti gli effetti. Sono sempre stata decisa a voler intraprendere questo tipo di carriera e ciò che ha contribuito a far coltivare questa passione è stato il quartiere in cui sono nata e crescita. Vivo a Secondigliano, inutile dirvi le difficoltà e i problemi che purtroppo esistono e persistono ma allo stesso tempo ci sono tante persone che fanno di tutto per cambiare le cose, io sono una tra queste. Spesso si guarda solo il negativo delle cose tralasciando l'altra parte della medaglia, quella positiva.