Se non puoi batterli, unisciti a loro. La decisione di Kevin Durant di passare ai Golden State Warriors ha suscitato clamore, stupore e, in alcuni, indignazione. Neanche The Decision di LeBron James aveva alzato un polverone tale, sei anni fa. L’MVP 2014 firmerà un biennale da 54 milioni di dollari (con la player option per il 2017) e, soprattutto, si unirà a Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green per formare, almeno sulla carta, il quintetto più distruttivo della storia della Lega.

Schermata 2016-07-05 alle 04.17.59NEXT CHAPTER – L’annuncio è arrivato verso le 19 circa italiane con una lettera su The Players’ Tribune, un famoso sito dove sono i giocatori stessi a diventare redattori:

Queste sono state di gran lunga le settimane più difficili della mia vita professionale. Ho capito che ero ad un bivio nella mia evoluzione come giocatore e come uomo, e che comportava delle scelte estremamente difficili. Quello che non capivo a pieno, comunque, era tutte le emozioni che avrei vissuto durante questo processo.

Nel prendere questa decisione, ritenevo la mia potenziale crescita come giocatore la cosa più importante, perché mi ha sempre guidato nella giusta direzione. Ma sono anche ad un punto nella mia vita in cui ritengo equamente importante l’opportunità di crescere come uomo: uscire dalla mia comfort zone, andare in una nuova città e in una nuova comunità che offra il più alto potenziale per la crescita personale. E’ per questo che ho deciso di unirmi ai Golden State Warriors.

Sono nato a Washington D.C., ma Oklahoma City è la città che mi ha cresciuto. Mi ha insegnato tanto sul concetto di famiglia e anche su quello che vuol dire essere un uomo. Non ci sono parole per esprimere quello che la squadra e la comunità significhino per me e quello che per sempre rappresenteranno nella mia vita e nel mio cuore. I ricordi e l’amicizia sono cose che vanno ben oltre il campo. Queste relazioni sono quelle che hanno reso così difficile questa decisione.

Provo dolore nel pensare a quante persone saranno deluse da questa mia scelta, ma ritengo che quello che sto facendo sia la cosa giusta a questo punto della mia vita e della mia carriera.

Mi mancherà Oklahoma City e il ruolo che ho avuto nella costruzione di questa squadra incredibile. Ricorderò per sempre i rapporti che ho costruito all’interno della squadra (gli amici e i compagni con cui ho combattuto in campo per 9 anni) e tutti i tifosi e la gente della comunità. Avranno per sempre il mio supporto incondizionato. Non potrei essere più grato per quello che hanno significato per la mia famiglia e per me.

LE REAZIONI – Le voci riguardanti un possibile futuro di Durant ai piedi del Golden Gate, si rincorrevano da mesi. Nessuno, però, realmente pensava che avrebbe optato per una scelta così discutibile, almeno mediaticamente. Da una parte all’altra del mondo sono rimbalzate le reazioni degli amanti della pallacanestro. Alcuni tifosi dei Thunder hanno addirittura bruciato la divisa del giocatore che, fino a poco tempo fa, era l’idolo indiscusso della città. Esattamente come accade a James nel 2010. E, ovviamente, il paragone non è casuale, perché, quando furono annunciati i Big Three di Miami, risuonarono nell’aria le parole di Michael Jordan: “Io non avrei mai accettato di giocare con Bird o Magic”.

DREAM TEAM – Se ad una squadra che ha vinto 73 partite in regular season e che è andata ad una sola vittoria dal titolo back-to-back, aggiungete il miglior attaccante della Lega, cosa succede? Non ne abbiamo assoluta idea. Sulla carta si direbbe invincibile, ma solo il parquet potrà confermarcelo. Intanto, per liberare abbastanza spazio salariale per firmare il n.35, gli Warriors hanno accettato di lasciare andare Harrison Barnes e Andrew Bogut (entrambi a Dallas). In pochissimi giorni di free-agency è accaduto realmente di tutto, considerando anche l’aumento vertiginoso del salary cap, e la firma di Kevin Durant è stata la miccia che ha fatto partire i fuochi d’artificio del Capodanno di Shanghai. E dal momento che questa è la NBA e il calendario viene studiato a tavolino, non sarebbe una sorpresa se Oklahoma – Golden State capitasse proprio nel corso delle feste natalizie, più precisamente a Natale. La stagione NBA è terminata da pochissimo e non vediamo l’ora che ricominci.

Michele Di Mauro

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