Vettel, gomma gomma scemo scemo!

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Lewis Hamilton ha vinto il Gran Premio d’Austria, e lo ha fatto a modo suo: con la sua guida aggressiva, tenace, con grande e sapiente uso degli pneumatici e un ruota a ruota con Rosberg all’ultimo giro che – indovinate un po’ – è andato a finire male. Sulla rossa, invece, ennesimo ritiro per Sebastian Vettel, che è rimasto appiedato per l’esplosione di uno pneumatico al ventiseiesimo giro. 

Sul gradino più alto del podio, intanto, c’è finito un fischiatissimo Lewis Hamilton, seguito da Verstappen e Kimi Raikkonen, con Rosberg quarto che, nonostante l’anteriore danneggiato, il pericolo creato in pista e la penalità ricevuta, è riuscito comunque a prendersi la medaglia di legno. Un Gran Premio che per la Ferrari e i ferraristi diventa ancora una volta il pretesto per sparare a salve o sul muretto al posto di Arrivabene o contro la dea bendata (che si chiami Fortuna o Pirelli decidetelo solo voi).

Cmcas8mWcAA-2Si_mediagallery-pageUn Gran Premio, quello al Red Bull Ring (a Spielberg), che al bar o al centro scommesse va preparato bene. Gara a tratti funambolica, a partire dalla griglia di partenza che a sorpresa (complici gli arretramenti che si son beccati Vettel e Rosberg) piazza un signore di nome Jenson Button in terza posizione. In Ferrari la qualifica non è stata poi così male e partire con le gomme rosse sarebbe dovuto significare un vantaggio, a meno che…poof.

Nel weekend s’è visto che il circuito ha creato non pochi problemi ai piloti legati a uno stile di guida più aggressivo, a causa di cordoli leggermente più alti del normale. In gara, però, s’è aggiunto un qualcosa che non s’era ancora visto. Siamo al 26esimo giro, quando poco dopo la linea del traguardo esplode la posteriore sinistra della SF16-H di Vettel. Così, dal nulla e senza la minima avvisaglia.

L’asfalto di Spielberg è molto meno caldo rispetto agli altri giorni, e immaginiamo quanto influisca la temperatura nella tenuta delle gomme. Un parametro che, d’altronde, per come sono costruite le macchine e per come sono fatti i piloti, è ovvio possa diventare determinante. A beccarsi l’unica probabilità che qualPirelli-09-Austrian-Race1-1K-ITcosa potesse andar storto con le gomme è il povero Vettel, che ha sulle spalle tanti giri fatti con la SuperSoft (quella con cui è partito), ma che continua a macinare tempi discreti senza alcun segno evidente di degrado. Gira sull’1.11 e Rosberg gli guadagna 1.5 s al giro semplicemente perché da 16 giri ha montato le Soft e si prepara a portarsele dietro fino alla fine.

Quello che ci troviamo a commentare è un amarissimo ritiro (il terzo stagionale) per il tedesco quattro volte campione del mondo.

Il campione del mondo che, insomma, fino a qualche curva prima non era nemmeno apparso sotto sforzo e che continuava a girare su tempi discretamente bassi. E poi: gli abissi.

Chiaro è che in F1, oggi come oggi, dove il novanta percento della telecronaca ricalca la parola chiave “gomme”, gli innumerevoli interrogativi che Pirelli ha portato con sé da quando è diventata nuovo fornitore non hanno ancora avuto una sintesi perfetta. In soldoni, ogni Gp è a sé stante, in ogni Gp trovi diverse condizioni di adattabilità e nuovi ostacoli da fronteggiare.

E quindi, chi è lo scemo, chi ha sbagliato?

Come al solito, da un lato c’è chi dice che il tedesco avrebbe dovuto pittare già da tempo, che se anche lo avesse fatto due giri prima sarebbe stato comunque l’13533156_996750213706134_5842198513488172559_nultimo della parte iniziale della classifica e con un bel vantaggio sugli altri per arrivare a fine gara con delle gomme Soft più performanti. Dall’altra sponda del fiume della discordia c’è chi, invece che dare addosso ad Arrivabene (a cui sembra importi più della gara che Vettel non ha concluso, piuttosto che quella di Kimi che ha quasi vinto), se la prende col fornitore. Sulla gogna ci finisce il più delle volte Pirelli, colpevole della fornitura di pneumatici unsafe e che da un momento all’altro ti abbandonano. In rete si fanno le meglio congetture, e ci sembra giusto evidenziare che nessuna di queste è davvero così malvagia. Ma nessuna di questa è anche davvero giusta.

“Come mai Hamilton fa più di venti giri con gomme UltraSoft, e a Vettel scoppia la SuperSoft (che dovrebbe durare di più) già 5 giri dopo!?”

“Gomme di burro, pneumatici insicuri e da cambiare!”

“Sfiga, solo sfiga.”

Fate un mix dei tre punti di vista, metteteci la presunta incompetenza di Arrivabene e otterrete una soluzione globale. Ormai in F1 se non sei laureato o non hai mai lavorato in una scuderia, da casa è inutile mettersi a fare teorie (perché non se ne azzecca nemmeno una). Qualcosa, però, è pur logico chiedersela, che se la sicurezza o il fallimento delle strategie gara dopo gara siano in parte colpa degli pneumatici e neanche chi di dovere possa prevederlo, siamo di fronte a un bel problema.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: motorsport.com

 

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