E ora Giarrusso ci ripensa, non chiederà l’immunità

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11/03/2013 Roma, piazza Madama, arrivo dei neoeletti al Senato della Repubblica, nella foto Mario Michele Giarrusso M5S

Il dietrofont è arrivato dopo qualche ora prima del voto in Giunta per le autorizzazioni: il Parlamentare del Movimento 5 Stelle aveva richiesto l’applicazione dell’articolo 68 della Costituzione, ma i colleghi gli avrebbero fatto cambiare idea. Niente scudo per Giarrusso, quindi, perché secondo quanto è trapelato, i colleghi pentastellati di Giarrusso avrebbero deciso di votare contro l’insindacabilità del proprio parlamentare.

Gli attacchi a Giarrusso dal Partito Democratico erano già partiti nel pomeriggio, evidenziando che la linea del M5S fosse stata, da sempre, quella della rinuncia all’immunità e all’applicazione dell’articolo 68 della Costituzione che stabilisce: “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.

“Per non finire sotto processo – ha detto Ettore Rosato, capogruppo alla Camera dei Deputati per il Pd – il senatore Giarrusso chiederà l’immunità parlamentare. Aveva accusato la deputata pd Maria Greco di “contiguità con ambienti mafiosi. Accusa falsa da cui lei voleva difendersi in tribunale, avendolo denunciato per diffamazione”.

La vicecapogruppo Pd alla Camera Alessia Morani ad esempio ha rievocato una nota dei gruppi parlamentari M5s del 9 aprile scorso, dove si legge: “Il MoVimento 5 Stelle rinuncia all’immunità parlamentare da sempre, senza che nessuno debba chiederlo. Anzi siamo pronti a presentare una proposta per abolirla”. “Oggi leggiamo invece sui giornali che i Cinquestelle”, ha detto Morani, “riscoprono il valore dell’articolo 68 della Costituzione. Diciamo che i cittadini in Parlamento ci mettono poco a diventare casta, quando rischiano di restare fuori dai palazzi per un processo. Peccato aver sentito tutti i loro proclami contro l’immunità e vedere come e quanto sia vero che le bugie in rete hanno davvero le gambe corte”.

Il parlamentare del Movimento 5 Stelle su Facebook si era difeso in un lunghissimo post: “Ci avete mandato in Parlamento per denunciare malaffare, corruzione e mafia”. “E noi questo facciamo, malgrado le intimidazioni, gli attacchi e le minacce del Pd. La insindacabilità mira a tutelare questa possibilità e cioè l’attività di denuncia”. Ma evidentemente il rischio di un contraccolpo mediatico era troppo forte da subire, per cui ecco il pressing dei colleghi e la rinuncia da parte sua alla richiesta di immunità.

 

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