Quando il Parlamento salvò Calderoli dopo l’offesa al Ministro Kyenge

0
939
Calderoli

“Ogni tanto, smanettando con internet, apro il sito del governo e quando vedo venire fuori la Kyenge io resto secco. Io sono anche un amante degli animali per l’amore del cielo. Ho avuto le tigri, gli orsi, le scimmie e tutto il resto. Però quando vedo uscire delle sembianze di un orango, io resto ancora sconvolto”. Furono queste le parole di Roberto Calderoli durante una manifestazione della Lega Nord a Treviglio il 13 luglio 2013.

Il Parlamento oggi si è stretto intorno alla moglie di Emmanuel, il ragazzo nigeriano ammazzato nel fermano da Amedeo Mancini che l’ha percosso dopo aver offeso la moglie chiamandola “scimmia africana”. Dalla colluttazione Emmanuel avrebbe sbattuto la testa e Mancini avrebbe continuato a pestarlo fino al coma: in serata, dopo il ricovero urgente, il ragazzo nigeriano scappato da Boko Haram con la moglie è deceduto.

Si è stretto intorno alla moglie lo stesso Parlamento che 10 mesi fa ha salvato Roberto Calderoli, negando, con il voto, l’autorizzazione a procedere contro il Parlamentare della Lega Nord. Secondo chi votò contro quella di Calderoli fu una critica politica, non razzismo. Lucio Malan, in difesa dell’esponente della Lega disse: “Calderoli ha utilizzato, all’interno di un articolato intervento sull’immigrazione fortemente critico, un’espressione forte, ma fatta esclusivamente come battuta ad effetto, visto che il contesto, oltre che politico, era anche ludico e cioè quello di una festa estiva organizzata”.

Claudio Moscardelli del PD aggiunse: “Le accuse relative alle incitazioni all’odio razziale risultano infondate, atteso il contesto politico nel quale le frasi in questione sono state pronunciate e attesa anche la configurazione del movimento della Lega, nel cui ambito operano anche diverse persone di colore”.

Alla fine arrivarono le scuse ufficiali di Calderoli: “Non ho difficoltà a definire le mie dichiarazioni sbagliate e offensive per le quali il presidente Napolitano si è indignato. E anche con lui mi scuso”. Ma non si dimise.

E la scrittrice Michela Murgia attacca: “I cattivi maestri del fascista e razzista che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi e picchiato sua moglie Chinyery siedono in Senato: sono quelli che dieci mesi fa hanno negato l’autorizzazione a procedere contro Calderoli quando diede dell’orango a Cecile Kyenge. Era critica politica, affermarono, mica razzismo, e lo dissero senza distinzione di partito, compresi 81 senatori del PD e 3 di Sel che oggi si dichiareranno certamente sconvolti e turbati davanti a tutti i microfoni dei media. Questo succede a pensare che le parole non abbiano conseguenze. Ipocriti.”

NESSUN COMMENTO