Il post di Salvini su Emmanuel: l’illogicità della teoria leghista

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Il post di Salvini su Emmanuel

Dopo ogni violenza che un italiano subisce da parte di un immigrato (omicidio, rapina, stupro, ecc.), Matteo Salvini, il leader della Lega Nord, pubblica un post sui social in cui mostra il suo sdegno, collegandolo, poi, a notizie di sbarchi di clandestini, chiudendo solitamente con uno “#STOPINVASIONE”. Compiendo così, ogni volta, una generalizzazione: tutti gli immigrati sono criminali. Quando la situazione è ribaltata (immigrato-vittima e italiano-carnefice), invece, Salvini il più delle volte resta muto, ricevendo sovente richieste di spiegazione sul suo silenzio. Questa volta, sul caso della morte del nigeriano Emmanuel, ha invece deciso di esprimersi:

Il post di Salvini sui fatti di Fermo
Il post di Salvini sui fatti di Fermo

Chi uccide, stupra o aggredisce un altro essere umano va punito.
Punto. A prescindere dal colore della pelle.
Sei bianco, sei nero, sei rosa e ammazzi qualcuno senza motivo?
In galera, la violenza non ha giustificazione.
Il ragazzo nigeriano a Fermo non doveva morire, una preghiera per lui.
È sempre più evidente che l’immigrazione clandestina fuori controllo, anzi l’invasione organizzata, non porterà nulla di buono.
Controlli, limiti, rispetto, regole e pene certe: chiediamo troppo?”.

Le ultime tre righe sono, anche se non un’apologia dell’atto, quasi una giustificazione: “queste cose accadranno necessariamente finché ci saranno immigrati”, sembra volerci dire. Quando nei dibattiti televisivi Salvini porta avanti le posizioni della Lega, tende a ripulirle dalla loro origine xenofoba, a razionalizzare impulsi del tutto irrazionali, dicendo che i profughi e gli immigrati regolari sono i benvenuti, mentre bisogna respingere i clandestini.

Stando alla teoria ufficiale della Lega, il disordine e gli atti di violenza sarebbero dunque provocati solo a causa dell’immigrazione irregolare. Premesso che Emmanuel e la moglie erano richiedenti asilo fuggiti dagli orrori di Boko Haram – posizione intermedia che la Lega sembra non prevedere nella sua semplificazione della realtà – e dunque non dei cosiddetti “migranti economici”, l’episodio in questione ha avuto origine, come molti altri, a partire da un insulto riferito ai tratti somatici dei neri (il colpevole ha apostrofato la moglie di Emmanuel definendola una “scimmia africana”). Chi fa uso di insulti razzisti, di violenza nei confronti di una persona che incrocia per strada di certo non conosce lo status dell’immigrato. In alcuni casi, addirittura, vittime di razzismo sono stati italiani o europei di origine africana. Il razzista fa un’unica distinzione: “io e l’altro”.

L’io è perfetto, puro, buono e possiede la verità assoluta; l’altro è diverso e sconosciuto, dunque brutto, cattivo e sbagliato.

Nelle prime cinque righe, Salvini sembra esporre un pensiero logico, scontato quasi per chiunque. Un pensiero ben diverso da quelli espressi nei casi del primo tipo, dei quali preferisce più spesso esprimersi. Se questa volta, infatti, il leader del Carroccio sembra voler condannare indistintamente ogni forma di violenza, solitamente preferisce accusare un intero gruppo umano per le azioni di uno o più individui appartenenti ad esso.

Se anche gli immigrati seguissero la logica salviniana, a causa di episodi come quello accaduto a Emmanuel, essi dovrebbero considerare razzisti e violenti tutti gli italiani.

È chiaro che una diffusa applicazione di tale logica porterebbe all’impossibilità di convivenza per ogni essere umano che, prima o poi, finirebbe con l’essere apparentato ad un “tipo umano” e a pagare per le colpe di un altro individuo appartenente allo stesso tipo. Eppure l’inconsistenza di tale logica è sotto gli occhi di tutti: basterebbe considerare, ad esempio, che la maggioranza delle vittime dello Stato Islamico è di fede islamica o pensare alla tragica e commovente storia di Faraaz, ragazzo di fede islamica, risparmiato in un primo momento dai terroristi di Dacca, in quanto conoscitore del Corano, che ha deciso, però, di non abbandonare i suoi amici non islamici, condannati dai terroristi, e morire con loro.

Salvini dovrebbe capire che quando un immigrato uccide un italiano o un italiano uccide un immigrato, ci troviamo di fronte alla stessa, tragica e orribile immagine: un essere umano che pone fine alla vita di un altro essere umano.

Salvini dovrebbe sapere che dividere gli esseri umani in “italiani” e “immigrati” – poi “padani” e “terroni”, “regolari” e “clandestini” – e identificare il male in una delle categorie non serve ad evitare il ripetersi di tragedie del genere ma, anzi, può soltanto favorirle, amplificando un clima di tensione pronto ad esplodere. Ma probabilmente lo sa. Lo sa bene.

Pietro Marino

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