Né ultrà né fascista, chi ha ucciso Emmanuel è anzitutto bastardo

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Emmanuel, delitto di Fermo

Uno vorrebbe anche provare a fare battute, ad essere scherzoso, ma non c’è verso.

La verità è che sono stufo della nostra società manichea, che divide tutto in categorie, che scinde persino gli atomi del pregiudizio e li differenzia in bianchi e neri; una società in cui l’esistenza è subordinata all’appartenenza ad un gruppo, una razza, una setta, un’ideologia.

BrainchSono stufo di chi prova a smarcarsi dalle etichette ricoprendosi interamente di etichette, solo per mostrare di essere “più diverso”, o “meno uguale”. Un mondo che ti riserva apposito spazio soltanto se sei anti- o -ista di qualcosa. Una sfilza di manichini prodotti in serie, con l’identità codificata in un codice a barre.

Ma lo spettacolo deve continuare, e allora eccoci qui, a piangere coi volti solcati dallo sgomento l’ennesima vittima dell’ignoranza.

Emmanuel, sfuggito alle mostruosità di Boko Haram, giunge in Italia a morire per mano di un pazzo esaltato, probabilmente convinto di poter dire e fare qualsiasi cosa in virtù di una folle sensazione d’immunità, di onnipotenza. Dinamiche, queste, al di fuori di ogni logica e categoria. Storie che s’intrecciano e s’avviluppano in maniera preoccupante intorno a una degenerazione via via più critica del nostro sentire comune, del nostro humus culturale e valoriale.

Amedeo Mancini, l’assassino, viene però definito prima un ultrà, poi un razzista, poi un fascista, poi dal suo stesso fratello “Uno che se vede un negro gli tira le noccioline, ma per scherzare”. Un simpaticone che starebbe benissimo a Rete4, insomma.

Perché allora non semplificare i concetti, e dire che si tratta prima di ogni altra cosa di un bastardo? Non occorre essere un coacervo di definizioni sgradevoli, per andarsene in giro a chiamare “scimmie” le persone di colore, e porre fine ad una vita a sangue freddo: è sufficiente essere dei bastardi.

Ma lo possiamo dire a chiare lettere, dalla gabbia d’ipocrisia che ci imprigiona? O prima di ogni giudizio etico e morale dobbiamo prostrarci intellettualmente a decine di termini, contestualizzazioni, ghettizzazioni concettuali?

È una guerra senza esclusione di colpi, che ha inizio nel bigottismo ottocentesco dei media e si ripercuote sul nostro modo di percepire il mondo. Giornali, TG, social network si reggono di fatto su queste architetture mentali che, nel pretendere di farci comprendere meglio la realtà, finiscono invece per limitare la nostra capacità di apertura. E ci rendono nemici del vero, ignoranti, oppure nemici del prossimo, assassini.

Succede così che Salvini dichiari che episodi del genere sono colpa dell’immigrazione (nella foto seguente, in cui ho lasciato il mio commento decorativo), perché in effetti è più giusto ammazzarli a casa loro (cosa che facciamo); succede anche che una pagina di Forza Nuova lo definisca “verme” – appellativo a loro non attribuibile, in quanto i vermi sono almeno utili a concimare la terra, mentre loro non fanno che inquinarla esistendo.

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In nome della pace, è doveroso opporsi ad ogni forma di razzismo, di fascismo, di discriminazione e di violenza nei confronti di ogni essere umano. Purtroppo, tra queste violenze vi sono anche le ristrettezze mentali che ci plagiano quotidianamente, di cui siamo spesso vittime inconsapevoli, spesso complici.

Ciao Emmanuel, la terra ti sia lieve. E se puoi, perdonaci.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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