Se il problema iniziale era soprattutto l’assoluta segretezza, oggi è proprio la sempre maggiore trasparenza ad accendere e alimentare le proteste contro il TTIP, l’ormai conosciuto accordo di libero scambio tra UE e USA. Il venire alla luce a poco a poco di parti delle negoziazioni –  che emergono ufficialmente o sottobanco – non sta facendo altro che confermare i dubbi, le preoccupazioni e i rischi che le associazioni e gli attivisti denunciano fin dal 2013, anno di inizio delle trattative.

Dopo i TTIP leaks di Greenpeace a maggio, questa volta è stato il The Guardian a diffondere i nuovi documenti della “discordia”, proprio lunedì 11 luglio, in occasione dell’inizio del 14simo round di trattative a Bruxelles, in un clima già non troppo favorevole a seguito dell’annuncio del no all’intesa dell’esecutivo francese.

Un’ultima fuga di notizie che riaccende le già presenti preoccupazioni relative ai possibili pericoli in ambito energetico e punta il dito contro i negoziatori europei. Emerge infatti che l’UE, proprio nel corso di questa manche di negoziazioni, intende proporre all’interno dell’accordo un abbassamento degli standard obbligatori sul risparmio energetico e un considerevole aumento dei limiti per gli investimenti sulle energie rinnovabili. Inoltre, il nuovo capitolo sull’energia vorrebbe depotenziare le misure di protezione ambientale riguardanti deforestazione e attività estrattive, per favorire estrazione e utilizzo dei combustibili fossili.

Si tratta di provvedimenti che ostacolerebbero in modo incisivo le politiche contro il cambiamento climatico, per le quali l’Unione Europea si è impegnata con l’accordo approvato alla conferenza internazionale di Parigi lo scorso dicembre, promettendo una decarbonizzazione progressiva dell’economia. In particolare, gli obiettivi da raggiungere sono stati fissati nella riduzione di almeno l’80% dell’emissione di gas entro il 2050 e nel taglio del 40% di CO2 entro il 2030.

Secondo molti attivisti, questi ambiziosi traguardi diventerebbero di impossibile attuazione con l’introduzione dei nuovi testi, che al contrario mirano all’appiattimento delle legislature: «le parti devono essere d’accordo su un impegno giuridicamente vincolante per eliminare tutte le restrizioni esistenti sull’esportazione di gas naturale nel commercio tra loro, a partire dalla data di entrata in forza dell’Accordo». Dunque, o i limiti in materia di esportazione energetica vengono abbattuti, oppure niente intesa.

Già immediatamente dopo la conclusione della Conferenza climatica, ambientalisti e scienziati avevano mostrato le proprie perplessità sulla sostanza del concordato, soprattutto in relazione all’eccessiva proroga nella tempistica degli obiettivi, all’assenza di un tempo limite per il completo azzeramento delle emissioni e alla falla dell’autocertificazione, per cui ogni paese – e non un organismo internazionale – è incaricato di verificare i propri risultati. Adesso, se si dovesse cedere anche sulla legislazione fondamentale, si tornerebbe all’assenza di prospettive di miglioramento.

Paul de Clerck, portavoce del progetto Friends of the Earth, segnala l’incompatibilità dei documenti emersi con l’impegno dell’UE, sottolineando che «il mercato europeo sarà inondato di prodotti energeticamente inefficienti e i consumatori e il clima pagheranno il conto. La proposta scoraggerà anche la promozione di eolico e solare». Anche Claude Turmes, deputato dei Verdi europei, ha mostrato la sua disapprovazione: «Queste proposte sono inaccettabili. Saboteranno la capacità dei legislatori UE di privilegiare rinnovabili e efficienza energetica rispetto alle fossili. È un tentativo di minare alla base la democrazia in Europa».

Dunque, se da un lato le sorti del TTIP rischiano di finire su un binario morto e una possibile intesa potrebbe essere rimandata addirittura fino al 2020, dall’altra parte continuano i colpi di scena negativi e i tentativi dei contraenti di inserire clausole e modificare regolamentazioni. Azioni in apparenza sempre a favore di interessi particolari e rischiosi per il bene dell’intera comunità.

Rosa Uliassi

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