Le nostre responsabilità nelle stragi terroristiche

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L’orribile strage di Nizza, se davvero è stata materialmente sostenuta dall’ISIS (sembra già sia confermato che dall’ISIS sia perlomeno stata ispirata), ha più di un padre: uno è chiaramente il fondamentalismo religioso, una delle più orrende piaghe che affliggono l’umanità sin da quanto questa ha creato gli dei, un altro è l’Occidente.

Poco più di una decina di giorni fa è stato reso pubblico il “Rapporto Chilcot”, ovvero l’esito dell’inchiesta sulla guerra in Iraq condotta dal Parlamento inglese: questo rapporto inchioda Tony Blair, il governo inglese dell’epoca e tutto l’Occidente alle proprie responsabilità nell’aver partecipato a una terribile guerra senza avere alcuna prova che effettivamente in Iraq ci fossero armi di distruzione di massa, senza avere sufficienti conoscenze di intelligence per pianificare lo svolgimento del conflitto, e senza avere alcun piano di gestione per il dopoguerra.
Anche se ci fossero stati questi elementi, non sarebbero comunque reso giusta l’invasione di un paese sovrano: ma l’assenza di opportuna preparazione e soprattutto di alcuna pianificazione sulla gestione del “dopo” dimostra soltanto la follia criminale dei governanti occidentali (Blair e Bush in primis, seguiti da Berlusconi, Aznar, Wim Kok e tanti altri) che ha causato più di un milione e duecentomila morti tra la popolazione civile in Iraq e messo le basi per la potenza dell’ISIS.
L’ISIS non è una bizzarra setta di strani fanatici (per quanto questi non manchino), bensì una organizzazione politico/militare fortemente radicata, sostenuta da gran parte della popolazione dei territori che governa grazie a efficaci programmi di welfare, tenuta in piedi perlopiù da ex militari e funzionari del Partito Ba’th, e che oltre a parte dell’Iraq e della Siria controlla varie énclaves in Libia, un altro territorio in cui le democrazie occidentali hanno compiuto un intervento disastroso. Se ha potuto diventare così forte, è perché l’Occidente ha distrutto o indebolito gli stati presenti nella zona, lasciando una scia di sangue tra la popolazione civile.

Tutto ciò non giustifica in alcun modo chi decide di compiere atti simili a quello di ieri sera: eppure, se stragi terroristiche stanno diventando così frequenti in Europa (Bruxelles, Charlie Hebdo, la notte del Bataclan, Copenaghen, ora Nizza…), e non (in Tunisia, ad Ankara, a Dacca, in Libano…), è principalmente per responsabilità occidentale.
Ancora in questi mesi l’Occidente si è vergognosamente baracamenato mentre l’ISIS è stato seriamente messo in difficoltà dall’offensiva delle forze russe e dall’eroica resistenza delle milizie curde.
A quante morti dovremo assistere prima che i nostri governi decidano che è troppo? Quanto dovremo attendere prima che venga dato sostegno a chi in quei territori combatte lo Stato Islamico? Quanti innocenti dovranno morire prima che si attui un embargo contro i paesi che finanziano l’ISIS, quasi tutti formalmente nostri alleati?

Lorenzo Fattori

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Dottorando di ricerca in Scienze sociali e statistiche all'Università degli Studi di Napoli - Federico II. In precedenza sono stato il coordinatore dell'Udu - Unione degli universitari di Napoli. Tifoso del Napoli, appassionato di attualità e scienze sociali, da sempre di sinistra.

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