Bagnoli, disposta perizia sui suoli

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Il Tribunale di Napoli ritorna al centro dell’intricata vicenda sul futuro di Bagnoli. Con un provvedimento che in molti hanno considerato a sorpresa, i giudici della sesta sezione penale, presieduti da Sergio Aliberti, hanno ordinato una nuova perizia sullo stato dei suoli dell’area ex Italsider, sottoposta a sequestro nell’ambito del procedimento penale per disastro ambientale attualmente in corso.

Le discordanze tra i risultati delle analisi svolte dai consulenti tecnici di parte hanno convinto il collegio giudicante a nominare il perito, che, si auspica, potrà fare finalmente chiarezza sul fatto che una bonifica dei suoli interessati sia stata mai effettuata. La decisione, fondamentale per le sorti del processo, mette però a forte rischio la tabella di marcia stabilita dalla cabina di regia per Bagnoli. Una tabella che, tra l’altro, prevedeva proprio un accordo con la Procura per dare il via libera agli interventi ormai programmati da settimane, e in fase di assegnazione ai soggetti privati tramite le gare bandite da Invitalia.

Evidentemente, le necessità probatorie di un grave processo penale non erano state tenute in debito conto. Del resto, come dare torto all’avvocato Riccardo Polidoro, componente del collegio difensivo degli imputati, quando al Mattino afferma che <<le schermaglie politiche di questi giorni hanno del tutto ignorato il processo penale in corso, dimenticando che la verità si accerta nel giudizio penale e non con una semplice ipotesi accusatoria>>. In effetti, su tutti i media il processo non ha spesso rappresentato che una virgola marginale, nell’ambito del resoconto quasi quotidiano dell’eterna bagarre tra il sindaco di Napoli De Magistris e il Presidente del Consiglio Renzi; si è quasi del tutto trascurato il fatto che, nel frattempo, si stava svolgendo un procedimento per accertare proprio i presupposti di fatto e di diritto che avrebbero legittimato gli interventi della cabina di regia voluta dal Governo. Infatti, il commissario Nastasi è stato nominato sostanzialmente per procedere, nel più breve tempo possibile e con la massima efficienza, alla bonifica dei suoli e alla restituzione dell’area ai cittadini. Tutto ciò, dando per scontato che la stessa bonifica non era stata effettuata quando si doveva; questa era del resto la base dell’ipotesi di disastro ambientale formulata dalla Procura. Se adesso la nuova perizia disposta dal Tribunale dovesse però accertare che la bonifica era stata fatta, compromettendo l’impianto accusatorio, cosa succederebbe? Verrebbero meno (almeno alcuni di) quegli stessi presupposti e l’azione della cabina, bandite ormai le gare per la caratterizzazione dei suoli, sarebbe paralizzata.

Nastasi ostenta sicurezza: <<Su Bagnoli andiamo avanti, il Governo va avanti (…) per chiudere una vicenda che si trascina da anni. (…) qui si applicano le leggi dello Stato, non le dichiarazioni di un sindaco>>. Quest’ultimo riferimento corre alle nuove esternazioni di De Magistris che, nell’ambito di un evento a Venezia Marghera durante il quale si è tenuto un dibattito sul futuro delle “città ribelli” (ospite anche il sindaco di Barcellona Ada Colau) non ha perso l’occasione per stroncare nuovamente il ruolo del commissario di Governo, definito <<un boiardo di Stato, un po’ di centrodestra e un po’ di centrosinistra>>, che Renzi avrebbe <<messo lì come commissario (…) fregiandosi di fare la bonifica dopo 30 anni>>.

Al di là delle consuete schermaglie, è indubbio però che l’iniziativa dei giudici è destinata ad avere ripercussioni immediate. Innanzitutto, contrariamente agli auspici del commissario, si allungheranno inevitabilmente i tempi. La perizia è disposta per l’8 settembre e, nonostante il ritmo elevato imposto al calendario delle udienze, quantomeno inusuale per la giustizia italiana (si parla di una data fissata a settimana), la valutazione del mezzo di prova non sarà semplice. Questo significa che, come si anticipava sopra, anche le iniziative della cabina slitterebbero a data da destinarsi, nonostante in questi giorni siano già scaduti i termini per alcune delle gare bandite da Invitalia. Ma c’è di più: come detto, se il processo dovesse accertare che il reato non sussiste, o almeno non nei termini ipotizzati dalla Procura, si potrebbe giungere al paradosso per cui Bagnolifutura sia in realtà fallita ingiustamente, che l’operato del Comune in merito (De Magistris, per evitare il fallimento, aveva deliberato la famigerata bonifica come a carico del detentore dei suoli, la Fintecna) aveva ancora i crismi della legittimità e che, al contrario, la nomina del commissario disposta dallo Sblocca Italia non era del tutto fondata.

Un invito alla conciliazione è arrivato dal Presidente della Regione De Luca, da sempre sostenitore di un riavvicinamento istituzionale tra i reciproci oltranzismi politici di De Magistris e Renzi: <<Su Bagnoli sento che ci sono nuove polemiche – ha dichiarato a Lira TV – Mi auguro che non ci siano altri conflitti, per passare finalmente alla fase della concretezza e realizzare la bonifica, nel rispetto reciproco tra le istituzioni>>.

Stavolta, però, tra il dire e il fare c’è di mezzo un processo penale.

Ludovico Maremonti

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