Si dice che l’esercito turco, o almeno una sua parte, sia stato formato dal fondatore della Repubblica Atatürk come custode della democrazia e dei valori occidentali, tanto cari al leader repubblicano da imporli anche con l’uso della forza. Ora, al di là del ragionevole dubbio che sorge quando si afferma che l’esercito turco sia da considerarsi come il tutore dei valori fondamentali della Turchia, è noto come l’ingresso in politica di personaggi come Erdoğan e partiti come l’AKP abbia riaperto una spaccatura, forse mai realmente sanata, tra la parte islamica e quella laica della società.

La parte sedicente laica dell’esercite stanotte ha cercato di prendere il potere per deporre il Presidente della Repubblica in carica, reo di aver leso un sistema di valori che questi volevano ripristinare con la forza dei cingolati.

Ore di caos in Turchia, che a partire dalle 23 (ora locale) ha visto una rapidissima evoluzione degli eventi. Carri armati in piazza, poliziotti arrestati dai militari, militari che circondano il Parlamento, spari in aria, blocco dell’aeroporto di lstanbul, spazio aereo sorvegliato da elicotteri, blocco dei mezzi di comunicazione e poi la notizia shock: il Capo di Stato Maggiore rapito dai golpisti che dichiarano di aver ormai sovvertito il governo.

In Siria si festeggia già la fine dell’odiato Sultano, l’Europa e gli Stati Uniti sono in tilt e tardano a prendere una posizione: la Mogherini invita alla calma, Kerry rimane in silenzio e nel frattempo nessuna notizia dal Presidente della Repubblica. Si dice che sia in volo verso un porto sicuro. Va verso la Germania? O forse verso il Regno Unito? Potrebbe atterrare a Roma o forse è già in Qatar? Nessuna reazione da Erdoğan, forse è tutto finito.

L’esercito intanto è sicuro di sé, proclama la legge marziale e raccomanda ai cittadini di rimanere in casa in attesa di sigillare la rivoluzione. Non c’è volontà di distruggere i rapporti con l’Occidente, dicono, va tutto bene. Molti giornalisti iniziano a già a rassicurare gli animi: «Tranquilli, l’esercito turco è democratico, non c’è da preoccuparsi».

Poi il colpo di scena, Erdoğan tira fuori l’iPhone bianco e chatta con la CNN turca: «State sereni, ho ancora il potere. Scendete in piazza, io intanto mi metto al riparo dagli spari».

I telefoni dei cittadini turchi si riempiono delle notifiche degli SMS del Capo di Stato che invita alla resistenza. Il miracolo si compie: in migliaia affollano le strade del paese, non cedono all’esercito e si lanciano in un’offensiva incosciente e per lo più disarmata che sembra destinata a fallire, giacché l’esercito ha dalla sua parte delle armi ben più sofisticate.

Ricordiamo che la Turchia è storicamente un membro della NATO, nonché un grande alleato degli Stati Uniti.

Cala la notte, molti di noi vanno a dormire convinti che, nonostante gli sforzi eroici del popolo turco, il colpo di Stato sia ormai irreversibile.

Il risveglio però è sorprendente:

«È fallito il golpe militare in Turchia. Decine di migliaia di persone sono scese per le strade, sollecitate dall’appello del Presidente Erdogan, e hanno costretto i soldati infedeli a ritirarsi. Tutto questo dopo ore di caos nel Paese in cui ci sono stati scontri a fuoco, esplosioni e decine di morti e feriti. Arrestati 1500 golpisti e rimossi 5 generali e 29 colonnelli»

Così Rainews, l’Ansa e tutti i mezzi di informazione in coro. Il golpe è finito, Erdoğan ha vinto: si concede alla folla di sostenitori che lo accolgono all’aeroporto, annuncia la linea dura contro i golpisti e alcuni deputati dicono che l’ipotesi di pena di morte può essere presa in considerazione. Gli scontri sono continuati anche in mattinata, ma ormai l’Occidente si è stretto attorno al Sultano ormai rinvigorito dalla vittoria.

Notizie dell’ultimo minuto riportano che l’esercito degli “infedeli” è lasciato nelle mani dei sostenitori di Erdoğan che, come ci segnala lo scrittore Bahar Kimyongür tramite la propria pagina Facebook, sono adesso sottoposti a linciaggi e torture.

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Antonio Sciuto

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