Questa di Apple che compra la Formula Uno non è di certo fantamercato azionario del ventunesimo secolo, ma un’informazione che è trapelata dalle penne di un paio di giornalisti che nel settore ci lavorano da tempo. Su una notizia del genere c’è sicuramente da lavorarci, e da capirci qualcosa.

Secondo le indiscrezioni Apple risponderebbe all’identikit del perfetto acquirente che Ecclestone starebbe cercando per cedere la quota di controllo della CVC (la società che dal 2006 è regolarmente in possesso della fetta più grande del business F1). Il suo valore di mercato è attualmente stimato attorno ai 40 miliardi di dollari statunitensi, che un colosso come Apple riuscirebbe a coprire senza problemi. Perché la Apple è la società più ricca del mondo, con una capitalizzazione di oltre 500 miliardi di dollari e perché ha una liquidità in cassa spaventosa: all’ultimo conteggio dichiarato la liquidità netta accumulata di Apple oltrepassava i 200 miliardi di dollari.

In un’epoca, quella di oggi, che per la Formula Uno vuol dire vetture che progrediscono e interesse che regredisce sempre più, entrare in gioco per tentare di avere un ruolo di così grande spessore nel motorsport se ti chiami Apple vuol dire che non lo fai per diletto.

Stando a quanto riportato e supposto da alcune testate giornalistiche, tra cui il Wall Street Journal e la Frankfurter Allgemeine Zeitung, Apple starebbe lavorando ad un’auto. Che molto, ma molto probabilmente sarà elettrica e si porterà da sola (proprio sulla falsa riga dei modelli Tesla che poco tempo fa sono stati oggetto di discussione), e che ovviamente non potrà non essere “smart”, self-controlled.

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Dal web si dice sembri che il Superdome sia andato a letto con una Prius. Il design è azzardatissimo, ma sono previsioni. Che se cominciamo a fare già 4 anni prima del lancio, dovranno pur voler dire qualcosa.

Nessuno in particolare sa come il progetto, che Apple ha segretamente chiamato Titan, stia maturando; è ovvio che Cupertino avrebbe bisogno di stringere un patto con una tra le principali case automobilistiche mondiali per sponsorizzare il prodotto. Indizi in tal senso sono già trapelati da un paio di mesi, con la notizia dell’ingresso nel team dell’ormai ex vicepresidente di Tesla Chris Porritt.

A questo punto, ecco cosa Apple potrebbe farsene della F1. Legare il proprio nome alla Formula Uno significherebbe rafforzarne la credibilità dal punto di vista automobilistico e lanciare sul mercato l’iCar partendo con un grosso vantaggio sulla concorrenza. O forse non solo: magari Tim Cook ha visto più lontano di noi, e ha capito che – se come si dice – i giovani tendono ad allontanarsi dal motorsport, non c’è nulla di meglio che una piattaforma aggiuntiva alle pay-tv per offrire contenuti, crearne di nuovi. Ciò rientrerebbe perfettamente nella necessità che la F1 ha nell’avvicinarsi a fasce di età più basse, meno nostalgiche del vecchio motorsport e meno giustificabili se s’addormentano davanti a un Gp, insomma.

A pensarci, tuttavia, avrebbe avuto molto più senso avvicinarsi alla Formula E e all’elettrico, legare il proprio nome a linee di pensiero ambientaliste e progressiste.Un vero punto interrogativo, che però ci lascia capire che la F1 sta vivendo in un vero e proprio limbo, tra il confermarsi dal punto di vista commerciale e cercare invano di restare attaccati al passato per non perdere l’appeal che ci tiene davanti al televisore.

Come ogni grande rivoluzione, c’è da lavorare prima di deporre il potere. E rendere il cambiamento più indolore possibile, perdere meno seguaci che si può. Be’, le conseguenze sono all’ordine del gran premio e la tentazione di passare ad altro è sempre più forte. Quindi, cara Formula Uno, la strada è già battuta. Devi solo percorrerla, forse la Mela ti darà una mano.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: urbanpost.it

 

 

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Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un'Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.