Trump sceglie Pence per la vicepresidenza

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Trump nella bufera
Trump nella bufera

Trump, che pure aveva lanciato segnali contrastanti, nonostante i timori di alcuni esponenti repubblicani su una possibile marcia indietro del candidato alla presidenza, ha scelto Mike Pence come candidato alla vicepresidenza.

Pence, un ex deputato e presentatore radio, nelle ultime settimane aveva scalato posizioni su posizioni fino ad emergere come il favorito tra i consiglieri di Trump e degli alti esponenti del partito, inclusi il governatore Chris Christie del New Jersey, il senatore Jeff Sessions dell’Alabama e Newt Gingrich, lo Speaker della Camera, per la posizione di vicepresidente.

Uomo di basso profilo conosciuto soprattutto per la sua fede cristiana, il governatore dell’Indiana è considerato fortemente conservatore senza tuttavia abbracciare le posizioni della profonda destra americana, pur avendo sempre espresso posizioni nettamente conservatrici su alcuni argomenti di carattere sociale, come i diritti degli omosessuali e l’aborto.

Pence  che ha 57 anni, fa uso pubblico delle sacre scritture ed è strenuo nemico dell’alcol al punto da dichiarare che, per evitare tentazioni, non frequenta mai luoghi dove lo servono a meno che la moglie non sia al suo fianco è considerato una scelta moderata per la vicepresidenza, una spalla che probabilmente non oscurerà né imbarazzerà Trump e che potrebbe aiutarlo ad ottenere finalmente il supporto di quella parte di elettori conservatori e di establishment del partito che ancora faticano a riporre fiducia nella candidatura del milionario newyorkese.

Ragionamento, questo, confermato dallo stesso Trump nel corso della presentazione ufficiale del candidato alla vicepresidenza: «devo essere onesto, una delle ragioni per cui ho scelto Pence è l’unita del partito».

Pence è noto anche per essersi battuto contro i finanziamenti a Planned Parenthood organizzazione no profit che offre servizi sanitari e riproduttivi a cominciare dall’interruzione di gravidanza  e contro il diritto all’aborto, e per aver firmato nel 2015 una legge sulla libertà religiosa che, ricorda il New York Times, avrebbe portato alla discriminazione di gay e lesbiche, legge che causò proteste anche da parte di aziende, campionati sportivi e lobby che minacciarono di boicottare lo Stato, spingendolo a un compromesso che scontentò entrambe le parti in causa.

«Insieme aggiusteremo l’America e la renderemo di nuovo grande».

Affermazione del candidato repubblicano Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, presentando ufficialmente a New York Mike Pence, che ha sottolineato essere la sua prima scelta per il ticket.

«Accetto il tuo invito a correre e a servire» il Paese, è stata la risposta di Mike Pence che poi ha elogiato lo stesso Trump.

«Donald comprende le frustrazioni e le speranze degli americani come nessuno dai tempi di Ronald Reagan», ha detto Pence che, citando proprio l’ex presidente repubblicano in un attacco sferrato contro Washington come capitale della politica, ha affermato che gli americani sono ormai stanchi che qualcuno dica loro cosa fare. Pence si è quindi “presentato” all’America sottolineando di essere «cristiano, conservatore e repubblicano, in questo ordine» e ha attaccato poi la candidata democratica Hillary Clinton, affermando che una delle ragioni per cui ha accettato la candidatura è «perché Hillary Clinton non dovrà mai diventare presidente degli Stati Uniti».

Dopo aver elogiato Pence per la sua esperienza di governatore dell’Indiana, Trump è poi passato ad attaccare, a sua volta, l’avversaria alle presidenziali di novembre. «Il più grande successo di Hillary Clinton è farla franca, ma ne pagherà il prezzo alle urne», con riferimento allo scandalo delle e-mail della ex segretario di Stato.

Gennaro Dezio

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